A volte, per catturare l’attenzione di un appassionato di giochi di ruolo, basta davvero poco. Prendete un team di veterani composto da ex membri di The Witcher 3: Wild Hunt, immergeteli nel cuore più oscuro del Medioevo dell’Est Europa e mescolate il tutto con il fascino sinistro dei vampiri. Formula elementare, forse, ma nel mio caso è bastata a conquistarmi fin dal primo istante. Difatti, da fan di storie vampiresche e GDR, The Blood of Dawnwalker ha catturato subito il mio interesse, caricandomi un hype smisurato sul progetto nato dal team polacco Rebel Wolves. E grazie a un codice riscattato su Steam gentilmente fornito da Bandai Namco e dopo aver trascorso circa una cinquantina d’ore nei panni di Coen, sono pronto a raccontarvi la mia esperienza vampiresca.

Una volta vista la fantastica cinematica iniziale, ci ritroveremo nel menù principale, che ci darà modo di selezionare le varie opzioni per la nostra partita, dai preset grafici in base al nostro PC o console, le impostazioni dei comandi e la difficoltà iniziale, suddivisa in: Storia, Equilibrata, Sfidante, Duellante o Personalizzata, in cui regolare la difficoltà dei duelli e dell’ia dei nemici, di alcune azioni di gioco e degli indicatori. Una volta scelte le nostre preferenze iniziali, entreremo finalmente nel vivo del gioco. L’avventura è ambientata a Valle Sangora, un feudo sperduto a ridosso dei Carpazi nel 1347, proprio mentre l’Europa viene flagellata dalla spietata epidemia della Peste Nera. Mentre il morbo continua a mietere vittime a ritmi spaventosi, nella regione fa la sua comparsa un gruppo di vrakhir, creature della notte discendenti dalla stirpe dei vampiri.

I mostri non ci pensano due volte e assassinano prima brutalmente il Knjaz che regnava sulla valle e poi ne prendono il controllo assoluto, offrendo alla popolazione una cura miracolosa contro la peste, grazie al loro sangue maledetto. Il prezzo del compromesso, tuttavia, è l’instaurazione di un vero e proprio regime di terrore, dove ogni cittadino è costretto a partecipare a macabre messe nere per pagare un costante tributo di sangue ai vrakhir, guidati dal potentissimo Knjaz Brencis. Nonostante il popolo sia ormai sottomesso alla spietata volontà dei vrakhir e dei suoi tre boiardi (luogotenenti) Bakir, Ambrus e Xanthe, nel vicino piccolo villaggio di Laslea inizia a farsi però strada un disperato sentimento di ribellione.

I popolani provano così a escogitare e mettere in atto un piano per sconfiggere i vrakhiri una volta per tutte, ma il tentativo si risolve nel peggiore dei modi. Durante l’imboscata le cose precipitano velocemente, con il nostro protagonista Coen che viene morso e trasformato in un vrakhir, con i ribelli che vengono quasi interamente sterminati e il villaggio di Laslea che viene rasato al suolo dalle fiamme. Ritrovatosi al cospetto di Brencis, Coen tenta un ultimo, disperato scontro, ma la disparità di forze lo metterà in ginocchio. Poiché l’alba è ormai alle porte, il Knjaz decide di impalare Coen al tronco di un albero, convinto che i primi raggi del sole lo polverizzeranno per sempre, ma il destino però, ha in serbo un piano diverso. Coen sopravvive alla luce del giorno, scoprendo così di possedere una natura duale unica: umano di giorno, vampiro di notte.

Al suo risveglio però il protagonista scopre che la sua famiglia è svanita nel nulla, rapita forse insieme ad altri superstiti per essere sacrificati in un imminente rituale per l’incoronazione di Brencis al Castello di Greifberg. Ha inizio così il viaggio di Coen, una vera e propria corsa contro il tempo in cui avremo esattamente 30 giorni e 30 notti per liberare i suoi cari e strappare la valle dalle grinfie dei vrakhir. Parlando del gameplay, The Blood of Dawnwalker si presenta come un GDR in terza persona dall’impostazione molto old-school. Il titolo infatti prende chiaramente spunto da The Witcher 3 per come è costruito nelle sue basi e nel combat system, ma introduce profonde modifiche inerenti ai poteri di Coen e alla progressione di gioco. Partendo dal sistema di combattimento, il team polacco ha strutturato tre ramificazioni molto diverse tra loro: Stregoneria, Vampirismo e Maestria con la Spada.

