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Alessandro Bilotta

[Esclusiva] Intervista ad Alessandro Bilotta, sceneggiatore di Mercurio Loi

  • di Leonardo Cardini
  • Febbraio 25, 2018
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In occasione dell’incontro organizzato da Francesco Settembre, titolare della libreria del fumetto Antani Comics di Terni, ho potuto intervistare Alessandro Bilotta, sceneggiatore, tra gli altri di Dylan Dog, Dampyr, Valter Buio e Martin Mystère, nonché della rivelazione della seconda metà del 2017 in casa Bonelli, rivelazione che perdura prepotentemente anche in questo 2018: Mercurio Loi.
Ecco cosa ci ha raccontato:

Alessandro, come hai preso il grande successo di pubblico e critica nei confronti di Mercurio Loi?

Che dire… uno non ci pensa prima, si augura, chiaramente che le cose possano avere entrambi i riscontri: uno non se lo aspetta ma se lo augura.

Com’è nato Mercurio Loi? E come si è sviluppato?

È nato su un albo della serie Le Storie, un racconto che per alcune sue caratteristiche dava l’idea che avesse ancora tanto da raccontare. Poi il riscontro positivo di pubblico e della casa editrice ha portato all’idea di provare a costruirci sopra una serie. A me interessava il periodo storico in particolare, perché era un periodo particolarmente strano, che poteva consentire di raccontare situazioni e personaggi anomali in un clima quasi distopico. Mi piaceva, inoltre, l’idea di poter giocare con delle atmosfere ai confini del surreale pur essendo assolutamente realistiche e infilarci dei personaggi che si comportassero, in base ai punti di vista, o come matti o come dei supereroi ante litteram: è questo l’insieme di elementi che mi ha portato lì.

Ti piacerebbe vedere Mercurio Loi adattato al grande o al piccolo schermo, oppure preferisci seguire un’ideologia alla Alan Moore?

Mi piacerebbe sicuramente vederlo adattato, seppur prendendone le distanze: lascerei fare a chi se ne saprebbe occupare meglio di me.

 

Sei docente alla Scuola Internazionale di Comics: tra i giovani vedi il futuro del fumetto italiano?

Se il fumetto italiano avrà un futuro sarà fra i giovani, ma quelli che vedo sono spesso giovani che sottovalutano il livello di impegno che bisogna mettere in un mestiere che può ingenuamente sembrare un mestiere solamente di svago: c’è invece da fare un percorso che implica tempo non per pubblicare ma per imparare. Un problema che spesso riscontro con i giovani di oggi è il pensiero che tutto si possa ottenere rapidamente e questa deformazione della realtà, secondo me, è data dai social, che stanno raccontando un mondo che ottiene le cose in fretta e facilmente, mentre, in realtà non raccontano che le cose che si ottengono non sono durature: un disegnatore che fa uno schizzo e lo posta su Facebook ottiene lo stesso, se non maggiore, compiacimento che si otteneva una volta pubblicando un albo, tramite i click e i consensi immediati, è però un senso di appagamento molto distante, molto meno duraturo di quello che può essere imparare a fare un mestiere, costruire delle storie e pubblicarle negli anni con un lungo lavoro di costruzione.

Parliamo un po’ di periodi ipotetici: c’è una serie americana che ti piacerebbe sceneggiare?

Mi piacerebbe resuscitare antichi personaggi apparentemente in disarmo, due in particolare: uno è della DC Comics, Plastic Man, e uno della Marvel, ovvero Namor il Sub-Mariner.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro, se puoi svelarcene alcuni?

Beh, Mercurio Loi è un impegno al 100% del mio tempo, poi fra qualche tempo inizierò a ragionare su delle idee che ho, però, insomma, adesso è tutto solo nella mia testa.

Questo è tutto da Alessandro Bilotta, Mercurio Loi è pubblicato da Sergio Bonelli Editore con cadenza bimestrale ed è arrivato al numero 9.

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