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[Recensione] Marvel’s Agents of SHIELD Stagione 4 – Vendetta e Robot

  • di Luca Brindani
  • 24 Maggio 2017
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E’ terminata questa settimana la Quarta Stagione di Marvel’s Agents of SHIELD con “World’s End”, un finale tutt’altro che perfetto ma che chiude una stagione che ha segnato tanti cambiamenti per la serie di casa ABC e Marvel Television.

Innanzitutto questa stagione ha segnato un cambiamento a livello strutturale molto interessante e sicuramente gradito per tutti quelli che hanno creduto nella serie e che la seguivano da anni, la divisione in archi narrativi, proprio questo ha aiutato decisamente la fruizione di questa Quarta Stagione.

Infatti Jed Whedon e gli altri showrunner decidono di dividere la stagione in tre atti ben distinti che però procedono tutti in modo lineare e costruiscono a fasi il finale di stagione, dove collimano tutte le trame e che è ad alta densità di azione.

Phil Coulson (Clark Gregg) e gli altri agenti dello SHIELD: Fitz (Iain De Caestecker), Simmons (Elizabeth Henstridge) , Daisy (Chloe Bennet) , Mack (Henry Simmons) e anche May (Ming na Gwen) non hanno mai avuto la vita facile tra HYDRA,Inumani ed esercito ma quest’anno hanno dovuto affrontare di tutto dalla Magia, ai robot alle realtà virtuali che tentano di ucciderli, insomma non si può dire che rimangano con le mani in mano al buon vecchio QG.

Ghost Rider & La Magia

Il primo arco narrativo, Ghost Rider , vede il team di Coulson doversi riprendere da molti cambiamenti che hanno scombussolato l’assetto, come gli accordi di Sokovia, la sempre più ridente popolazione Inumana che si risveglia nel mondo , il nuovo direttore dello SHIELD e Daisy ora ricercata a livello nazionale.

Come se non bastasse a Los Angeles iniziano ad apparire dei cadaveri di criminali, opera del cosiddetto Ghost Rider e una potentissima magia oscura si sta risvegliando per cercare un artefatto magico, il Darkhold.

Questo arco segna l’entrata di prepotenza della magia e dell’occulto anche nella parte Televisiva del Marvel Cinematic Universe, aggiungendo seppur leggeri accenni a tutto quello che vi è ben oltre la Terra e la realtà stessa.

Il Ghost Rider di Gabriel Luna non è altro che Robbie Reyes, l’ultima incarnazione fumettistica e si può dire che nel mood generale settato da Jed Whedon e dagli altri showrunner per la serie funziona benissimo ma sono evidenti le varie combinazioni e contaminazioni di questa versione televisiva del personaggio dalle altre identità del Rider(come Johnny Blaze e anche Danny Ketch), ci viene anche dato accenno all’esistenza di altri spiriti della vendetta, ma purtroppo o per fortuna, dipende come la si vuole vedere non si sente più altro in merito.

Queste prime 8 puntate non solo ci regalano un personaggio figo come lo Spirito della Vendetta e portano a compimento il percorso di Daisy Johnson/Quake come eroina e mettono in moto vari scenari che vanno ben oltre la ricerca del misterioso Darkhold , che fa da fulcro a questa linea narrativa.

La questione LMD, Cani da Guardia e ovviamente anche la questione Inumana stavolta approcciata ad un livello più “politico” fanno parte di questo arco come la stessa magia. 

C’è anche da apprezzare la voglia di diversificare che da questo inizio di stagione traspare con l’introduzione di personaggi nel cast regolare come Holden Radcliffe(John Hannah) ,Aida(Mallory Jansen) e lo stesso direttore Mace(Jason O’Mara) , che funzionano e mettono i vari componenti dello SHIELD sotto una luce diversa.

Inoltre proprio l’inserimento di questi personaggi rende meno frammentate le storie e le relazioni personali tra gli agenti risultano quanto più efficaci e divertenti da vedere, per esempio i siparietti tra Radcliffe e Fitz aggiungono ancora più complessità al personaggio di Leo che risulta sempre più umano e meno stereotipato e che vedrà in generale un’ulteriore maturazione ad andare alla fine della stagione. 

Insomma un classico arco di presentazione con tanta buona azione, come mancava da tempo.

SHIELDLMD , Dilemma della vita Robotica & il pericolo Inumano

Dopo che Avengers: Age of Ultron aveva in maniera plateale fallito nel portare su schermo il dilemma della vita o non vita di un essere robotico a compensare ci pensa Agents of SHIELD con un arco narrativo che esplora la creazione di questi Life Model Decoy e presenta una sorta di presa di autocoscienza degli stessi, ponendosi come seguito non ufficiale della pellicola del 2015. I robot guidati da Aida, passata al lato oscuro, grazie al Darkhold , dimostrano quanto possono essere sia pericolosi quanto vulnerabili come esseri umani, gli stessi LMD. Essi imitano la vita e di conseguenza anche la fragilità della stessa psiche umana è insita in loro, risultano come esseri umani, il prodotto del loro ambiente.

