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[Recensione] Divinity 1 di Matt Kindt e Trevor Hairsine

  • di Nicolò Beretta
  • Luglio 14, 2018
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Divinity

Torniamo ancora una volta a parlare del Valiant Universe, facendo stavolta un piccolo passo indietro rispetto alle serie già trattate di X-O Manowar e Bloodshot Reborn, precisamente al 2015, quando lo sceneggiatore Matt Kindt ha dato vita ad un nuovo personaggio per la casa editrice americana: Divinity.
Già il solo nome conferisce una certa “aura” di potere al nostro protagonista, a metà tra Steve “Capitan America” Rogers e il Dottor Manhattan di Watchmen. Torniamo ancora più indietro, nella Mosca del 1941, quando un infante viene abbandonato davanti alla porta di un importante politico russo. Allevato con il nome di Abram Adams, il ragazzo viene cresciuto come un militare, ottenendo ottimi risultati in qualsiasi tipo di test a cui viene sottoposto. La sua occasione si presenta quando viene selezionato per partecipare ad un progetto segreto volto all’esplorazione e alla conquista dello spazio, superando quindi l’America, lasciandolo per ben 30 anni fra le stelle. I suoi istruttori fanno di tutto affinchè non sviluppi alcun tipo di legame sentimentale, rimanendo concentrato sulla sua missione, non riuscendo però ad impedire che Abram, in segreto, si trovi una compagna, che rimane incinta proprio poco prima che lui parta per la sua missione…
Anni e anni dopo, una navicella si schianta sulla Terra, riportando sul nostro pianeta Abram. Scopriamo che il suo viaggio nello spazio lo ha profondamente cambiato: non solo ora è dotato dell’incredibile potere di alterare il tempo e lo spazio a suo piacimento, ma anche di una nuova consapevolezza, più ampia, che gli permette di vedere il mondo come dovrebbe essere (o come lui vorrebbe che fosse). Come reagiranno gli eroi della Terra? Come possono anche i più potenti difensori del nostro pianeta avere la meglio su un essere così potente?
Procedendo saltando fra il passato e il presente, Matt Kindt ci racconta la genesi e la “venuta” di questo potentissimo eroe sulla Terra, visto, come dice il suo nome, come una vera e propria divinità, in quanto in grado persino di dare pace a chiunque voglia, e per questo da vita (forse inavvertitamente) ad un vero e proprio culto. La ridondante similitudine con la religione cristiana torna anche nella scelta stessa del nome con cui Abram Adams è stato cresciuto, battezzato infatti sia con il nome del primo degli uomini, sia con quello della guida dei cristiani in uno dei periodi più bui della loro storia, come forse sarebbe dovuto essere lui stesso per il popolo russo partendo per la sua missione. Egli desidera unicamente fare del bene, guarendo il mondo secondo la sua visione, arrivando anche a riscrivere il libro della storia, paragone non casuale, perché è esattamente in questo modo che Divinity vede la storia del mondo e di ognuno dei suoi abitanti. Ma anche le pagine di un libro possono avere dei limiti, limiti con cui Abram dovrà scontrarsi quando si tratterà della propria felicità e delle proprie responsabilità, ricordandogli la sua umanità, seppellita sotto i suoi poteri illimitati. Trattandosi di una storia calata nel mondo della Valiant, seppur di azione da fumetto supereroistico non ce ne sia molta, non mancheranno ovviamente di apparire anche gli eroi dell’organizzazione Unity.

A dare forma al personaggio di Matt Kindt e alle sue origini è stato il disegnatore britannico Trevor Hairsine. Non si tratta, e qui ci tengo a sottolineare che quello che segue è un parere personale, di un disegnatore eccellente, anzi, sfogliando il volume ci sono diverse “imprecisioni” o dei dettagli che fanno storcere il naso, in modo particolare per quanto riguarda la fisionomia dei personaggi. Detto questo però, ci sono altrettante tavole decisamente meritevoli, almeno per quanto riguarda la loro struttura: nel complesso dunque non si tratta di un lavoro insufficiente.
Star Comics ci tiene come sempre a pubblicare nei suoi volumi anche una discrete dose di contenuti extra, come bozze delle tavole e delle copertine, interventi ed interviste. La storia di Divinity comunque non si ferma qui, anzi, proprio come una saga cinematografica promette, nei suoi sequel, di approfondire il passato e il future dei suoi personaggi, riservandoci senza dubbio qualche colpo di scena.


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