The Shivah (Kosher Edition) – DuSordi

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“In un mondo videoludico pieno di uscite importanti, giochi tripla A, sparatutto, action e milioni di dollari spesi per creare franchise sempre uguali a sé stessi…non sarebbe interessante gettarsi a capofitto nel miniverso dei titoli indie? E ora passami il mirto.”

Dr. Coo, ubriaco di mirra intento a spruzzarsi birra sui capelli (non certo il massimo dell’originalità o della lucidità).

Effettivamente il mondo dei titoli indie (indipendenti) mi ha sempre affascinato. Può essere per certi versi paragonato a quello dei cortometraggi fatti in casa. Quei filmetti che tutti abbiamo provato a fare da piccoli, quelli girati con 2 lire, una telecamera a mano e un gruppetto di amici volenterosi. Quelli che puntano tutto sullo stupire nonostante l’assoluta mancanza di mezzi.
Non dimentichiamoci, inoltre, che una piccola sfilza di indie hanno avuto la fortuna di farsi notare da un pubblico più ampio. Chi si è dimenticato delle origini cinematografiche di Peter Jackson o Neil Blompkamp? Stesso discorso per l’universo videoludico. Perché non celebrare quei piccoli designer che, spesso e volentieri in singolo, ci portano esperienze e titoli così particolari (oltre a prodotti che sarebbe meglio scordare)?

Da questa necessità nasce la rubrica che state leggendo. Parleremo di videogiochi indipendenti, o presunti tali, a volte non particolarmente pubblicizzati e che hanno colpito l’attenzione di uno o più dei nostri vari blogger.
Bene, la rubrica è stata creata…ma con quale gioco iniziare?

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Che dire…allegria!
Fusione tra Ron Gilbert e David Cage?
Fusione tra Ron Gilbert e David Cage?

Oggi dedichiamo questo spazio ad un titolo, opera di un solo e singolo uomo (più o meno). Il suo nome? Dave Gilbert.
L’opera in questione, lo dico fin da subito, è disponibile su Steam e sui dispositivi mobile. Vi consiglierei di giocarlo prima di continuare la lettura dell’articolo…ma oggi mi sento particolarmente buono ed eviterò di spoilerare troppo.
Preparate il costume da bagno. A breve ci getteremo a capofitto in un mondo molto lontano dall’Italia, una cultura che sentiamo nominare spesso ma di cui allo stesso tempo sappiamo ben poco (Woody Allen a parte).

The Shivah (tradotto letteralmente sarebbe “periodo di lutto”) è il titolo a cui accennavo. Si tratta di un’avventura grafica che Gilbert sviluppò nel lontano 2006 tramite l’utilizzo di AGS (Adventure Game Studio), un programma piuttosto basilare per creare punta e clicca. Del gioco venne poi rilasciata, nel 2013, una versione aggiornata denominata “Kosher Edition”, ed è proprio di questa che parleremo oggi. Ma basta con i convenevoli e cominciamo a parlare della trama.

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Non vi andrebbe dell’umorismo ebraico?

In questo gioco impersoneremo il rabbino Russell Stone, un uomo sull’orlo di una crisi totale. A causa di scelte infelici compiute nel suo passato, la sua sinagoga ha infatti perso sempre più fedeli. Proprio il giorno in cui lui sarà sul punto di gettare la spugna, anche a causa anche dei suoi vari debiti, e non avrà più la forza di tirare avanti, succederà qualcosa di miracoloso e provvidenziale. Stone riceverà la visita di un ispettore di polizia che gli chiederà se conosce un tale Jack Lauder. A quanto pare il misterioso Jack ha lasciato al rabbino una gran somma di denaro.
Ah si, dimenticavo di dirvi che il nostro benefattore è morto e pare che non sia stato per cause naturali. Vi lascio immaginare su chi ricadranno i sospetti.
Starà quindi al caro Russell indagare per scoprire le circostanze della morte del suo buon e generoso amico-cadavere. Ovviamente andando avanti nella storia, scopriremo sempre più dettagli sul passato del nostro protagonista. Non mancheranno inganni, tentati omicidi, altre sinagoghe, intrallazzi e inciucci vari.

