Hulk: Grigio è una miniserie in 6 numeri di Jeph Loeb e Tim Sale che si inserisce nel progetto tematico “Colors“, ossia una quadrologia di miniserie con protagonisti alcuni dei più importanti supereroi Marvel, dove il colore presente nel titolo si lega ad un particolare periodo della storia editoriale di quel personaggio.
Come si evince dal titolo, Hulk: Grigio si colloca agli inizi della storia del Golia Verde, quando Banner non aveva ancora compreso la natura di Hulk e, cedendo alla rabbia, si trasformava in un mostro dalla pelle grigia.
L’incipit della storia è semplice: dopo la morte di Betty Ross, Bruce Banner si reca dall’amico e psicologo Leonard Samson per elaborare la perdita dell’amore della sua vita. In una triste giornata di pioggia, i due ripercorrono l’incidente gamma e gli attimi successivi alla nascita di Hulk che hanno trasformato la vita del Dottor Banner in un incubo senza fine, mentre Betty piange la morte dell’amato Bruce nell’esplosione e il generale Ross inizia la sua prima caccia al mostro che diventerà la sua ossessione.
Jeph Loeb parte esattamente da quell’incidente e catapulta il lettore dritto nella mente di Banner, pervasa da paura, torpore e rabbia, sentimenti che scatenano e alimentano la trasformazione di Banner in Hulk. La versione della gigantesca creatura che vediamo successivamente alla prima trasformazione è spaventata e incapace di formulare pensieri articolati: Hulk è un neonato dalla grandissima stazza e dalla possenza inquietante guidato dall’istinto di sopravvivenza, braccato per il deserto del Nevada dall’esercito degli Stati Uniti contro il quale si scontrerà più volte al fine di “essere lasciato solo”. Come tutti i Marvel Colors anche Hulk: Grigio si concentra molto sull’introspezione, mettendo a nudo i sentimenti del protagonista dandogli una dimensione ancora più umana di quella che contradistingue gli eroi Marvel. Non è tanto importante quello che fa Hulk o quello che “spacca” quanto più quello che Banner ricorda di quel periodo, un periodo fumoso ed indistinto come buona parte delle sue trasformazioni ma allo stesso tempo un periodo più semplice per lui, ancora non pubblicamente identificato come il golia verde. Hulk/Banner si muove su una linea grigia della legge, una linea che il buon dottore non crede possa esistere ma che è proprio quella in cui spesso si fanno ricadere le azioni del suo mostruoso alter ego. A volte eroe, a volte macchina di distruzione, in quel periodo così semplice Hulk era semplicemnete un “neonato” alla ricerca del suo posto nel mondo e non un mostro dalla rinomata spietatezza come verrà dipinto dal Generale Ross, il vero mostro ma con fattezze umane. Loeb non ritrae però solo Banner e la sua nemesi, ma anche il suo amore, Betty; la ragazza è turbata, sta attraversando le 5 fasi del lutto eppure continua ad essere, anche quando lui è Hulk, l’unica cosa gentile e premurosa della vita di Bruce, un fiore che è stato calpestato troppe volte dal padre e dalle tragedie che l’hanno colpita: come il suicidio della madre, evento non spiegato ma suggerito attraverso i dialoghi e attraverso inquadrature di particolari medicine.
Tim Sale come al solito si è dimostrato di una bravura straordinaria. Il suo Hulk riesce ad essere totalmente l’opposto di quello che è Banner, un mingherlino e brillante scienziato mentre il primo una creatura possente e potente con poco cervello ma tanti muscoli. Inoltre Sale riesce non solo a dare una sua interpretazione convincente della dualità di Hulk/Banner ma anche ad aggiungere, grazie ai colori splendidi di Matt Hollingsworth, un particolare che fuga ogni dubbio sul come e perché Banner sappia cosa fa Hulk, quando si Hulkizza: gli occhi. I verdi occhi del mostro sono malinconici e non appartengono ad una creatura tanto mostruosa, no, quelli sono gli occhi di un uomo buono, distrutto dalle avversità della vita, colmi di bontà e di voglia di cambiare il mondo, magari con metodi meno convenzionali. Seppur mero accessorio, Sale realizza tavole dal forte impatto action per sottolineare la crescente forza distruttiva della creatura, senza però togliere spazio al racconto dei personaggi, i quali si raccontano tramite i baloon e vignette senza didascalie di sorta, lasciando che sia l’arte di Sale a parlare per loro.
Hulk: Grigio è un piccolo gioiello dei Marvel Colors, uno dei titoli di cui si parla di meno nella vita editoriale del personaggio ma il miglior prodotto per neofiti e per fan del Gigante di Giada. Rendendo omaggio alle classiche storie di Stan Lee e Jack Kirby, Hulk: Grigio aggiunge qualcosa di nuovo al personaggio, piccoli dettagli del passato del Dottor Robert Bruce Banner come il rapporto con il padre, i ripensamenti sulla bomba gamma, il preesistente rapporto con Tony Stark, rendendo ancora più ricco e umano l’affresco della “più grande mente del nostro tempo”.
Hulk: Grigio è stato recentemente ristampato da Panini Comics in una edizione cartonata al costo di 19€ insieme ai Marvel Colors: Spider-Man Blue, Devil Giallo e Capitan America Bianco.
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