Di giorno, in versione umana, potremo fare a pugni, utilizzare la spada o sfruttare le arti magiche sbloccate della stregoneria (come Vitalità Profana o Strappo dell’Anima per rigenerare la salute o rubarla ai nemici). Di notte, invece, potremo usare gli artigli da vampiro e i relativi poteri annessi, mantenendo comunque la possibilità di impugnare anche la spada. Bisogna puntualizzare che il combattimento con la spada può risultare inizialmente lento a primo acchito. Rebel Wolves ha scelto infatti un approccio di scherma medievale abbastanza rigoroso e rigido, un elemento che si avverte soprattutto con le difficoltà minori, dove i nemici attaccano di meno e risultano molto meno aggressivi. Inoltre i talenti inerenti al combattimento con la spada possono velocizzare il combat system, aumentare i danni, offrire parry perfetti con bonus per colpi aggiuntivi e molto altro ancora.

Ad ogni modo, con la spada potremo schivare, attaccare e parare i colpi direzionali in quattro direzioni differenti leggendo in anticipo i colpi o i punti deboli dell’avversario. In caso, potremo anche “mascherare” questa meccanica di parata sfruttando un opzione che annulla la direzione errata e parerà comunque il colpo, ma consumerà gran parte della stamina se sbaglieremo direzione. Di notte, invece, a farla da padrone sono i poteri da vampiro, con Coen che diventerà molto più veloce, letale e nettamente più forte rispetto alla sua controparte diurna. In questa versione, potremo usare abilità come la Traslazione Astrale per teletrasportarci dietro ai nemici, sui tetti delle case o per coprire lunghe distanze in un lampo, oppure utilizzate abilità come il Morso Insaziabile per prosciugare i rivali, il Grido Penetrante per stordirli, il Furto di Sangue o la trasmutazione in un lupo per velocizzare ancora di più l’esplorazione per citarne alcuni.

Il vampirismo, però, ha un caro prezzo da pagare. L’unico modo per curarsi di notte è succhiare il sangue umano o animale, a differenza della versione umana che può invece fare affidamento su infusi e pozioni. Sarà quindi fondamentale tenere sempre sotto controllo la sete di sangue di Coen, che in casi estremi, durante anche una semplice conversazione, potrà rischiare di perdere il controllo e prosciugare il vostro interlocutore in un lampo, causando diramazioni e situazioni completamente imprevedibili nella storia. In questo caso, cedere e sfruttare il vampirismo di Coen aumenterà il livello di corruzione sbloccando si, poteri devastanti, ma dall’altro canto farà perdere a Coen sempre di più la sua parte umana e la sua percezione di essa.

Nel complesso comunque ci troviamo dinanzi a un combat system che può risultare leggermente datato, ma sul quale si può tranquillamente chiudere un occhio grazie alla varietà offerta dalle abilità attive e passive che sbloccheremo con Coen, capaci di trasformare completamente molte meccaniche in fase di attacco e difesa. Un’altra parte fondamentale del gameplay è il tempo, che come dicevamo è suddiviso in 30 giorni e 30 notti, fondamentali per chiudere la quest principale del gioco. Ogni giorno e ogni notte saranno suddivisi in sedici slot temporali, che verranno consumati in base alle nostre azioni. Ogni missione consuma infatti una determinata porzione di tempo, così come alcune scelte morali o il potenziamento dei talenti da sbloccare tramite l’esperienza accumulata nelle varie edicole sparse nella mappa di gioco, che faranno anche da punti per il viaggio rapido.

