Arriva nelle sale con Sony Pictures a partire dal 20 febbraio, il terzo film della saga cinematografica del piccolo orsetto gentiluomo Paddington che questa volta intraprende un viaggio nell’Amazzonia peruviana, paese in cui è nato. Divertente commedia per bambini, Paddington in Perù prosegue la saga ispirata ai racconti dell’autore britannico Michael Bond.
Quando Paddington (doppiato da Francesco Mandelli) scopre che l’adorata zia Lucy è scomparsa, lui e la famiglia Brown si spingono verso le terre selvagge del Perù per cercarla con un unico indizio: un punto segnato su un’enigmatica mappa. Deciso a risolvere il mistero, Paddington si imbarca in un avvincente viaggio attraverso le foreste pluviali dell’Amazzonia ritrovandosi anche sulle tracce di uno dei tesori più leggendari del mondo.
Dopo due film meravigliosi che hanno catturato l’essenza tenera e sbarazzina del famoso orsetto con montgomery blu, Paddington in Perù si allontana dall’atmosfera londinese che tanto aveva contribuito al suo fascino. Questo cambio di scenario porta indubbiamente una ventata di aria fresca, ma altera l’equilibrio della saga, con una trama più incentrata sull’esplorazione che sull’umorismo e sulla commedia familiare che l’hanno resa forte. L’arrivo di un nuovo regista, Dougal Wilson, si fa sentire. Mentre Paul King era riuscito a infondere un tocco di magia e una certa finezza nella scrittura nei primi due film, questa nuova avventura sembra più convenzionale, meno ispirata, nonostante al soggetto abbia lavorato anche King. L’umorismo caratteristico di Paddington è ancora presente, ma più in secondo piano, a favore di una classica storia d’avventura in cui i colpi di scena sono piuttosto prevedibili. La scelta del Perù come ambientazione principale del film è giustificata dalla storia stessa del personaggio. Paddington è nato lì e questo viaggio è l’occasione per scoprire di più sul suo passato e su sua zia Lucy, una figura chiave nel suo percorso di crescita.
L’idea è accattivante, soprattutto perché i paesaggi sono molto belli e ben valorizzati. La giungla è lussureggiante, le vette andine e i villaggi pittoreschi creano uno scenario visivamente ricco che contrasta con le strade di Londra. Ma questo desiderio di cambiare scenario va a discapito dell’essenza stessa del personaggio. Paddington è sempre stato uno straniero che scopre il mondo con un’ingenuità disarmante, lo specchio del bambino che si adatta a un nuovo ambiente. Lontano da Londra e dalla famiglia Brown, questa dinamica si indebolisce. L’esplorazione delle sue origini, pur toccante in teoria, non riesce a trasmettere la stessa emozione delle sue avventure nella capitale inglese. Uno dei punti di forza dei film precedenti era la loro capacità di mescolare umorismo assurdo e tenerezza. Qui la storia a volte si prende troppo sul serio e alcune scene d’azione, seppur ritmate, sembrano staccate dal tono consueto della saga. L’arrivo di nuovi volti conferisce una nuova energia al film, in particolare Olivia Colman nel ruolo di una suora stravagante e Antonio Banderas in quello di un carismatico avventuriero; ma i loro personaggi rimangono superficiali, privi della profondità e del carisma dei precedenti antagonisti. La trama segue il classico schema dei film d’avventura: un viaggio costellato di insidie, la ricerca di un personaggio chiave, incontri eccentrici e pericoli esagerati. Niente di particolarmente originale, ed è qui che il film fatica a convincere. I primi due capitoli sono riusciti a sublimare scenari semplici grazie a una scrittura raffinata e a ingegnose gag visive. Qui, seppure alcuni momenti funzionino, in particolare grazie alla goffaggine di Paddington e al suo amore incondizionato per i panini alla marmellata, l’umorismo è più scontato, e manca di ingegnosità.
Uno dei temi affrontati dal film è quello delle origini e del legame tra passato e presente. L’orso, che ha costruito la sua vita a Londra, si ritrova ad affrontare un dilemma di identità: appartiene ancora al suo paese natale o è diventato un londinese a pieno titolo? Questa messa in discussione avrebbe potuto essere uno dei punti di forza del film, ma rimane troppo superficiale. Nel complesso rimane comunque un film piacevole capace di divertire gli spettatori più piccoli, l’animazione di Paddington conquista sempre grazie al suo musetto dolce e ai suoi adorabili occhioni color nocciola.
In conclusione: Paddington in Perù rimane un piacevole intrattenimento per famiglie, portato avanti da un personaggio sempre simpatico e dall’estetica curata. Ma abbandonando Londra e concentrandosi più sull’azione che sulle emozioni, perde qualcosa di ciò che lo rendeva originale. Il cambio di regista si fa sentire e, se Dougal Wilson padroneggia l’aspetto visivo, non riesce a catturare la magia delle opere precedenti. La storia, pur essendo piacevole, segue uno schema troppo classico e manca di veri risvolti emotivi.
Paddington in Perù è al cinema dal 20 febbraio. Ecco il trailer del film in italiano:















