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[Recensione] Marvel Legacy – L’eredità della Casa delle Idee

  • di Alberto Tollini
  • Aprile 22, 2018
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Con la fine di Secret Empire, in maniera simile a quanto effettuato dalla DC con il Rebirth, la Marvel recupera la sua eredità (ri)proponendola al pubblico di oggi, attuando una sorta di “rilancio” del suo universo che trova nuova linfa nel riportare in auge quegli elementi cardine che hanno distinto e caratterizzato i suoi personaggi in più di 50 anni di storie. Il primo tassello di questo nuovo e articolato mosaico è Marvel Legacy,  one shot scritto da Jason Aaron (Thor, Southern Bastards) e illustrato principalmente da Esad Ribic (Thor, Secret Wars) e Steve McNiven (Civil War, Old Man Logan) con il contributo di diversi guest artists (Jim Cheung, Chris Samnee ecc.), edito da Panini Comics in un elegante volume cartonato.

Facendo ruotare il fumetto attorno al concetto di eroismo e di eredità (fumettistica e non), sottolineati dalla presenza costante di una misteriosa voce fuori campo, Aaron tenta di incastrare più storyline che plasmeranno il futuro Marvel Universe. La parte principale vede l’introduzione degli Avengers of 1,000,000 BC, formazione preistorica dei Vendicatori composta da Fenice, Black Panther, Iron Fist, Starbrand, Agamotto e Ghost Rider (a cavallo di un mammut) e capitanata da un giovane Odino, pronta a fronteggiare la minaccia dei celestiali (riesumati casualmente nell’anno del centenario di Kirby). L’azione viene bruscamente interrotta ritornando ai giorni nostri, dove uno Starbrand non proprio lucidissimo si scontrerà con Robbie Reyes, a.k.a. Ghost Rider, in Sud Africa, luogo strettamente connesso al flashback preistorico, mentre Loki assieme ad alcuni giganti di ghiaccio è alla ricerca di una nuova fonte di potere. Inoltre, il tutto è intervallato da sequenze, della durata di poche pagine o addirittura di singole vignette disegnate da diversi artisti Marvel, che fungono da teaser per presentare le molteplici situazioni che il lettore troverà sulle pagine delle serie della Casa delle Idee.

Essendo uno starting point, l’obbiettivo di Legacy è mostrare al pubblico l’attuale status quo degli eroi del Marvel Universe. Tra graditi e inattesi ritorni (vedi Steve Rogers e la reunion di due dei Fantastici Quattro) e l’incombenza di terribili minacce (Mangog, Norman Osborn ecc.. ), Aaron e i vari team creativi coinvolti in Legacy, stuzzicano la curiosità del lettore, fornendo al neofita un quadro completo del MU e spronando il lettore navigato a provare qualcosa di nuovo. Per quanto gli Avengers preistorici siano un’idea interessante e ben caratterizzata, la sceneggiatura di Aaron, fortemente limitata dalla natura introduttiva dell’albo, risulta poco ispirata, frammentaria e i forzati nonché continui cambi di scena portano a una narrazione confusionaria e poco organica, a differenza del Rebirth della Distinta Concorrenza. In più, a “causa” dei sei/sette mesi che ci separano dalle pubblicazioni americane, i due big reveal presenti nel volume perdono quel pathos che originariamente dovevano suscitare essendo ormai già stati ampiamente spoilerati al pubblico italiano.

Fortunatamente, la prova di Esad Ribic è come sempre maiuscola: le tavole del disegnatore croato rubano la scena, soprattutto nelle sequenze preistoriche, dove il character design del gruppo dei proto Avengers colpisce subito l’immaginario del lettore, divenendo memorabile. La prova di McNiven è buona, non una delle più incisive del canadese, che però risente anche dei colori di Matthew Wilson che non si sposano al meglio, appiattendo un po’ il tutto.

Concludendo, Legacy riesce, forse non nel migliore dei modi, nel suo obbiettivo di punto d’inizio ideale per nuovi e vecchi lettori, colpendo la curiosità dei primi e facendo leva sulla nostalgia dei secondi, esaltando il passato dell’Universo Marvel e proiettandolo al futuro.

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Per gli amici Tollo, ha un debole per gli eroi in tutina Marvel e DC dal luglio del'92. Crescendo scopre Frank Miller e Grant Morrison che gli cambiano il modo di intendere il fumetto e da allora professa instancabilmente la loro parola. Districandosi tra una recensione e un'intervista, sperperà metà del suo stipendio per seguire ogni singola serie di Rick Remender.
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