Beh...non proprio tutti gli uomini di fede.
Come non detto…

Inutile dire che la formula appena descritta sia piuttosto classica: una trama che abbiamo già visto molto volte. Non mancano, tuttavia, degli elementi e dei lati che potranno servire per rendere nuovamente interessante la nostra esperienza.
Anzitutto quando mai ci è capitato di controllare un rabbino in un videogioco? Quando mai si è detto che gli uomini di fede non possano risolvere i casi di omicidio? Sarà possibile rispondere a tutte le domande con altre domande?
Volendo evitare i vari spoiler…cambiamo argomento.
Mi ringrazierete più tardi.

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Ci sono un assassino, una donna inutile, un barista e un rabbino…

A livello di gameplay, The Shivah può essere paragonato a centinaia di altre avventure grafiche punta e clicca. I classici Monkey Island, Broken Sword, Gabriel Knight e Gemini Rue sono sempre validi.

Il nostro obbiettivo sarà analizzare oggetti, cliccare per raccogliere (i pochi) oggetti con cui potremo interagire, cliccare per sbloccare nuove piste e una serie di (poche) locazioni e parlare con i pochissimi personaggi che incontreremo.
Si, avrete notato l’enfasi che ho posto sull’aggettivo “poco”. L’avventura, essendo stata creata da una sola persona non brillerà certo per quantità di contenuti o grande longevità. Bisogna comunque dire che se vi piace il genere, come a me, e se foste stufi dei soliti titoli d’azione, come tutti, ci andrete senz’altro a nozze, poca interattività dei fondali o meno.
Ad arricchire il già ben testato scheletro da punta e clicca, ci sono delle aggiunte molto particolari che vi potranno interessare assai.

Brutto segno...davvero brutto segno!
Brutto segno…davvero brutto segno!

Da un lato, a condire e personalizzare la vostra esperienza, ci saranno anzitutto delle scelte morali (niente a che vedere con un Mass Effect o Walking Dead, ovviamente!). In The Shivah, avremo due tipi di opzioni. Da un lato le classiche scelte morali (salvare qualcuno o lasciarlo morire), dall’altro avremo delle peculiarissime scelte di dialogo.
Cosa intendo? Durante la nostra partita non avremo la possibilità di scegliere la riga di testo da pronunciare, bensì il tipo di atteggiamento con cui rispondere. Per esempio potremo tenere un atteggiamento sarcastico, rabbinico (che in realtà sarebbe sarcasmo sotto forma di domanda), schivo, bugiardo, sincero e così via. Bisogna ammettere che tale feature aumenta di molto la rigiocabilità (potrete reiniziare la partita e utilizzare differenti atteggiamenti per vedere dove andrete a parare). Inoltre questo tipo di dialoghi darà un certo senso di mistero e di realismo.
Dopotutto in una conversazione con qualcuno, spesso e volentieri, vi capiterà di pensare maggiormente al come dire qualcosa (espressioni facciali, tono della voce etc) rispetto a cosa dire frase per frase.
Come se non bastasse questo tipo di gameplay vi aiuterà ad immedesimarvi maggiormente nel protagonista il quale, essendo un rabbino, è piuttosto lontano dalla mentalità del videogiocatore medio, ateo o cristiano che sia.
Consideratelo un viaggio interessante in una realtà lontana e inesplorata.

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Depression level = Quarantenne su facebook di lunedì.

La seconda novità che ho trovato interessante, ma poco sfruttata, è stata quella delle parole chiave. Durante l’avventura ci troveremo davanti a parole speciali, come nomi di persone, luoghi, concetti etc. Man mano che proseguiremo, utilizzeremo questi termini chiave per poter proseguire in certi dialoghi, risolvere enigmi o per scoprire nuove piste da seguire. Ci sarà data anche la possibilità (solo una volta) di fondere due indizi per poter raggiungere nuove conclusioni. Insomma, come dei veri investigatori.

L'utilissimo dizionario dei termini ebrei.
L’utilissimo dizionario dei termini ebrei.

Proseguendo nell’analisi non posso che citare l’ottimo comparto audio!
Da un lato la Ost (original soundtrack), sebbene composta da soli 13 brani, risulterà davvero un ottimo sottofondo per le vostre indagini (oltre che per un semplice ascolto estemporaneo). Si tratta quindi di un dettaglio davvero ben curato. Ogni ambiente avrà un tema differente e la musica non farà che migliorare l’atmosfera generale (che, come avrete capito, è decisamente deprimente). Visitare sinagoghe, uffici, case e così via sarà un vero piacere per le orecchie.
Di seguito vi linko l’intera colonna sonora. Buon ascolto.