Di pari passo a questo male segreto, Daisy e il team devono fermare i pericolosi Cani da Guardia e le loro mire di sterminio nei confronti della popolazione Inumana di tutto il pianeta.

Questa seconda parte è più breve(solo 7 episodi) ma non meno interessante, infatti come parte del trittico di storie presente in questa stagione è probabilmente quello che più si avvicina a quello che è stata la serie negli anni e che molti stavano apprezzando nonostante chiedessero un cambiamento.

L’azione supereroistica improntata a trame spionistiche e nemici che si muovono nell’ombra nascosti dietro a facciate di rispettabilità e autorità.

Questo arco vede anche la rivelazione del pericoloso, Anton Ivanov, interpretato da Zach McGowan , un magnate russo che vive recluso dal mondo e considera gli Inumani una minaccia per la sicurezza mondiale, e si riferisce a loro spesso definendoli Inumanità. E’ lui l’uomo dietro ai Cani da guardia e ad Ellen Nadeer , il suo obbiettivo inoltre prevede la distruzione dello S.H.I.E.L.D. Responsabile della malattia Inumana allo stesso livello degli Alieni.

Ivanov arriverà ben presto a diventare uno dei nemici più duri da sconfiggere per Coulson e i suoi , oltre che un collegamento del passato per Phil e cavolo se il buon vecchio mano sola mi sembra sempre più figo quando viene messo davanti al suo essere l’Uomo dietro lo scudo.

Chi ha un debole per le trame spionistiche sicuramente apprezzerà questo arco centrale, chi preferesce invece più l’azione e il supereroismo troverà pane per i suoi denti in quello successivo.

S.H.I.E.L.DAgents of HYDRA: La Realtà distorta o inconscia?

Il finale scioccante di questa stagione non potrà certamente mai battere il senso di angoscia che questo intero arco narrativo mi ha fatto provare, cosa sarebbe successo se Coulson non fosse entrato nello SHIELD? Cosa sarebbe successo se May avesse salvato la bambina? What If a rotta di colla per un mondo tanto virtuale quanto vero e oscuro, probabilmente molto più reale per una società come la nostra che quella dipinta dalla serie.

Gli sceneggiatori sono stati capaci di imbracciare l’essenza stessa del What If creando un mondo con i nostri eroi senza che loro abbiano mai fatto quel passo, abbiano fatto quella scelta giusta o sbagliata che sia e che li ha portati sulla strada che poi ha messo in riga il mondo.

Il bene e il male si fondono in una realtà che può sembrare distorta e distopica ma che in certi casi è reale per loro quanto per noi, una realtà virtuale, un Framework con i nostri desideri più reconditi, in fondo siamo tutti più egoisti di quello che appariamo in superficie e se potessimo tornare indietro è provato che le scelte sarebbero per la maggior parte egoistiche e non dettate da più alti scopi.

Aida sfrutta questo e mette a nudo le debolezze del team che è diviso in frammenti che vanno rimessi al loro posto per poter salvare ancora una volta il mondo.

Questo arco però non risulta totalmente convincente sopratutto nella sua parte centrale che sembra abbastanza allungata con l’aggiunta, o dovrei dire il ritorno, di personaggi che credevamo non avremmo mai più rivisto.

Il finale dello stesso risulta molto meno d’impatto del solito , infatti la divisione in due episodi dà quasi un’idea di chiusura frettolosa e non permette allo spettatore di rendersi conto della gravità di quello che è successo e di cosa potrebbe arrivare.

Un finale senza boom ma…

In definitiva sono oltremodo soddisfatto di aver continuato a dare fiducia al progetto che è stato AOS in questi anni, questa Quarta Stagione è il culmine di un processo di apprendimento, ha modificato ciò che lo show era per potersi adattare alle esigenze del network ma anche della storia e dei personaggi e lo ha fatto correggendo anche gli errori passati e risultando più performante degli altri anni.

Agents of SHIELD ha ogni anno che passava aggiunto sempre più elementi dai fumetti risultando molto più genuina e più fumettosa rispetto a tanti altri prodotti televisivi, elementi che bene o male andavano e venivano, ma ampliavano il mondo della serie e in generale che davano profondità e voglia di sapere altro agli spettatori che si sono avvicinati ad una serie Marvel che doveva vantare i grandi collegamenti alla grande trama ma che anno dopo anno si è concentrata nel ritagliarsi un certo spazio in TV e in quel mondo, riuscendo a vivere di quello che poteva mostrare e non mostrare, c’è sicuramente da essere soddisfatti di questa serie, seppur i margini di miglioramento ci siano tutti.

Magia, Tecnologia, Supereroi e Spie…Tutto questo trova posto nella serie senza risultare un misto di elementi che non c’entrano nulla l’uno con l’altro e risulta di nuovo una grande dimostrazione di supereroismo televisivo fatto bene.

Ora sarà dura aspettare il 2018 per vedere cosa succederà, ma con la promessa di ulteriori cambiamenti e vedendo il risultato finale del primo tentativo è incoraggiante e fa ben sperare per una quinta stagione qualitativamente superiore e speriamo che gli ascolti siano incoraggianti e il cambio di date non influisca.

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