Quando nel 2011 nelle librerie è arrivato La Profezia dell’Armadillo, prima pubblicazione di Zerocalcare, si è posto una sorta di spartiacque. Con l’arrivo dell’autore di Rebibbia sugli scaffali, e quindi facilmente raggiungibile da tutti, molti, moltissimi lettori hanno trovato in Michele Rech un modo per esprimere alla perfezione ciò che avevano dentro. Perché, al di là di tutto, è questo Zerocalcare: un fiume in piena di emozioni, risate, racconti, ricordi e riflessioni. Per questo motivo, quando Netflix ha annunciato una collaborazione con lo stesso Zero e Bao Publishing per la realizzazione di una serie animata scritta dall’autore, tutti i suoi lettori sono andati in visibilio. L’idea di vedere quei personaggi ormai conosciutissimi prender vita ed effettivamente vivere sembrava un sogno irrealizzabile. Invece, ecco arrivare Strappare lungo i bordi, serie animata scritta, diretta e praticamente interpretata quasi tutta da Zerocalcare.

In un racconto costellato di flashback e aneddoti che spaziano dalla sua infanzia ai giorni nostri, Zerocalcare percorre un viaggio in treno con Sarah e Secco, gli amici di sempre, verso qualcosa di molto difficile da fare. Tutto, dai ricordi sugli anni della scuola alle lamentazioni esistenziali nei confronti della propria incompiutezza, è narrato con la voce di Zerocalcare e dell’amico Armadillo. E quando nel finale tutti i pezzi saranno al loro posto, il mosaico che avranno costruito sarà una sorpresa per lo spettatore, ma anche per il protagonista.

strappare lungo i bordiStrappare lungo i bordi è un pugno allo stomaco lungo sei episodi. Esattamente come quando si incassa all’improvviso, un attimo prima si è spensierati, magari coinvolti in tante e grosse risate con gli amici di una vita e ad un certo punto arriva il pugno: respiro spezzato, un attimo di confusione e, talvolta, le lacrime. Probabilmente ci sono tante altre possibilità per descrivere l’effetto che fa la serie, ma questo è (all’opinione di chi scrive) il più calzante. La serie di Zerocalcare è una montagna russa di emozioni, in cui c’è una sola grande certezza, come da titolo della recensione: si inizierà piangendo dalle risate, quelle risate uniche che fino ad ora si potevano trovare unicamente nelle pagine dei fumetti di Zero, per poi terminare piangendo e basta, avvolti e circondati da quelle emozioni sbattute in faccia, in maniera cruda ed esattamente per quel che sono come, anche qui, solo nelle pagine de La Profezia dell’Armadillo, Un Polpo alla Gola, Ricorda il mio Nome, Macerie Prime e tutti gli altri hanno saputo fare.

strappare lungo i bordiSul fronte tecnico, la serie è 100% Zerocalcare. Tutti i disegni sono assolutamente in linea con quelli già visti nei suoi fumetti e nelle sue strisce, con l’aggiunta di una palette colori assolutamente azzeccata. Si tratta di una scelta diversa rispetto ai toni sul pastello presenti in alcuni inserti dei suoi volumi. Lì il colore ha in genere una funzione “divisoria”, per staccare i singoli racconti dalla storia che faceva da filo conduttore in tutto quanto il titolo. In Strappare lungo i bordi questa funzione viene chiaramente meno, e allora i colori sono più brillanti e accesi, per conferire a tutte le scene un tono di allegria e solarità, che è sostanzialmente perfetto nei momenti più comici, ma è un contraltare pazzesco in quelli più seriosi, riflessivi e anche drammatici.

Per dare un’idea, la struttura degli episodi è molto simile alle animazioni che Zerocalcare ha caricato durante il primo lockdown sul suo account Instagram: una inizio più leggero con un finale non necessariamente triste, ma sicuramente più intimo e quasi freddo. Chi è un lettore abituale dell’autore romano lo sa, si tratta di una magia che probabilmente, attualmente, riesce solo a lui: portare in alto con le risate e poi schiacciare repentinamente con dei momenti opprimenti.

strappare lungo i bordiVeramente interessante la scelta di far doppiare praticamente tutti i personaggi per praticamente tutta la serie da Zerocalcare: oltre che esilarante sentire le sue imitazioni dei suoi amici (quella di Secco è già destinata a diventare iconica), rende alla perfezione l’idea di un racconto che sta facendo Calcare durante la serie. L’unica voce non affidata all’autore è quella dell’Armadillo, coscienza di Zerocalcare e per l’occasione interpretato da Valerio Mastrandrea. La sua voce un po’ graffiata, trascinata e quasi scocciata è semplicemente perfetta. Ed è perfetta in contrapposizione a quella decisamente più squillante del suo “padrone”: più di una volta lo spettatore si renderà conto di star assistendo ad un dialogo tra due personaggi per poi ricordarsi che, in realtà, è solo Zerocalcare intento ad argomentare con sé stesso. Perfezione.

Strappare lungo i bordi è sicuramente un esperimento di Netflix e, in generale, della produzione seriale italiana, che ha deciso di investire su un prodotto animato che, con i dovuti paragoni, non ha nulla da invidiare ad altri titoli come ad esempio BoJack Horseman. La serie è sostanzialmente un fumetto di Zerocalcare che prende vita e la storia, inedita, scalderà e spezzerà i cuori del pubblico. Strappare lungo i bordi è sostanzialmente la storia della vita di Zero, Secco e Sarah, che devono trovare il loro percorso e per farlo provano a strappare lungo il bordo che la vita stessa ha tracciato attorno a loro, senza rendersi conto che forse da quel bordo ci si è allontanati ormai da un pezzo, ma non per questo si è alle prese con un problema perché, del resto, la vita è un saliscendi di emozioni. Zerocalcare lo sa, e sa anche trasmetterlo benissimo.


Strappare lungo i bordi arriva su Netflix il 17 novembre. Ecco il trailer ufficiale della serie:

RASSEGNA PANORAMICA
Strappare lungo i bordi
8.5
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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