Un altro plauso è d’obbligo al cast di personaggi presenti nel titolo. Sebbene non sia particolarmente ricco (tutti i personaggi si possono contare sulle vostre dita delle mani…e quelli importanti su una mano monca) e non particolarmente approfondito, aiuteranno anch’essi a rendere più intrigante l’intero intreccio. Ci verrà voglia di sapere sempre di più di loro, dei loro passati, dei loro pensieri, motivazioni e così via.

Eh si…è tempo di parlare dei difetti di The Shivah. Ci si sente male a criticare un gioco indipendente, ma sopravviverò e lo farò comunque. Sintetizzando in una sola frase:

“Questo gioco è corto quanto la scoreggia di una mosca”

Ormai ve lo avrò fatto entrare nella capoccia a forza di ripeterlo: The Shivah dura davvero troppo poco. Con questo intendo dire che con 1 ora e mezza, massimo 2 ore (il tempo che ho impiegato io, senza soluzione) avrete il gioco già finito. Però non preoccupatevi! Per fortuna l’avventura possiede vari finali diversi che potrete sbloccare rigiocando in maniera leggermente diversa ogni partita (le scelte importanti però saranno giusto una piccola manciata e a pochi minuti dall’epilogo).
Bisogna anche dire che il titolo si trova con facilità a 4.99 €. Traete voi le vostre conclusioni. Un bel seguito o una storia ambientata nello stesso mondo o con dei personaggi in comune (un prequel magari) sarebbe davvero ben gradito!

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Quel tizio non mi piace.

Altra grossa pecca del titolo sono gli enigmi…diciamo che il problema in realtà si presenta solo per metà. Alcuni infatti sono interessanti (scoprire password in ebraico, confrontare mail e documenti in cerca di nomi in comune, ricerca manuale tramite internet e scelte di dialogo particolari per convincere le persone ad aiutarti…altrimenti GAMEOVER!), ma la quantità di essi è così esigua da non risultare un grande ostacolo per i giocatori più navigati.

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O sta per pugnalarmi oppure per cominciare a cantare.

Riguardo il lato grafico c’è ben poco da dire. Il gioco è stato creato con AGS e si nota parecchio. Animazioni limitate, pixel art retrò, sfondali belli da vedere…ma niente di davvero incredibile. Per certi versi il tutto ricorderà molto da vicino quel gioiellino di Gemini Rue (che guardacaso venne prodotto dalla Wadjet Eye, software house dello stesso Dave Gilbert, qualche anno dopo).
Diciamo si nota in entrambi la presenza delle stesse mani.

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Uno screen dalla versione originale…

NB: Sto giudicando la Kosher Edition…sia nella versione originale che nella Kosher non c’è parecchio che faccia urlare al miracolo…grafica retrò ma funzionale.

Prima di concludere, vorrei aggiungere un postilla. All’ottima colonna sonora, si aggiunge un discreto doppiaggio in inglese (niente localizzazione in italiano…sorry). Sebbene quest’ultimo sia palesemente non professionale (è facile sentire disturbi fonici e la qualità dei microfoni usati per registrare non eccelsa), aiuterà sempre di più a calarci nell’atmosfera tenebrosa di questa piccola opera dai toni così ebrei. Ah, quando ho detto che il titolo non era proprio “fatto in solitaria”, era al doppiaggio che mi riferivo (doppiaggio a parte, il resto è ad opera di Gilbert)!

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…lo stesso nel remake.

Detto questo! Credo sia il momento giusto per dare un giudizio complessivo su The Shivah.
La piccola opera creata del caro Dave è una perla grezza che presenta comunque aspetti realmente interessanti. Inutile dire che vi siano parecchi piccoli difetti non indifferenti. Se infatti posso gioire della bellezza delle ambientazioni, della trama, dei personaggi e della colonna sonora, non posso non lamentarmi di una scarsa quantità di enigmi e di una longevità veramente troppo bassa (oltre che un livello grafico davvero scarso).
Allo stesso tempo, nonostante il budget ristretto, bisogna dire che il prodotto risulta sufficientemente interessante e meriterebbe una bella giocata (magari più di una).
Per il resto The Shivah mi ha incuriosito a tal punto da voler provare qualche altro titolo della Wadjet Eye Games.

E voi? Avete giocato The Shivah? Lo conoscevate?
Fatecelo sapere.
Inoltre se conoscete titoli indipendenti meritevoli e poco conosciuti…beh, fatecelo sapere comunque!