Il 2014 è stato per Spider-Man un anno caotico ma importante. Ad aprile nelle sale italiane è arrivato The Amazing Spider-Man 2, che pochi mesi dopo si sarebbe rivelato l’ultimo capitolo della saga con Andrew Garfield. Questo perché pubblico e critica hanno recepito perlopiù negativamente il film e, a qualche mese di distanza, nacquero dei dissapori tra l’attore protagonista e Sony: la situazione degenerò, la casa di produzione licenziò in tronco Garfield e il progetto sembrava destinato a naufragare, avendo appena perso il suo volto principale. Era dicembre e contestualmente accade il caos nei corridoi degli uffici di Sony, attaccata da un gruppo di hacker che ha divulgato documenti e conversazioni avvenute via mail. Di tutto quello che è trapelato, saltano all’occhio gli scambi tra Amy Pascal e Kevin Feige: le parti stanno trattando perché Disney e Marvel Studios vorrebbero portare Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe. Di lì a poco la cosa sembra scemare e addirittura si inizia a parlare di un possibile terzo capitolo prodotto interamente da Sony.
A febbraio 2015 arriva però la svolta: c’è l’annuncio ufficiale di una collaborazione tra Marvel Studios e Sony per quanto riguarda i diritti di Spider-Man. Il pacchetto resta di proprietà di Sony, che però condividerà con Disney l’aspetto creativo e le nuove pellicole saranno inserite nel contesto narrativo del Marvel Cinematic Universe. La gioia dei fan esplode immediatamente perché, mettendo momentaneamente da parte gli X-Men e i Fantastici Quattro, il tassello mancante all’MCU era appena stato inserito nel gigantesco mosaico degli Avengers cinematografici. Si susseguono poi una serie di notizie, tra cui quella che conferma che il personaggio farà il suo esordio in Captain America: Civil War – e già questo, a posteriori, dice molto sulla lettura che viene data a Spidey – e quella che informa il mondo intero che il nuovo Tessiragnatele sarà ancora una volta Peter Parker e che avrà il volto di Tom Holland.
Ad una settimana dall’uscita di Spider-Man: No Way Home è arrivato decisamente il momento di parlare del periodo di Tom Holland nei panni di uno dei supereroi più amati di sempre. Il suo corso deve ancora terminare e anzi, sembra sia destinato a continuare ancora, ma dopo due film da solista e ben tre in cui ha condiviso la scena i Vendicatori è sicuramente possibile tracciare una linea e provare a capire come mai questo nuovo Spider-Man cinematografico piaccia così tanto.
DIETRO LA RAGNATELA
Realizzare un nuovo film su Spider-Man, con un nuovo attore, e cercare allo stesso di portare al pubblico qualcosa di interessante e di originale non era impresa facile. Per questo Kevin Feige ha subito messo le cose in chiaro: dopo un avvio cinematografico e un primo reboot, questa nuova iterazione del personaggio non avrebbe raccontato le origini del personaggio. Pur raccontando di un Peter Parker più giovane, appena quindicenne, il nuovo corso avrebbe glissato sull’episodio del morso del ragno, la morte di zio Ben e via dicendo. Infatti, in Civil War viene presentato un Peter che è già in attività e in Spider-Man: Homecoming si riparte da dopo gli eventi dell’aeroporto di Lipsia.
Cercare di fare qualcosa interessante non è un discorso che passa soltanto dal lato narrativo, ma anche da quello stilistico e registico. Nel Marvel Cinematic Universe, per ora, sono due le figure che hanno avuto a che fare col personaggio: i fratelli Russo e Jon Watts. I primi hanno avuto la possibilità di utilizzare Peter in un contesto in cui l’eroe si ritrova a dover interagire con altri personaggio dotati di superpoteri e questo è il primo grande cambiamento per la storia cinematografica dell’Uomo Ragno: le due precedenti versione si muovevano in un contesto in cui erano l’unico supereroe esistente. Adesso Peter Parker è solo l’ennesima calzamaglia in un mondo abituato ad avere a che fare con invasioni aliene, città volanti, organizzazioni canaglia e, soprattutto, un gruppo di supereroi pronti a salvare le sorti dell’universo, gli Avengers. Nonostante questo, i Russo si sono dimostrati profondi conoscitori e amanti del personaggio, regalando un Peter Parker che, innanzitutto, ama essere Spider-Man. Questo aspetto è lampante nei loro film, in Civil War ancor più che in Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame.
