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[Recensione] Airboy – Sesso, Droga e Golden Age

  • di Marco Travicelli Sciarra
  • 27 Marzo 2017
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Quando due anni fa Image Comics annunciò questo Airboy ero davvero curioso cosa potesse tirare fuori uno sceneggiatore eccellente come James Robinson da un personaggio così iconico per il mondo fumettistico Americano. Attesi mesi, immaginavo trame, mi aspettavo di tutto, tranne questo, Robinson riuscì a stupirmi con un fumetto, anzi un metafumetto, davvero fenomenale. Dopo ogni numero, però, cresceva in me la triste consapevolezza che, nonostante il nome altisonante dello scrittore, nessuna casa editrice Italiana avrebbe avuto il coraggio di portare quest’opera nel nostro paese, ma mi sbagliavo; Saldapress ha accettato questa ardua sfida e per questo gli va reso onore.

Ma prima di iniziare vi chiederete: chi diavolo è Airboy? Questo nome alla maggior parte dei fan Italiani non dirà un bel niente, ed è comprensibile visto che nel nostro paese, tranne che in sporadici casi, non sono state mai pubblicate le storie dedicate al personaggio. Airboy, alias David Nelson II detto Davy, è un personaggio nato nel 1942, in piena golden age, dalla mente di Charles Biro, Dick Wood e Al Camy, apparve per la prima volta in Air Fighters Comics #2, serie di punta della Hillman Periodicals. Il personaggio era così carismatico da monopolizzare l’intera testata intorno alla sua figura, sin a costringere la casa editrice a trasformare la serie Air Fighters Comics in Airboy Comics, che sopravvisse fino al 1953, ben oltre la fine della golden age. Davy è figlio di un esperto pilota ed a sua volta é un ottimo aviatore che, sotto l’identità di Airboy, pilota il suo aereoplano “Birdie” aiutando gli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale.
Dopo il grande successo riscosso in quel periodo, il personaggio tornò sugli scaffali delle fumetterie Statunitensi nel 1986 quando Eclipse Comics gli dedicò una serie scritta da Chuck Dixon, celebre scrittore che pochi anni prima si era sapientemente approcciato alla figura di Batman, ed illustrata da Truman, Ron Randall e Stan Woch. Dopo diversi anni dalla conclusione di questa serie la Eclipse decise di non rinnovare i diritti di Airboy, così facendo egli (e tutti i personaggi del suo mondo) divenne un personaggio di dominio pubblico.
Negli anni successivi diverse case editrici provarono a resuscitare Airboy, ma nessuno ci riusci, nessuno fino ad ora.

Eric Stephenson, direttore editoriale della Image Comics, contattò James Robinson, proponendogli un’idea, cavalcare l’onda dei reboot riproponendo uno dei personaggi più amati della golden age. James in quel periodo non viveva in buone acque anzi, dopo aver rispolverato uno storico personaggio come Starman (regalandoci uno dei cicli più belli e famosi sul personaggio) ed aver scritto molte celebri storie per la DC Comics, era diventato un po’ il fantasma di se stesso, che riusciva ad accalappiare molti lettori grazie alla sua fama e non per l’effettiva bellezza delle sue opere, un uomo profondamente abbattuto, alle prese con un complicato matrimonio, poi fallito, e con il demone della bottiglia. Era stanco di scrivere storie di supereroi, non voleva più essere “Quello di The Golden Age” o “Quello di Starman”, voleva riprendere in mano la sua vita e la sua carriera, ma si sa per soldi si fa tutto, dunque accettò a malincuore questo lavoro. Ma il reboot di Airboy non fu poi così facile da scrivere, James non aveva idee, volò fino a San Francisco per incontrare Greg Hinkle, il disegnatore che aveva scelto per questo progetto che, tra un bicchiere ed una striscia, lo aiutò a conoscere più da vicino il personaggio di Airboy ed il suo mondo.
Ora vi chiederete, “Ok bravo, sai tutta la storiella ma quando inizi a parlarci della trama?”, bene, questa è la trama di Airboy!

