La leggenda narra che diversi automobilisti siano spariti lungo le deserte e infinite strade americane per mano di un oscuro demone, questo è Passenger. Il nuovo film diretto da André Øvredal, dietro ad un’estetica e una cura registica affascinante, cela una trama decisamente debole e priva di senso, che si fonda su jumpscare e su avvenimenti accennati, ma mai affrontati del tutto, con personaggi completamente privi di spessore. La pellicola sarà nelle sale cinematografiche dal 21 Maggio con Eagle Pictures e Paramount Pictures.
Tyler e Maddie sono una giovane coppia profondamente innamorata che decide di partire per un’avventura on the road, a bordo del loro van trasformato in una vera e propria casa su ruote. Il loro viaggio parte bene, fino a quando un ostacolo gli si para davanti. Assistono ad un raccapricciante incidente, ma decidono comunque di continuare, convinti di essersi lasciati alle spalle quel brutto incontro. Tuttavia, qualcosa è salito a bordo con loro. Una presenza demoniaca si annida nell’ombra, silenziosa e inesorabile. Non si fermerà finchè non li avrà presi entrambi, trasformando il loro viaggio in un personale inferno sulla terra.
Le premesse di Passenger sembrano essere interessanti, ma lo stato di euforia dura ben poco. Un intro inquietante, che getta delle buone premesse per una storia cupa, ma che comincia immediatamente ad arrampicarsi distrattamente sugli specchi, intrecciandosi su se stessa e non arrivando mai ad un dunque preciso. Nel corso della narrazione vengono introdotti diversi spunti, diverse leggende, diverse regole interne, che, però, vengono a mano a mano amalgamate in maniera confusa. Lo stesso demone, o presenza, non ha una vera e propria origin story e non sembra seguire le direttive che la stessa trama impone, ma viaggia su binari paralleli che sono difficili da decifrare. La scrittura è l’enorme problema di questo film, che si riversa anche sulla costruzione dei personaggi. Tyler e Maddie sembrano ripetere dei dialoghi finti, bidimensionali, con battute che rasentano lo stereotipo più triste dei film horror a basso budget, ma volendo porsi come un esempio geniale del genere. Anche il loro rapporto risulta inverosimile, con escamotage poco sensati atti semplicemente a portare avanti in maniera forzata la trama.
Passenger non è un vero e proprio disastro, infatti il comparto tecnico è decisamente da risaltare in questo caso. La fotografia è cupa e ombrosa, trattandosi di una narrazione che si svolge per la maggior parte del tempo di notte, senza luci, o quasi. L’atmosfera è lugubre ed inquietante e funzionerebbe, se non fosse per la sceneggiatura. Interessante anche l’utilizzo del colore rosso, a cui la pellicola attinge più volte nel corso della storia, ad indicare un pericolo imminente, soprattutto nei momenti in cui la luce immerge completamente i personaggi. Anche i movimenti di camera sono ben equilibrati, con un utilizzo di una ripresa a 360 gradi che crea ansia ed inquietudine, poiché l’ambiente intorno ai protagonisti cambia in maniera repentina, senza che nemmeno lo spettatore se ne possa accorgere, poiché avviene tutto al di fuori della cornice dell’inquadratura. La strada e le ruote del van che la percorrono creano attesa e tensione, ma non basta al funzionamento di Passenger.
L’utilizzo spropositato di jumpscare scontati e facili, non gioca a favore di Passenger. Spesso lo spettatore si trova a che fare con inquadrature prevedibili e scontate, come un volto demoniaco che improvvisamente compare in primo piano. Una tecnica che decisamente ricorda i film a basso budget e che, nel 2026, dovrebbe essere in qualche modo modificata o, almeno, non resa così evidente ancora prima che accada. Un tripudio di clichè e scarsa originalità che rovina l’atmosfera così ben posta dall’estetica curata, come se ci fosse stata una certa svogliatezza a livello di scrittura. Un horror che gioca facile, andando a puntare semplicemente sullo spavento momentaneo nel pubblico, quando sarebbe stato preferibile scavare a fondo, creare inquietudine, tenere alta l’attenzione e la tensione. A tutto ciò si aggiunge una presenza debole, che non fa breccia né nel cuore né nelle menti, nessuno in sala potrebbe avere paura di questa creatura.
In conclusione, Passenger è un’occasione sprecata che vive di un profondo dualismo. Se da un lato André Øvredal conferma il suo talento visivo, confezionando un horror atmosferico, cupo e tecnicamente pregevole, dall’altro si scontra con i limiti insormontabili di una sceneggiatura pigra, confusa e fin troppo dipendente da jumpscare superati. Non è un disastro totale, ma nel 2026 lo spettatore ha bisogno di qualcosa in più del solito spavento facile per farsi sorprendere. Un viaggio on the road che partiva con ottime premesse, ma che finisce purtroppo per girare a vuoto, lasciando a bordo solo cliché e personaggi bidimensionali.
Passenger sarà nelle sale cinematografiche dal 21 Maggio con Eagle Pictures e Paramount Pictures. Ecco il trailer italiano:















