December 9, 2018
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[Recensione] Dylan Dog #383 – Profondo Nero di Dario Argento e Corrado Roi

  • di Luca Vania Tulumello
  • 2 Ago 2018
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Ci sono voluti ben trentadue anni, ma alla fine Dylan Dog, l’indagatore dell’incubo di casa Bonelli e Dario Argento, il maestro del cinema horror italiano si sono finalmente incontrati e lo hanno fatto nel numero 383 di Dylan Dog, uscito ad Agosto 2018 nelle edicole italiane.
È singolare effettivamente che due figure così simili, seppur realmente esistente l’una e solo una volta al mese attraverso le pagine del fumetto a lui dedicato l’altra, abbiano incrociato le loro strade soltanto adesso, ma forse non è un caso. Roberto Recchioni infatti, curatore della testata di Dylan Dog dal 2013, sta finalmente giocando le sue carte migliori, portando nuove idee, nuovi autori e una ventata d’aria fresca alle storie dell’inquilino più famoso di Craven Road.
Quando sopra dicevamo che è singolare che Dario Argento e Dylan Dog si siano incontrati solo adesso era perché i due hanno rappresentato e rappresentano tutt’ora i più riconosciuti esponenti della narrazione orrorifica del nostro paese e hanno tantissimi punti in comune nella loro poetica. Già nel 1986 infatti, Tiziano Sclavi, il creatore di Dylan Dog, si ispirò ad una caterba di film horror degli anni settanta e ottanta per la creazione del suo più noto personaggio e per l’universo narrativo nel quale sarebbe vissuto, e tra le varie e più forti influenze dello scrittore vi era proprio il regista Dario Argento, già autore di film come L’Uccello dalle piume di cristallo, Profondo Rosso, Suspiria e Inferno. Il cinema di Dario Argento, profondamente rivoluzionario negli anni settanta in Italia e non solo, ha come suoi punti fondamentali i temi dell’assurdo e del bizzarro che coesistono sotto forma di bellezza e bruttezza all’interno degli esseri umani, il tutto magistralmente amalgamato a fotografia e musiche curati nei minimi dettagli. Si basti pensare a film come Tenebre o Profondo Rosso, piuttosto che a tutta la cosidetta trilogia degli animali per capire quanto questi temi siano centrali per la poetica del regista. Discorso simile potrebbe – e a nostro avviso dovrebbe – essere fatto per Dylan Dog, il quale ha sempre rappresentato l’animo inquieto e malinconico del suo creatore e che indaga incubi e misteri che nella maggior parte dei casi sono sempre più terreni e vicini a noi di quanto si possa immaginare o addirittura temere. Johnny Freak, Dopo Mezzanotte, Attraverso lo specchio o Inferni sono solo alcuni degli straordinari albi dell’Old Boy dai quali traspare più chiaramente il legame che il personaggio ha con i temi sopra citati.
Parlando adesso più nello specifico dell’albo in questione protagonista dello storico incontro tra l’universo di Dylan Dog e Dario Argento, Profondo Nero è un albo che ha al suo interno tutti i temi cari sia all’autore che al protagonista. Dylan si ritrova, a causa di un problema burocratico con l’auto, a visitare una mostra BDSM (Bondage & Disciplina, Dominazione & Sottomissione, Sadismo & Masochismo) nella quale si innamora, a prima vista come al solito, di una modella, la quale si scoprirà successivamente essere scomparsa in circostanze misteriose e spetterà a Dylan Dog indagare nel passato di Lais e scoprire il mistero della sua sparizione. La storia mischia in più punti la dimensione reale con quella onirica e del fantastico. L’intreccio poi è di tipica fattura Argentiana, con la storia che pare avviarsi alla conclusione per poi sorprendere il lettore con un ulteriore colpo di scena inaspettato.
Lo stile del regista romano si fa sentire all’interno dell’albo anche e sopratutto per la forte natura thriller della storia, capace di diventare horror per via dell’orrore che le situazioni suscitano al lettore e per la possibilità che esse possano tutto sommato esistere anche al di fuori delle pagine di un fumetto. Argento non rinuncia però all’indagare l’assurdità che fa parte degli esseri umani e per farlo analizza la complessa e affascinante dinamica che esiste tra piacere e dolore, nel caso specifico sfruttando come fattore narrativo personaggi appartenenti al panorama BDSM. Lais infatti è una donna molto fragile e innamorata del dolore. Una persona che pensa di meritare il male e con un passato oscuro alle spalle. Esaminandolo da un punto di vista più strettamente tecnico, l’albo sceneggiato da Stefano Piani e Dario Argento sulla base del soggetto ad opera soltanto di quest’ultimo, è un buon fumetto, un numero di Dylan Dog come tanti altri. La scrittura della sceneggiatura e dei dialoghi è buona e la regia fa il suo dovere, divenendo meno chiara soltanto in alcuni passaggi più concitati, ma bisogna tenere a mente che è la prima volta che Argento si cimenta col media fumetto e il risultato finale è tutt’altro che cattivo. Ottimo è invece l’intreccio narrativo, nel quale ovviamente Argento si muove in un terreno a lui più favorevole.
Pochi sono i commenti da fare al versante visivo dell’opera. Corrado Roi, come dichiarato già da Recchioni nell’editoriale dell’albo, era una scelta praticamente obbligata per raccontare attraverso i suoi disegni questa storia, e un artista navigato come Roi non ha ovviamente deluso le aspettative. Il suo tratto realistico, scuro e tetro si adatta alla perfezione alle atmosfere della storia e alla precisione necessaria per rappresentare nel migliore dei modi i volti e le espressioni dei personaggi in una vicenda dove il dolore è così tanto importante. Da segnalare anche la bellissima copertina di Gigi Cavenago che presenta un particolare effetto lucido e patinato, novità assoluta per le copertine della testata regolare dedicata all’indagatore dell’incubo.
In definitiva Dylan Dog #383 è un’albo straordinario per l’importanza che lo riveste dato il calibro gli autori coinvolti e per la corsa al numero 400 di cui Profondo Nero fa ormai parte. Profondo Nero però è anche un albo di Dylan Dog che alla fine della fiera risulta normale, un albo che non brilla particolarmente per originalità o estro visivo ma che racconta una buona storia e la racconta bene. Lontano dall’essere un capolavoro, Profondo Nero è “soltanto” un buon fumetto, e ciò non è certamente male.

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