A partire dal 17 febbraio in esclusiva su Sky e NOW TV con un episodio a settimana torna l’attesissima terza stagione di The White Lotus creata per HBO e Sky Exclusive da Mike White. Come al solito la serie si configura una passerella di stelle tra cui: Leslie Bibb, Carrie Coon, Walton Goggins, Sarah Catherine Hook, Jason Isaacs, Lalisa Manobal, Michelle Monaghan, Sam Nivola, Lek Patravadi, Parker Posey, Natasha Rothwell, Patrick Schwarzenegger, Tayme Thapthimthong, Aimee Lou Wood. Il cast aggiuntivo include Nicholas Duvernay, Arnas Fedaravičius, Christian Friedel, Scott Glenn, Dom Hetrakul, Julian Kostov, Charlotte Le Bon, Morgana O’Reilly e Shalini Peiris. Grazie a Sky abbiamo potuto vedere alcuni episodi della terza stagione in anteprima e vi riportiamo il nostro parere.

La prima stagione di The White Lotus, uscita nell’estate del 2021, ottenne 20 nomination agli Emmy Awards in 13 categorie, vincendo 10 premi, più di qualsiasi altra serie quell’anno, incluso quello per la miglior miniserie. La seconda stagione, lanciata a dicembre 2022, ha conquistato ben 23 nomination agli Emmy, tra cui quella per la miglior serie drammatica, aggiudicandosi 5 vittorie. Una serie dei record che dopo le spiagge dorate delle Hawaii e l’opulenza barocca della Sicilia, ci porta in Thailandia, mantenendo intatta la formula che ha reso la serie un successo: un resort di lusso, un gruppo di ospiti privilegiati pieni di nevrosi e segreti, e un mistero che incombe fin dalle prime scene. Eppure, se la prima stagione era una boccata d’aria fresca e la seconda riusciva a espandere il mondo della serie senza perdere mordente seppur con evidenti difetti, questa terza annata rischia di essere vittima del suo stesso successo.

Uno degli aspetti più evidenti di questa stagione è quanto The White Lotus 3 sembri guardare ossessivamente indietro alla sua prima stagione, riproponendo dinamiche, archetipi e persino svolte narrative che ricordano fin troppo da vicino quelle vissute dai primi ospiti del resort hawaiano. Se da un lato questo crea un senso di continuità, dall’altro toglie alla serie quell’imprevedibilità che l’aveva resa così affascinante nel 2021. I nuovi personaggi, seppur ben scritti e splendidamente interpretati, ricalcano fin troppo alcuni volti iconici della serie: abbiamo la coppia in crisi, l’ospite solitario che sembra fuori posto, il giovane ribelle che si scontra con il mondo degli adulti e, naturalmente, il personale del resort, sempre più testimone e vittima delle meschinità dei loro ricchi clienti. Se nella seconda stagione in Sicilia c’era stato uno sforzo per distanziarsi dall’originale, qui si ha spesso la sensazione di assistere a un mix più che a un vero sviluppo. Anche a livello tematico, la serie continua a costruire un quadro ciclico: nonostante il formato antologico, appare sempre più evidente come The White Lotus non sia una semplice collezione di storie scollegate, ma un unico grande racconto che si ripete con leggere variazioni. Il potere, il sesso, l’ipocrisia del lusso e il colonialismo economico si ripresentano puntualmente, con personaggi che, anche se nuovi, sembrano vivere variazioni di conflitti già visti.

Questo approccio da “grande disegno” è sicuramente affascinante, ma rischia anche di diventare un limite. Se nelle prime stagioni ogni scena sembrava carica di significati e rivelazioni, qui alcune dinamiche tra i personaggi risultano dimenticabili, almeno per ora. Alcuni conflitti appaiono forzati, mentre altri ripercorrono fin troppo fedelmente le tensioni della prima stagione. Se questa ripetitività sia una scelta voluta per rafforzare la ciclicità dell’ipocrisia umana o una semplice mancanza di freschezza creativa, saranno gli altri episodi a darci un esito.

Se c’è un elemento che continua a brillare, è senza dubbio il cast. Ancora una volta, Mike White ha selezionato un gruppo di attori straordinari, capaci di dare profondità e sfumature anche ai personaggi più stereotipati. Le interpretazioni sono intense e convincenti, e se alcuni ruoli sembrano riproporre schemi già visti, è proprio grazie agli attori che riescono comunque a risultare coinvolgenti. Il vero problema, però, sta nel ritmo. Con otto episodi da un’ora piena ciascuno, la narrazione a tratti si trascina più del dovuto. Se nella prima stagione il formato da sei episodi manteneva alta la tensione e nella seconda si riusciva a giustificare l’aggiunta di due episodi con una narrazione più stratificata che volgeva sin troppo alla comedy, qui alcune scene sembrano dilatare il tempo senza una vera necessità.

Nonostante i suoi difetti, The White Lotus 3 rimane una serie di grande qualità. La Thailandia offre un’ambientazione visivamente splendida, il cinismo tagliente di Mike White è sempre presente e il cast eleva il materiale a disposizione. Tuttavia, il forte rimando alla prima stagione e la struttura narrativa che inizia a sembrare un po’ prevedibile tolgono alla serie quell’aura di novità e imprevedibilità che l’aveva resa irresistibile. Se l’obiettivo era mostrarci come il lusso, il potere e la meschinità umana siano un ciclo infinito, la serie ci riesce. Ma nel farlo, perde un po’ della sua capacità di sorprendere. Non ci resta che vedere la stagione completa per comprendere se questo è solo un giudizio iniziale.


La terza stagione di The White Lotus arriva su Sky e in streaming su NOW TV a partire dal 17 febbraio. Ecco il trailer italiano della serie:

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