Il 6 febbraio con Universal Pictures, arriva al cinema The Brutalist, diretto e scritto (insieme a sua moglie Mona Festvold) dall’attore e regista Brady Corbet (Vox Lux, The Childhood of a Leader) presentato all’81 Mostra del Cinema di Venezia dove ha vinto il Leone d’Argento per la regia. Il film sta facendo incetta di premi e nomination dopo aver vinto il Golden Globe per il Miglior Film Drammatico, la Miglior Regia e il Miglior Attore Protagonista in un film drammatico ad Adrien Brody. The Brutalist vede tra i protagonisti Adrien Brody, tra i frontrunner per la vittoria all’Oscar, Guy Pierce, Felicity Jones e Joe Alwyn ed è prodotto da A24 che sta puntando moltissimo a questo monumentale progetto dalla durata di quasi quattro ore. Grazie a Universal Pictures Italia abbiamo potuto vedere il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parare.

Fuggendo dall’Europa del dopoguerra, l’architetto visionario László Toth (Adrien Brody) arriva in America con l’obiettivo di ricostruire la sua vita, il suo lavoro e il suo matrimonio con la moglie Erzsébet (Felicity Jones), dopo essere stati separati durante la guerra a causa di confini mutevoli e regimi oppressivi. Da solo in un paese sconosciuto, László si stabilisce in Pennsylvania, dove il ricco e influente industriale Harrison Lee Van Buren (Guy Pearce) riconosce il suo talento nell’arte di costruire. Ma potere e eredità hanno un prezzo molto alto…

The Brutalist è costruzione è decostruzione. Il suo centro si trova nella straordinaria capacità di trasformare l’architettura in una potente metafora visiva e narrativa per affrontare le ferite lasciate dall’Olocausto. Il protagonista, un architetto, László Toth, è un sopravvissuto ungherese che porta addosso il peso del trauma della persecuzione. Le creazioni di László non sono solo edifici, ma veri e propri monumenti alla memoria collettiva e l’estetica “brutalista”, con la sua essenzialità, le superfici grezze e le linee dure, si presta perfettamente a rappresentare questa complessità emotiva. Ogni struttura realizzata da László racchiude un messaggio doppio: è al tempo stesso un rifugio che offre sicurezza e un memoriale che ricorda le sofferenze vissute. L’edificio diventa parte del passato che vuole essere ricordato. The Brutalist esplora le profonde contraddizioni del sogno americano, svelandone le ambiguità con una narrazione intensa e ricca di sfumature. Per molti, l’America rappresenta la terra delle opportunità, il luogo dove libertà e prosperità sembrano alla portata di chiunque abbia il coraggio e la determinazione di inseguirle. Tuttavia, per chi arriva con grandi speranze, come il protagonista, questo sogno spesso rivela il suo lato più oscuro. Attraverso László, il film si interroga su una domanda cruciale: quanto siamo disposti a sacrificare di noi stessi per appartenere a un sistema che sembra richiedere la rinuncia alla diversità?

Con The Brutalist, Brady Corbet si consolida uno dei registi più sofisticati e visionari del cinema contemporaneo. La sua regia, ricercata, riesce a fondere due dimensioni apparentemente opposte: la grandiosità delle immagini e l’intimità delle emozioni. Il film, girato in 70mm, non è solo un esercizio estetico, ma una scelta che aggiunge profondità e alla narrazione. Questo formato, permette a Corbet di catturare dettagli straordinari, dalle superfici dei materiali architettonici alle sfumature nei volti dei personaggi. L’approccio registico di Corbet è caratterizzato dall’uso di inquadrature statiche e da un ritmo narrativo volutamente lento, che amplifica il senso di introspezione e immobilità. Questo stile riflette il tumulto interiore del protagonista, un uomo segnato da un passato doloroso e ossessionato dal desiderio di costruire qualcosa di duraturo e significativo. La regia di Corbet è un omaggio al cinema d’autore, ma con una sensibilità moderna che rende il film accessibile e coinvolgente. Ogni scelta stilistica è attentamente calibrata: la durata prolungata delle riprese, il silenzio di molte scene e i movimenti di macchina studiati, amplificano il coinvolgimento emotivo dello spettatore. La fotografia di Lol Crawley è alla base dell’estetica di The Brutalist. Il suo uso del chiaroscuro evoca un’atmosfera che richiama il cinema europeo degli anni ’60, con evidenti riferimenti a maestri come Michelangelo Antonioni e Ingmar Bergman. I contrasti cromatici rafforzano il dualismo della narrazione: i toni freddi e desaturati delle sequenze ambientate in Europa evocano malinconia e perdita, mentre i colori caldi delle scene americane suggeriscono speranza e rinnovamento.