Solitamente queste attività bruciano da uno a un massimo di tre slot, mentre farsi arrestare dalle guardie di Brencis ne costerà ben sedici in un colpo solo. Ergo, la scelta su come gestire il cammino verso lo scontro finale spetterà solo a voi. Se lo vorrete, potrete persino decidere di affrontare Brencis fin da subito, affrontando però tutte le conseguenze del caso. Tra le varie attività disponibili troviamo la possibilità di interagire con numerosi NPC, trovare degli alleati, tessere romance, scoprire tesori e potenziamenti, ed esplorare la Valle Sangora in lungo e in largo in cerca di documenti che approfondiscono la lore. Spiccano inoltre le indagini sui delitti avvenuti nella valle o delle cacce, dove grazie al potere della Coercizione dell’Anima, Coen potrà interrogare i defunti per risolvere misteri apparentemente inspiegabili o scovare il reale assassino e svariati mostri da eliminare.

Libertà senza limiti o quasi…

Ogni quest inoltre potrà essere affrontata nella maniera più libera possibile, offrendo al giocatore un ampio ventaglio di possibilità. A tutto ciò si aggiunge il sistema di “Nomea” che Coen si farà alla Corte di Brencis. Questo aspetto è suddiviso in nove slot che porteranno il protagonista a evolversi da Sconosciuto a Famigerato, fino a Temuto. Ogni grado raggiunto in base alle nostre azioni e portando a termine alcune missioni dedicate ai boiardi costringerà Brencis a prendere contromisure, con il temuto vrakhir che potrà aumentare le guardie di pattuglia, alzare i prezzi dei mercanti, aumentare le tasse, istituire il coprifuoco nella valle o addestrare soldati più forti e sguinzagliarci contro i cacciatori di taglie, rendendo i viaggi e l’esplorazione molto più pericolosa e ardua da affrontare.

Inoltre se porteremo la rabbia dei tre boiardi al massimo, potremo anche attivare delle missioni dedicate a loro e affrontarli direttamente. Quel che è bene da ricordare e lo ribadisco: tutto è sempre nelle nostre mani e tutto dipende dalle nostre decisioni. Un aspetto che ho amato alla follia, perché pone sempre il giocatore di fronte a continue rinunce e scelte, permettendo di plasmare interamente la propria esperienza nei panni di Coen, ma tenendo però sempre bene a mente la questione del tempo. Passando al comparto tecnico, The Blood of Dawnwalker vive di evidenti alti e bassi. Visivamente, il gioco si adagia più sulla sponda di un solido prodotto AA piuttosto che su quella di un AAA blasonato, nonostante l’utilizzo dell’Unreal Engine 5.

Nel corso della mia prova su un PC di fascia medio-alta ho comunque riscontrato problemi di pop-in delle texture, alcune imperfezioni visive leggermente fastidiose sulla resa di barbe e capelli e alcune sbavature nelle animazioni di combattimento. Non mancano inoltre cali di frame rate, fenomeni di stuttering e una telecamera a volte ballerina nei momenti più concitati o luoghi angusti. C’è da dire che comunque gli sviluppatori si sono già messi all’opera lavorando su patch e sono certo che in futuro limeranno tutti i possibili difetti. Ottimo è invece l’utilizzo del sistema di illuminazione, capace di brillare in particolar modo durante le fasi notturne. Curatissimi i riflessi della luna sulle pozze di fango o il modo in cui la luce delle torce taglia la nebbia fitta, giusto per citare alcuni dei dettagli che mi hanno colpito particolarmente.

Anche la cura sui modelli dei personaggi principali e dei vari mostri l’ho trovata molto buona, come ho trovato eccellente anche tutto ciò che riguarda la costruzione del mondo di gioco, chiaramente ispirato alla Romania e alle ambientazioni dell’Est Europa dell’epoca, caratterizzato da una natura rigogliosa che spazia tra boschi, grotte, paludi, passi montani, castelli, chiese e piccoli villaggi rurali del medioevo. Un altro aspetto che ho assolutamente adorato invece sono le schermate di caricamento, dove Rebel Wolves ha optato per splendidi dipinti in stile tardo-medievale che richiamano l’iconografia gotica del XIV secolo, con la particolarità di essere dei dipinti dinamici e cambiare in base allo svolgersi della storia e all’alternanza del ciclo giorno/notte. Veramente splendidi. Il vero fiore all’occhiello della produzione polacca resta però l’altissimo livello della scrittura della storia, dei personaggi e dei loro dialoghi e della lore dark-fantasy ben congegnata e costruita dal team narrativo.

