Riff Raff è un termine dialettale di origine anglofona che letteralmente sta ad indicare la “marmaglia”, la “plebaglia”, insomma tutte quelle persone senza nè arte nè parte che trascorrono le loro giornate perdendo tempo o compiendo atti criminali. La pellicola di Dito Montiel, presentata fuori concorso all’ultimo Festival del Cinema di Torino, dipinge addosso a questa parola un giallo dalle velature comedy davvero interessante.
Vincent è un ex criminale che desidera più di ogni altra cosa una vita normale e tranquilla. Insieme alla moglie Sandy e il figlio DJ, ormai prossimo al college, ha costruito una famiglia amorevole e con loro sta trascorrendo le vacanze invernali in una baita di montagna. Il caos si scatena quando l’ex moglie di Vincent, Ruth, il suo figlio rinnegato, Rocco, e la fidanzata di quest’ultimo, Marina, si presentano all’improvviso per rovinare la vacanza e soprattutto per dare loro una notizia: i gangster Leftie e Lonnie stanno per venire a prenderli. Una villeggiatura completamente rovinata è la miccia che accende la storia, un uomo che vuole cambiare vita e che vede il passato tornare a bussare alla sua porta. Vincent, anche spinto e incoraggiato dalla nuova moglie, sente di non poter voltare le spalle alla sua famiglia, nonostante tutto.
Montiel racconta una caccia all’uomo in cui, attraverso l’utilizzo del montaggio alternato, lo spettatore segue da una parte i temibili assassini, per quanto poco credibili, Leftie e Lonnie, interpretati da Bill Murray e Pete Davidson. Dall’altra una “famiglia” decisamente disfunzionale che ha il solo scopo comune di voler sopravvivere ad una minaccia. Vincent, interpretato da Ed Harris, è un uomo che si è autoconvinto di aver abbandonato il mondo criminale, ma quando questo torna a fargli visita è proprio qui che vediamo la vera personalità di Vincent. Il personaggio sembra in qualche modo intrappolato in dettami che non gli rendono giustizia, la comparsa della sua famiglia e l’odore del pericolo creano in lui un’eccitazione tale da rivendicare il suo vecchio “io”. La scelta intelligente di Montiel è stata quella di cospargere il cast di attori che hanno calcato le scene comiche. Oltre ai già citati Murray e Davidson, infatti, Riff Raff vanta la presenza di una straordinaria Jennifer Coolidge che sta vivendo un momento decisamente prospero della sua carriera.
Il film, infatti, possiede una sceneggiatura curata e brillante, che trova la sua forza anche e soprattutto in battute argute e divertenti. Attraverso la commedia, la pellicola riesce a stemperare le atmosfere del giallo e del dramma, che sul finale virano sulla violenza assoluta. Riff Raff racconta una storia in cui ogni personaggio ha qualcosa da nascondere e, moralmente parlando, nessuno di loro si salva. Montiel ha dipinto un gruppo di protagonisti che, a modo loro, rappresentano il peggio della società, tra inganni, droga, crimini vari e via dicendo. Da qui il termine originario di “gentaglia”, che bene si presta a rappresentare un ambiente in cui la dannazione eterna è dietro l’angolo. Alla fine dei giochi, non vi è salvezza o redenzione alcuna. La fotografia, che tende a riempirsi di tinte scure e cupe, riflette questa visione pessimistica, e allo stesso tempo ironica e grottesca, che il film vuole restituire al pubblico. I misteri e i segreti lacerano le persone e le famiglie, che sono pronte a gettare alle spalle il proprio passato, non curanti del fatto che un giorno, prima o poi, questo potrebbe tornare. Soprattutto, ciò che accade il più delle volte è che la vera natura di ognuno di noi inizi a combattere e a spingere dall’interno, per farsi strada attraverso le nostre viscere e, finalmente, uscire allo scoperto.
Indossare una maschera non è sufficiente, prima o poi Vincent avrebbe definitivamente mostrato la sua vera natura, il pericolo vissuto è stato solo la spinta necessaria a far emergere la vera versione di se stesso. Dietro la patina di commedia/giallo, Montiel ha nascosto una visione estremamente pessimistica della vita, in cui non esiste salvezza alcuna e dove fondamentalmente chiunque è in grado di mentire e nascondere aspetti importanti e riprovevoli della propria vita. Costruendo ogni personaggio come perdente sembra chiaro l’intento del regista di ribaltare la concezione comune che il pubblico ha per pellicole simili e, in qualche modo, ridicolizzarle, fino a scatenare la risata che serve ad esorcizzare una situazione estremamente drammatica e terrificante. In questa storia non c’è un eroe che porta in salvo i protagonisti, certo la situazione si risolve, ma ne escono tutti sconfitti, sia fisicamente che moralmente.
Riff Raff è quel tipo di commedia nera che diverte e fa riflettere allo stesso tempo, dove nessuno si salva e tutti sono, in qualche modo, colpevoli. A mascherare la riflessione di Montiel lo spettatore troverà un film esilarante, quasi come una consolazione al male che vi si cela al suo interno.
Riff Raff è stato presentato in anteprima fuori concorso al Festival del Cinema di Torino. Ecco il trailer del film:
















