Dopo l’enorme successo di The Witch (2015) e The Lighthouse (2019), Robert Eggers abbandona le produzioni a basso budget (i primi due film erano costati rispettivamente 4 milioni e 11 milioni), per dedicarsi ad un progetto decisamente più ambizioso – almeno sulla carta – in termini strettamente economici, con la realizzazione del suo terzo lungometraggio The Northman, con un budget che si aggira attorno ai 70-90 milioni di dollari. Una strada diversa quella intrapresa da Eggers che inizia con l’abbandono della A24, casa di produzione dei primi due film, e prosegue con la messa in scena di una leggenda perfetta per le sue corde, ma troppo semplice e basica per un autore di una tale poetica.

Ambientato all’inizio del X secolo, The Northman racconta la storia di una vendetta, quella cercata da Amleth (Alexander Skarsgard). Il ragazzo è il figlio del Re Horwendil (Ethan Hawke) ucciso per mano di suo fratello Fjolnir (Claes Bang), usurpatore del trono che costringe la madre di Amleth, la Regina Gudrun (Nicole Kidman) a restargli accanto. Amleth giura a sé stesso e al padre morto di vendicare la madre e uccidere suo zio. Vent’anni dopo, diventato un vichingo usurpatore di villaggi, si imbarca come schiavo verso l’Islanda, terra di suo zio, per portare a compimento il suo piano, aiutato da Olga (Anya Taylor-Joy) una ragazza della Foresta delle Betulle ridotta in schiavitù.

Scritto a quattro mani da Eggers e dal poeta islandese Sjon, The Northman è quanto di più vicino ad un colossal epico ma allo stesso tempo quanto di più lontano da ciò su cui si basa la produzione del giovane regista americano. Riscrittura della leggenda di Amleth di Saxo Gramaticus, dal quale anche Shakespeare ha poi ripreso le vicende per mettere in scena una delle sue tragedie più famose e rappresentate, The Northman conferma l’amore di Eggers per le leggende folkloristiche popolari, ma si allontana da quel modo tanto personale ed originale di raccontarle, per prediligere una strada battuta, accessibile a tutti, lontana da quei silenzi e da quelle suggestioni che avevano caratterizzato il suo cinema fino ad oggi. Pensato per una più grande distribuzione, dopo l’enorme successo dei due film precedenti, The Northman riesce a mantenere intatte solo alcune caratteristiche della poetica di Eggers che a tratti sembrano venir meno durante il corso della pellicola per assoggettarsi a dei voleri strettamente produttivi e distributivi. Non tanto c’entra la scelta di un cast d’eccellenza – ricordiamo che negli scorsi film erano presenti interpreti come Robert Pattinson, Willem Dafoe, Anya Taylor-Joy – quanto più la semplificazione di una vicenda conosciuta ormai universalmente, adattata nel modo più semplice e lineare possibile.

In contrapposizione ad una scrittura basica e accessibile, restano invariate alcune delle trovate stilistiche che più si sono fatte apprezzare negli anni della regia di Eggers. Complici anche le magnifiche location irlandesi (nonostante sia ambientato in Islanda) scelte per la messa in scena, l’illuminazione e la fotografia curata da Jarin Blaschke, già direttore della fotografia di The Lighthouse, The Northman è puro godimento visivo che però ancora una volta trae in inganno, mascherando la debole trama non priva di alcuni buchi e incongruenze interne. Scene d’azione perfettamente coreografate e altamente grafiche ed esplicite, si mescolano con primi piani e dialoghi estremamente contenuti ma dall’alta teatralità, creando un continuo squilibrio che appaga ma non soddisfa pienamente.

A renderlo un film che probabilmente verrà ricordato, subentrano le interpretazioni di un cast di stelle, dove su tutti spiccano la dura prova fisica e corporea di Alexander Skarsgard e l’interpretazione magistrale di Claes Bang. Non mancano momenti dal forte impatti visivo ed emotivo che vedono principalmente protagonista un camaleontico Willem Dafoe e una sempre angelica ma forte e risoluta Anya Taylor-Joy. Nicole Kidman, ormai costantemente relegata al ruolo di madre/moglie, mette in scena – in chiusura di pellicola – un monologo eccellente, shakespeariano, climax dell’intera narrazione.

Nonostante The Northman sia il film più grande, più denso della produzione di Eggers, risulta a fine visione quello più vuoto, in cui il regista giocando troppo di sottrazione per appagare un certo tipo di pubblico, mette da parte quello che ha reso grande il suo cinema. Insieme a David Robert Mitchell e Ari Aster, Eggers è annoverato tra i più interessanti giovani registi del panorama horror contemporaneo; triade di cineasti lontani dai voleri di una produzione strettamente commerciale e autori di pellicole non solo dal forte impatto visivo, i tre sono riusciti a mettere in scena gli orrori in un modo del tutto anticonvenzionale. Ad oggi Robert Eggers è quello che dei tre si è più allontanato da questa strada e – chi scrive – si augura possa al più presto ritrovarla.

In conclusione The Northman è sì un buon film, ma lontano dalle precedenti produzioni che hanno consacrato Eggers. Se da un lato l’impianto tecnico e visivo sono quasi del tutto immutati, è la scelta di dirigersi verso un pubblico più ampio la scommessa persa. Persa perché anche quelle trovate registiche visivamente d’impatto risultano estremante forzate e fuori contesto in una narrazione di questo genere. Restano lodevoli le interpretazioni di un cast di stelle dove su tutti spiccano la prova fisica e corporea di Alexander Skarsgard e quella magistrale di Claes Bang. Un film che sicuramente permetterà al grande pubblico di conoscere e apprezzare Robert Eggers ma che d’altro canto potrebbe deludere chi lo conosce da anni.


The Northman arriva al cinema il 21 aprile. Ecco il trailer italiano del film:

Lascia un commento