L’approccio adottato da Robinson per dedicarsi a questo personaggio è davvero speciale ed onirico, l’autore ha risalito la cascata, ha affrontato i propri demoni ed è tornato più in forma di prima, mette su carta la sua rottura con il fumetto mainstream e supereroistico, sfruttando Airboy come semplice espediente per poter descrivere al mondo il momento più basso, sia come uomo che come scrittore. Ai lettori piace molto lo “sfondamento della quarta parete” ed il metafumetto e Robinson diventano i temi centrali dell’opera. Ma si sa, James Robinson non è il tipo che fa le cose più scontate, questi espedienti narrativi li troviamo in centinaia di fumetti, non è di certo una novità, la novità sta nell’uso che fa l’autore di queste tecniche. Infatti Airboy è un metafumetto rovesciato, non è il mondo reale ad essere oggetto di riflessione ma bensì il mondo inventato, portando alla triste conclusione che l’uomo è troppo distante dagli idoli che crea, non potrà mai arrivare nemmeno a sfiorare quel livello di perfezione e integrità morale, perché l’essere umano è troppo egoista e corrotto e la sua (ed anche nostra) realtà fa decisamente schifo. Anche lo sfondamento della quarta parete qui viene impiegato in un modo molto particolare, i due autori ci mostrano il loro surreale incontro con il personaggio, così facendo Robinson non mette in bocca a Airboy parole che vanno a riferirsi direttamente al lettore, come accade in un classico sfondamento della quarta parete, bensì é proprio lui, come autore e personaggio attivo nell’opera, a parlare al personaggio.

Questa brillante sceneggiature viene accompagnata dalle ispiratissime tavole di Greg Hinkle, un disegnatore molto famoso nel circuito indipendente Americano, che qui da il meglio di se riuscendo ad inquadrare alla perfezione l’anima del fumetto. Il fumetto è arte sequenziale ed in quanto tale ha bisogno di disegnatori così freschi ed efficaci, altrimenti anche la trama più brillante risulterebbe poco convincente. Il disegno solido ed a tratti grottesco di Hinkle, è sostenuto da una grande maestria nello storytelling e soprattuto nell’utilizzo del colore. Mai come in Airboy la scelta del colore è stata così determinante per la buona riuscita dell’intera opera. Sappiamo bene che ad ogni emozione viene collegata una determinata tonalità di colori che, se ben accostati, generano una reazione nello spettatore, questo Hinkle lo sa bene, infatti sceglie una palette di colori ben precisa per rappresentare le diverse ambientazioni ed i diversi personaggi. Visto che Robinson definisce il mondo reale come piatto, la colorazione di questo mondo e dei personaggi che lo compongono risulta per l’appunto piatta e monocromatica, a contrario il mondo fumettistico ed i suoi eroi sono ricchi di colori sgargianti ed accesi, a tal punto che quando i nostri due protagonisti vi entrano risultano una massa di colore disturbante che va a contaminare l’armonia di quel luogo.

L’edizione di Saldapress è davvero ottima, al prezzo di 14,90€ abbiamo un brossurato da 120 pagine interamente a colori che, oltre ai quattro numeri di Airboy, presenta anche diversi contenuti extra non di poco conto, come l’introduzione di James Robinson, studi dei personaggi, alcune pagine della sceneggiatura e dei step-by-step chemostrano il processo di realizzazione delle tavole, dalla matita ai vari livelli di colorazione. L’adattamento è molto fedele all’originale e non presenta censure di alcun tipo. Io per quanto adori quest’opera avrei tanto desiderato un bel cartonato, ma comprendo e condivido in pieno la scelta di Saldapress. Portare quest’opera in Italia era già un azzardo, proporla anche in un formato di lusso avrebbe inciso molto sulle vendite e sulla portata di pubblico che Airboy avrebbe avuto.

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