Ad Astra di James Gray | Recensione | Speciale Venezia 76

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Ad Astra

Il quarto film presentato in concorso di questa 76esima mostra internazionale di cinema di Venezia é Ad Astra, un blockbuster che segue la scia dei vari film di fantascienza usciti in questi anni nei mesi invernali, tanti passati proprio in questa rassegna, come First Man che ha aperto lo scorso anno, Gravity nel 2013, oppure Interstellar e  The Martian usciti nel 2014 e 2015.
Come gli altri film citati, è sempre un grande autore a dirigere quest’ opera ambientata nello spazio, e questa volta l’autore é niente meno che James Gray, regista indipendente e uno dei più bravi nel settore degli ultimi 20 anni , che ha saputo portare melodrammi importanti, come Two Lovers, C’era una volta a New York, I padroni della notte e il più recente Civiltà Perduta, ad un altro livello nel cinema americano.

Ad Astra

In questo caso si è trovato ad affrontare un’opera con un budget esagerato rispetto agli altri film diretti in passato e con un gruppo di star, che comunque non sono mai mancate nei suoi film.

La trama di Ad Astra , che è stato presentato incredibilmente a Venezia, non essendo stato pronto in tempo per il festival di Cannes, dove Gray è sempre stato abituato ad andare con i propri film, è la seguente : Da qualche parte nello spazio profondo, un campo elettrico scarica la sua forza alla velocità della luce e minaccia la sopravvivenza della Terra. L’origine viene presto identificata e il Maggiore Roy McBride viene incaricato della missione che dovrebbe liquidare il problema. Ma le cose non sono così semplici perché Roy, soldato decorato oltre i confini della Terra, è il figlio di Clifford McBride, pioniere dello spazio partito ventinove anni prima per cercare segni di vita su Nettuno. Arenata tra i suoi satelliti, la nave del padre è la causa delle scariche elettriche che colpiscono la Terra. Astronauta performante e figlio devoto, Roy è il cavallo di Troia per stanare Clifford. Un cavallo indomabile che cerca risposte all’abbandono e una via per tornare finalmente a casa.

Ad Astra è uno dei primi film che Disney distribuirà tra quelli “ereditati” dall’acquisizione di 20th Century Fox: una scelta forte, quella di portarlo a Venezia, per Disney, che porta alla manifestazione un film che sembra aver subito qualche taglio nelle scene più splatter. Guardando la pellicola si ha la netta sensazione che il prodotto sia stato originariamente concepito come una pellicola Rated-R, salvo subire qualche taglio di tanto in tanto per standardizzarsi al tipo di pubblico a cui tende solitamente la Casa di Topolino. Una scelta, questa, che sicuramente lascerà scontenta una buona fetta della critica e del pubblico, e che sicuramente possiamo annoverare tra i non pochi difetti della pellicola.

Ad Astra

Tra i difetti più lampanti non possiamo non citare l’onnipresente, al limite del fastidioso, presenza della voce di Brad Pitt, che narra, commenta e mostra i propri
pensieri lungo tutto l’arco del film, che dura due ore ma che, per questo e per altri motivi, risulta un’esperienza decisamente più faticosa, facendosi percepire come
una pellicola ben più lunga dei suoi reali 120 minuti. Sicuramente non una durata eccessiva per una pellicola di fantascienza, ma tra una trama che stenta a decollare e che presenta diversi difetti nella narrazione, ed il minutaggio risicato dedicato ai personaggi secondari, la fruibilità dell’intera storia viene resa più difficile e altalenante di quanto potrebbe e dovrebbe.
E’ proprio l’onnipresenza dell’attore, sia come voce che come presenza in scena, l’elemento più fastidioso della pellicola: per lunghi tratti si ha quasi la sensazione di un film che voglia celebrare esageratamente la star protagonista, assoluto mattatore del film, che relega in secondo piano quasi tutto il resto del cast, fatta eccezione per un ottimo Tommy Lee Jones.

La sensazione è davvero quella di un film che non è di James Gray, del quale non si riesce a percepire il tocco, bensì una pellicola incentrata sul protagonista e piena di ottimi effetti speciali che, nonostante la qualità, mal si conciliano con la trama poco sviluppata del film. La sceneggiatura, solitamente uno dei punti di forza di Gray, in questo caso non sembra nemmeno opera del regista, ed è decisamente insistente il sospetto che i piani originari per Ad Astra prevedessero uno sviluppo decisamente più complesso e completo, con più dialoghi e meno momenti che sembrano estrapolati da un trailer, soprattutto a livello musicale.

Ad Astra

A livello tecnico la pellicola è di ottima fattura e nonostante, come già anticipato, non si veda particolarmente lo stile del regista, fotografia e montaggio sono decisamente di ottimo livello. Discorso a parte merita la colonna sonora, sicuramente validissima ma, proprio come la ridondante presenza vocale del protagonista, anche la componente musicale tende ad essere onnipresente, anche laddove non ce ne sarebbe bisogno, arrivando, anche in questo caso, a risultare a tratti fastidiosa.
Una maggiore alternanza tra musica e silenzi avrebbe sicuramente reso onore al comparto sonoro, anziché renderlo fastidioso.

Ad Astra è, in conclusione, un film d’intrattenimento che, nonostante alcuni spunti decisamente interessanti ed un comparto tecnico sicuramente all’altezza, soffre di grossi difetti di sceneggiatura e scrittura, con una storia che annoia e confonde lo spettatore.