In The Brutalist, la colonna sonora firmata da Daniel Blumberg non è un semplice accompagnamento musicale, ma una componente essenziale, un personaggio. Blumberg crea paesaggi sonori che esplorano le profondità emotive, confeziona una musica che è al tempo stesso intima e monumentale. Una delle grandi forze di The Brutalist è la sinergia tra colonna sonora e regia. Blumberg non si limita a comporre musica per accompagnare le scene: la sua partitura sembra nascere direttamente dal mondo visivo creato da Brady Corbet. I suoni grezzi e a tratti stridenti rispecchiano le superfici ruvide degli edifici, mentre le rare aperture melodiche sembrano catturare gli sprazzi di speranza che emergono nella vita di László Toth.

La performance di Adrian Brody nel ruolo di László Toth è, senza dubbio, la punta di diamante del film, ma è la sinergia tra tutti gli attori che rende The Brutalist un’esperienza tanto potente quanto commovente. Non è solo il corpo di László a raccontare la sua storia, ma anche l’intensità dei suoi silenzi e la calma apparente che nasconde una profondissima vulnerabilità. Il suo volto diventa un riflesso di un dolore che si fa spazio, ma non si lascia mai consumare dal melodramma. Brody è capace di evocare la forza interiore di un uomo che combatte con i suoi demoni senza mai scadere nel pathos gratuito. Accanto a Brody, Felicity Jones, nei panni di Erzsebet, la moglie di László. Jones offre una performance toccante e sfaccettata, capace di trasmettere la complessità del suo ruolo. Erzsebet non è semplicemente una figura di supporto emotivo per László: è una donna che ha vissuto anch’essa il trauma della guerra, ma che cerca di ricostruire la propria vita e quella della sua famiglia. Nei panni di un insolito e ricco magnate, Harrison Lee van Buren, un Guy Pierce abbastanza lontano dai suoi ruoli che hanno caratterizzato la sua filmografia. Un uomo che si presenta come una figura ambigua, sia nel suo comportamento che nelle sue motivazioni. Van Buren non è solo un personaggio che agisce come catalizzatore per gli eventi, ma diventa anche un simbolo della costruzione e della distruzione, un contrasto che ben si integra nei temi del film.

The Brutalist si conferma un film straordinario che fonde un’estetica di grande impatto con una narrazione intima e profonda. Il suo uso audace del 70mm e il suo approccio minimalista rendono ogni scena un’opera d’arte visiva che riflette i tormenti interiori dei personaggi. Il cast, capitanato da un Adrien Brody impeccabile nel ruolo di László Toth, offre interpretazioni straordinarie che trasmettono con sottigliezza e profondità le lotte interiori dei protagonisti. The Brutalist è un film che riesce a unire una forte componente visiva e sonora a una riflessione profonda sull’umanità, la memoria e la resilienza. La sua potenza emotiva, la sua capacità di esplorare il trauma senza mai scadere nel melodramma, e l’eccellenza del cast lo rendono un’esperienza cinematografica indimenticabile.


The Brutalist di Brady Corbet arriva al cinema con Universal Pictures Italia a partire dal 6 febbraio. Ecco il trailer italiano del film:

RASSEGNA PANORAMICA
The Brutalist
9
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Alessandro Pallotta
Classe 1995, laureato in critica cinematografica, trascorro il tempo tra un film, una episodio di una serie tv e le pagine di un romanzo. Datemi un playlist anni '80, una storia di Stephen King e un film di Wes Anderson e sarò felice.

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