Jakub Szamałek si conferma infatti una garanzia assoluta e dopo aver firmato le sceneggiature di The Witcher 3: Wild Hunt e Cyberpunk 2077, confeziona anche qui un racconto convincente, solido, ben ritmato, ricco di tematiche mature, cupe e di scelte morali che metteranno sempre a dura prova il giocatore. È una storia che semplicemente cattura e sa coinvolgere dall’inizio alla fine, capace in più di trasmettere una costante sensazione di pressione grazie all’escamotage del tempo. Tuttavia, se giocato a difficoltà normale, il timer non risulterà mai troppo punitivo, permettendo di portare a termine la quasi totalità delle quest. Questo però non intacca minimamente la straordinaria rigiocabilità del titolo e le sue variabilità, considerando che potremo imboccare sempre vie opposte che modificheranno radicalmente gli eventi che poi ci potranno condurre ad uno dei sette finali disponibili.

Un plauso finale va all’ottimo glossario che offre una panoramica enciclopedica su personaggi, mostri, luoghi e leggende presenti nel gioco e al comparto audio. Quest’ultimo difatti è curatissimo sotto ogni aspetto, dai suoni ambientali alla bellissima colonna sonora dalle sonorità folk-gotiche curata da artisti come Nikola Kołodziejczyk, Piotr Musiał, Mikołaj Stroiński, Karolina Matuszkiewicz, Kacper Malisz, l’AUKSO Chamber Orchestra di Tychy e dell’Atom String Quartet, che potete trovare tra l’altro nella sua versione ufficiale su Spotify a questo link. Sontuoso infine il doppiaggio, sia in lingua inglese, ma soprattutto in italiano grazie alle grandi interpretazioni di tutto il cast, tra cui spiccano Gabriele Donolato nei panni di Coen, Mario Scarabelli in quelli di Brencis, Jolanda Granato per la splendida Lacra e Gea Riva nel ruolo di Anca.

IL PRIMO TASSELLO DI UNA SAGA PROMETTENTE

In conclusione, The Blood of Dawnwalker si è rivelata a mio avviso un’esperienza veramente tanto affascinante nonostante i suoi limiti tecnici, capace di conquistarmi soprattutto grazie alla dualità di Coen, al fortissimo senso di libertà che ti lascia il gioco, alla sua rigiocabilità e ad una storia dark fantasy gotica sempre coinvolgente e mai banale. Sebbene il comparto tecnico presti il fianco a diverse critiche a causa di un’ottimizzazione da rivedere e un combat system che può risultare a tratti legnoso e datato, il team polacco capitanato da Konrad Tomaszkiewicz è riuscito comunque a confezionare un gioco di ruolo convincente e soprattutto capace di regalare quel sapore squisitamente old school che a mio avviso non deve mai mancare in un GDR. Una sensazione che sinceramente ho percepito in pochi giochi negli ultimi tempi e che per me fa veramente tanto la differenza pad alla mano.

Per chiunque abbia amato opere come The Witcher 3: Wild Hunt, Cyberpunk 2077, Kingdom Come: Deliverance o Vampyr per citarne alcuni, The Blood of Dawnwalker è un titolo che fa assolutamente al caso vostro, perché sarà in grado di darvi ciò che cercate in un GDR. Se cercate un titolo in cui la storia vi coinvolga, vi piace il medioevo e i vampiri, state sicuri che l’avventura di Coen sarà un’esperienza che merita assolutamente di essere vissuta. Come già annunciato dagli sviluppatori, siamo solo all’inizio con The Blood of Dawnwalker. E se questo è il primo tassello di un’opera e universo ben più vasti… sono certo che questi ragazzi saranno in grado di sbalordirci ancor di più in futuro… e sinceramente detto tra noi, io non vedo l’ora!


The Blood of Dawnwalker è disponibile su PlayStation 5, XBOX Series e PC.

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