Per i due stand-alone e anche il prossimo No Way Home in cabina di regia si è accomodato invece Jon Watts. Nei due film già usciti il taglio dato alle storie e anche al personaggio è completamente diverso rispetto all’epicità dello storytelling ricercata dai Russo. Peter Parker, questo Peter Parker, è un quindicenne dotato di superpoteri e quindi spazio al concetto di “adolescente con super problemi”. La scuola, i primi amori, il sentirsi più grandi dell’età che si ha. Se da un lato questa sorta di incoerenza di scrittura può far storcere il naso, va detto che si è davanti allo Spider-Man che più si avvicina ai pilastri concettuali che hanno portato Stan Lee a creare il personaggio nel 1962. Jon Watts riesce dunque a confezionare due film che hanno sì il pathos dei cinefumetti del Marvel Cinematic Universe, aggiungendo però un tono da teen drama che si sposa alla perfezione con il cast giovane e l’ambientazione scolastica. Ambientazione che ha poi portato Spider-Man lontano dal quartiere in cui i lettori dei fumetti sono abituati a vederlo. Probabilmente è questa la più grande differenza, assieme al non essere un eroe “solitario”: lo Spidey cartaceo è abituato sostanzialmente a risolvere da solo i suoi problemi, mentre nell’MCU, nei suoi film da solista, Peter ha sempre avuto una spalla. Iron Man, Nick Fury e ora il dottor Strange. In molti si chiedono se questa versione dell’eroe sia effettivamente in grado di camminare con le proprie gambe, ma va anche specificato come, in ogni caso, sia stato sempre Peter a risolvere le situazioni spigolose, nonostante non si tratti più di essere soltanto un “amichevole Spider-Man di quartiere”, ma di girare il mondo e ricordarsi che da grandi poteri derivano grandi responsabilità.
L’EROE
Prima di portarlo fuori dal quartiere, però, a Spider-Man serviva un volto. Il numero di candidati era enorme, ben 1500. I nomi fatti dai media sono tantissimi. Su tutti, quelli che vengono ripetuti in maniera più insistita sono quelli di Asa Butterfield e Charlie Rowe. Il ruolo sembra destinato ad uno di quei due, stando a quanto riporta la stampa. Poi, però, la novità. Tom Holland, attore inglese classe 1996, ha fatto un provino ed è salito alla ribalta dei social perché ha postato su Instagram dei video in cui esegue delle acrobazie in pieno stile Spider-Man. Proprio Holland, assieme a Rowe, viene convocato per un provino finale, assieme a Robert Downey Jr. e davanti ai fratelli Russo, che stavano girando Civil War in quelle settimane. Ad andare avanti è proprio Tom Holland che, dopo aver fatto un ultimo provino con Chris Evans, viene annunciato ufficialmente come il Peter Parker del Marvel Cinematic Universe.
Il suo Peter Parker è, finalmente, un Peter Parker che dimostra di avere l’età che ha. Frequenta la scuola e anzi, le sue avventure da Spider-Man sono strettamente collegate alla sua vita scolastica e deve destreggiarsi tra le necessità della scuola, le amicizie e il mantenere la sua identità segreta. Qualcosa che nei fumetti si è visto in relazione a Peter certo, ma soprattutto negli ultimi anni nelle storie di Miles Morales. Proseguendo la tendenza Ultimate avviata con The Amazing Spider-Man, questa nuova iterazione del personaggio prende molto dall’immaginario e dal background fumettistico del ragazzo creato da Brian Michael Bendis e l’italiana Sara Pichelli. Basti pensare all’assenza di un personaggio fondamentale per Peter come Harry Osborn – la cui assenza può essere comunque dovuta ad esigenze narrative – e alla presenza di una nuova spalla, ossia Ned. Nei fumetti un Ned Leeds esiste e diventa anche Hobgoblin per un certo periodo, mentre questo Ned è, sostanzialmente, una riscrittura di Ganke Lee, compagno di stanza e migliore amico di Miles.
