[Recensione] Black Panther – Il Marvel Cinematic Universe ha un nuovo Re

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Black Panther

Black Panther è un film del 2018 diretto da Ryan Coogler, sequel di Capitan America: Civil War e diciottesimo capitolo del Marvel Cinematic Universe.

Arrivati ormai verso la parte finale della Fase Tre del grande progetto del MCU, è curioso constatare quanta strada si è percorsa da Thor ed Iron Man, e quali incredibili progetti la Marvel abbia proposto nel corso degli anni. Con Black Panther, la casa di produzione in mano a Disney propone un personaggio gia’ di successo, ma sotto una nuova luce e all’interno di una storia che si allontana molto da quella del classico canone dei film d’azione d’avventura hollywodiani recenti.

Dopo gli eventi di Capitan America: Civil War, il principe T’Challa (Chadwick Boseman) fa ritorno in patria, la nazione africana super-avanzata del Wakanda, per prendere ufficialmente il posto del defunto padre T’Chaka (John Kani) come sovrano. Lungo la strada per il ritorno assieme alla fida collaboratrice Okoye (Danai Gurira), generale delle Dora Milaje, T’Challa si ricongiunge con familiari ed amici come la spia Nakia (Lupita Nyong’o), sua antica fiamma, il saggio sciamano Zuri (Forest Whitaker), la regina madre Ramonda (Angela Bassett) e la sorella Shuri (Letitia Wright), giovane mente brillante a capo di molte delle tecnologie del regno.
Deciso a porre fine alle sue incertezze, e quelle dei suoi avversari, sulla sua posizione di Re e di Black Panther, T’Challa si metterà sulle tracce del ladro di vibranio Ulysses Klaue (Andy Serkis), uno dei criminali più ricercati del regno, per consegnarlo nelle mani del popolo e porre fine ad uno capitoli più oscuri della sua nazione. Ma il passato tornerà a tormentare Black Panther ed i suoi cari quando Erik Killmonger (Michael B. Jordan), un associato di Klaue con un passato sanguinoso legato al Wakanda, farà la sua mossa contro il regno, rischiando di trascinarlo allo scoperto verso una guerra mai vista che potrebbe coinvolgere tutta l’umanità.

Con Black Panther, i Marvel Studios continuano la loro politica di diversificazione dei brand intrapresa negli ultimi anni, portando a casa un film d’avventura forse non perfetto, ma ricco di stile e di sostanza.
La storia raccontata da Ryan Coogler e Joe Robert Cole spazia tra i generi, passando dal film di spionaggio all’avventura fantasy. Il vero protagonista della vicenda è indubbiamente il Wakanda, l’utopia super avanzata nel cuore del continente Africano, portata alla vita con maestria dai dipartimenti di design del film. Black Panther prende il suo tempo per esplorare varie location dell’immaginario reame; gli scorci delle sue location di punta; i costumi e le differenze ideologiche delle sue tribù e dei suoi abitanti, come i feroci Jabari, condotti dal possente guerriero M’Baku (Winston Duke), o la Tribù del Confine, una elite di guerrieri a difesa del regno guidata dal consigliere reale W’Kabi (interpretato dall’ottimo Daniel Kaluuya di Get Out).

Nonostante l’atmosfera futuristica, Black Panther ha una base di realismo ed umanità radicata all’interno dei suoi personaggi che è la sua vera forza. Il film ha numerose scene d’azione e momenti di pura adrenalina, ma spesso è nelle semplici scene di dialogo che il film brilla di più, mostrando le emozioni contrastanti dei personaggi, i loro conflitti interiori e il peso delle scelte che devono arrivare a compiere. Pur rimanendo un film d’intrattenimento, Black Panther non ha paura di toccare tematiche sociali e questioni politiche piuttosto sensibili, specialmente nei nostri tempi, come l’apertura dei confini e l’aiuto umanitario all’estero, temi che T’Challa si troverà spesso ad affrontare e discutere, oltre che la lotta di classe e la condizione di oppressioni di africani ed afro-americani nel mondo, vista dall’ottica di Erik Killmonger, che vede nel Wakanda un monumento all’ipocrisia e una chiave per ribaltare la lotta sulle strade.

Il cast del film è incredibilmente solido, e anche se alcuni attori come Angela Bassett e Forest Whitaker non hanno lo screentime adeguato per brillare quanto avrebbero dovuti, il parco di comprimari del film è davvero memorabile. In particolare, Danai Gurira e Letitia Wright, nei panni di Okoye e Shuri rispettivamente, danno vita a due personaggi importantissimi nella vita del Re T’Challa, che fungono da spalle ma che hanno la possibilità di brillare anche per conto loro.  Andy Serkis e Erik Killmonger dividono il film con due villain ottimi, estremamente agli antipodi: dove Ulysses Klaue, interpretato con un Serkis in formissima,  è un personaggio folle, disinteressato e quasi comico, il Killmonger di Jordan è un personaggio feroce e spietato, un rivoluzionario carico di odio ma anche di profonda tristezza, e che riesce a rubare la scena al protagonista in tutte le sue (ahimè, poche) apparizioni.
Per quanto riguarda l’aspetto tecnico il film non sfiora interamente l’eccellenza: la regia di Ryan Coogler è solida, specie nelle scene d’azione più concitate, ma alle volte il montaggio del film è fin troppo frenetico, e la pellicola salta spesso salta da una scena ad un altra senza un vero e proprio intermezzo, smorzando alle volte eventuali risultati drammatici.
Il reparto degli effetti speciali si dimostra solido, spesso artefice di scorci e scenografie lussureggianti tra le più belle viste finora nel MCU, ma ci sono qua e la delle sbavature già’ evidenti in alcuni trailer, dove gli effetti risultano buoni ma eccessivamente “cartooneschi”.  Questi difetti però non influiscono sulla visione generale della pellicola, che rimane comunque uno spettacolo per gli occhi e per la mente, e che non fara’ fatica ad intrattenere ed emozionare.