Come detto, non c’è solo Ned a supportare Peter in questa versione di Spidey dell’MCU in questi film Spider-Man è sempre aiutato da qualcuno. Se da un lato la cosa può far storcere il naso ai fan puristi, è anche vero che è interessante vedere come il personaggio si relazioni con altri supereroi. Tenendo conto, poi, che Tom Holland è stato scelto proprio grazie alla chimica che aveva mostrato nei provini con due pilastri del Marvel Cinematic Universe come Tony Stark e Steve Rogers, diventa logico poi capire come mai quelli di Spider-Man siano sempre film in cui appaiono più supereroi. Peter ha con tutti quanti queste figure un rapporto diverso, ma anche grazie all’interpretazione dell’attore, lui rimane sempre coerente al personaggio. Ad esempio, il ragazzo parla continuamente facendo riferimenti alla cultura pop, e se può sembrare roba da poco, basta aprire un qualsiasi albo di Spider-Man per scoprire quanto questa sia una componente diventata con gli anni fondamentale e onnipresente del personaggio.
Vale la pena spendere anche qualche riga sui costumi che utilizza questo Spider-Man nei film. Innanzitutto, a livello produttivo c’è uno stacco importante: le pellicole dei Russo hanno sempre utilizzato costumi fatti in computer grafica, mentre Jon Watts ha deciso di procedere ad usare dei costumi di scena veri e propri, in lycra. Il risultato è sicuramente più apprezzabile in Homecoming e Far From Home, dove è possibile percepire un pizzico di autenticità in più. Per quel che riguarda il design, invece, la scelta è stata chiara, soprattutto per il primo film: via le ragnatele in rilievo, via grossi loghi eccessivamente futuristici e cercare in qualche modo di riproporre l’idea degli occhi in rilievo visti nei fumetti. Il risultato è un costume pressoché perfetto, che è riuscito a portare al cinema addirittura le famose ragnatele “ascellari” come strumento che permette a Peter di planare durante le sue oscillazioni. Con i vari film poi il costume è cambiato e quello di Far From Home, la Upgraded Suit, introduce un logo bianco e sostituisce il blu con il nero, e se possibile ciò che vien fuori è anche più bello della Stark Suit. Un po’ meno riuscito il tentativo di portare al cinema l’Iron Spider, che è certamente un bel costume, ma rispetto ai fumetti risulta essere eccessivamente corazzata, anche se con i nemici che doveva affrontare Peter in quel momento una corazza era esattamente ciò che ci voleva.
LE NEMESI
Proprio per i villain è stata fatta la scelta precisa di evitare, almeno per le prime pellicole, i cattivi utilizzati già nei film precedenti. Addio dunque a nemici più iconici come Goblin, Doc Ock, Lizard e Venom (che nel frattempo riceveva il suo stand-alone prodotto unicamente da Sony) e spazio a due personaggi comunque molto interessanti: il primo vero supercattivo affrontato da Peter, ossia l’Avvoltoio, e poi Mysterio. Due antagonisti mai apparsi al cinema e sui quali i Marvel Studios potevano lavorare liberamente, senza dover cercare di distanziarsi da altre incarnazioni dei personaggi.
Per l’Avvoltoio, nemesi apparsa in Homecoming, viene da subito individuato un attore, che riceve anche immediatamente la benedizione dei fan: Michael Keaton, che torna nel mondo dei supereroi dopo esser stato Batman e anche, in un certo senso, Birdman. L’attore stava vivendo un buon periodo di forma a livello di performance e anche in questo film è autore di una prova credibile, che lo mette per la prima volta nei panni dell’antagonista di un supereroe americano. Il personaggio poi trova le sue radici nel momento più alto fino a quel momento del Marvel Cinematic Universe, ossia in The Avengers del 2012, collegandosi inoltre a Tony Stark, mentore di Peter. Insomma, il lavoro fatto in sede di sceneggiatura è intelligente e anche il colpo di scena legati ad Adrian Toomes, per quanto nulla di eccezionale, ha comunque il merito di voler perlomeno provare a stupire in qualche modo il pubblico in sala.
Per Spider-Man: Far From Home invece il processo è sostanzialmente inverso, perché il colpo di scena legato a Mysterio era assolutamente prevedibile, ma in molti si chiedevano se effettivamente ci sarebbe stato, perché dai trailer il Quentin Beck di Jake Gyllenhaal era presentato come un’altra spalla da affiancare a Peter. Vedere il suo turn face in sala è stato un sollievo per molti, dunque. Al di là di questo, il personaggio è stato reso sul grande schermo nel migliore dei modi, spazzando via il concetto di regista ed effetti speciali e attualizzandolo con l’utilizzo della tecnologia per produrre quelle che sono al 100% delle fake news, solo “di livello Avengers” visto il contesto. Nonostante Far From Home non sia il più riuscito dei film dedicati a Spidey – forse anche a causa di una parte dedicata al teen drama e ai momenti comedy troppo preponderante – va detto che Mysterio è certamente una nota positiva della pellicola: anche questo personaggio trova radici nelle profondità dell’MCU, tornando indietro addirittura a Civil War e Iron Man del 2008. E dal passato, l’eredità che lascia questo film e Mysterio stesso è qualcosa di fondamentale per la storia cinematografica di Spider-Man, perché le azioni del villain portano direttamente a No Way Home, con Peter smascherato che dovrà cercare di proteggere da ciò che conseguirà tutte le persone che ama.
L’AMATA
Amore. Per Spider-Man è sempre stato un concetto importante. Lo si è visto nei fumetti, nelle serie animate, nei film con Tobey Maguire, in quelli con Andrew Garfield, nei videogiochi e non fanno differenza le pellicole con protagonista Tom Holland. Per questo nuovo corso, Kevin Feige e i Marvel Studios hanno deciso di cambiare completamente rotta, mettendo da parte le più iconiche e però già utilizzate Mary Jane Watson e Gwen Stacy (per qualche motivo, la Betty Brant dell’MCU interpretata da Angourie Rice assomiglia tantissimo a Gwen) e spazio a Michelle Jones, chiamata dagli amici MJ. Un nuovo personaggio, dunque, che gode soprattutto di una libertà di scrittura che permettono di cucire il personaggio esattamente a misura del Peter Parker con cui si va a relazionare.
Per l’interpretazione è stata scelta Zendaya, astro nascente (ormai nato definitivamente) di Hollywood che in altri prodotti ha potuto dimostrare tutta quanta la sua bravura, basti pensare a Euphoria e Malcolm & Marie. In Homecoming e Far From Home non è certamente da meno, nonostante le richieste a livello attoriale siano comunque meno importanti. Zendaya riesce però a interpretare con assoluta credibilità una ragazza scostante, un po’ fuori dal mondo e completamente dentro al suo personalissimo micro-cosmo, che trova però in Peter un punto di riferimento ancor prima di sapere che il ragazzo del Queens è Spider-Man.
Il personaggio, inoltre, nel corso delle pellicole ha subito una trasformazione interessante: semplice e misteriosa “comparsa” in Homecoming, è diventata poi la ragazza di cui Peter è innamorato in Far From Home per diventare poi, almeno stando a quanto sembra dai trailer, la fidanzata di Pete in No Way Home. Non è chiaro quale sarà il suo futuro o se avrà comunque un ruolo nella prossima trilogia, ma ciò che è certo è che i Marvel Studios sono riusciti a creare un personaggio interessante, mixando qualche elemento derivante da Mary Jane, qualcuno da Gwen Stacy e altri completamente originali, regalando al pubblico quella che, ad oggi, è la perfetta metà per Parker nell’MCU. Inoltre, piccola curiosità, anche Tom Holland e Zendaya hanno continuato la tradizione amorosa dei set dei film di Spider-Man: dopo Tobey Maguire e Kirsten Dunst e dopo Andrew Garfield ed Emma Stone, anche loro due sono una coppia nella vita vera.
L’Era di Tom Holland è ancora in pieno corso e anzi, tra una settimana sarà probabilmente al culmine, visto l’arrivo in sala di No Way Home. In quel momento si potranno conteggiare tre film, con un’altra trilogia in arrivo nella quale almeno il primo capitolo sembra coinvolgere ancora l’attore inglese. A tutto questo, va aggiunta la novità assoluta per lo Spider-Man cinematografico, ovvero il suo vivere in un mondo in cui altri supereroi esistono e interagiscono con lui. Tra dilemmi adolescenziali, la voglia di diventare un eroe sempre più importante e anche i dolori derivanti da entrambe queste parti della vita, il Peter Parker del Marvel Cinematic Universe è un personaggio che ha già raccontato tanto ed ha ancora molto da raccontare. In molti non approvano il suo non essere in grado di camminare con le proprie gambe, ma quando Spider-Man viene portato fuori dal suo quartiere, per esempio a Lipsia, a Venezia o addirittura nello spazio, diventa logico affiancare ad una versione così giovane del personaggio qualcuno di più esperto. Alla fine di tutto, però, a rubare la scena è sempre lui, l’amichevole Spider-Man di quartiere, sé stesso anche in giro per il mondo e per l’universo.














