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American Gods

American Gods 2×04 – The Greatest Story Ever Told | Recensione

  • di Luca Brindani
  • Aprile 2, 2019
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La puntata di questa settimana di American Gods è sicuramente, esclusa la prima House on the Rock, quella con più elementi di cui parlare, quindi perdonate la lunghezza di questa recensione.

Mr Wednesday (Ian McShane) e Shadow Moon (Ricky Whittle) sono arrivati ad un punto cruciale della guerra: stabiliti gli alleati, è ora di reperire la moneta, dunque ci si può rivolgere solamente ad un Dio, Il Denaro. Nel frattempo Tech Boy (Bruce Langley) è ai ferri corti con Mr World (Crispin Glover) dopo la morte di Argo, l’occhio dei nuovi dei sull’intera America. Durante questa lunga corsa ai finanziamenti, Mr Ibis, Bilquis (Yetilde Badaki) e Anansi (Orlando Jones) discutono della loro gente e della nuova schiavitù ri-brandizzata.

Questa puntata, all’apparenza, potrebbe sembrare molto insignificante, ma così non è: ci porta infatti a delle riflessioni interessanti sulla tecnologia e sul denaro come valuta e come concetto. L’episodio, infatti, si apre con una lunga digressione che vede protagonista un apparente “programmatore” per poi, ad un certo punto, interrompersi e buttare lo spettatore nella guerra tra vecchi e nuovi dei; questa sequenza servirà solamente ad introdurre il concetto della bellezza della tecnologica contro l’infallibilità umana, oltre alla dimostrazione che la tecnologia stessa può mimare l’essere umano, se con i giusti mezzi e righe di codice. Il fatto che questo lungo preambolo veda protagonista proprio anche Tech Boy ci permette di poter tirare ad indovinare quello che potrebbe succedere da lì alla fine della puntata, ma non è questo il punto centrale.

Infatti, oltre alla tecnologia, si parla anche della caducità dell’essere umano obsoleto, dove l’arrivo del ritiro coincide con la morte. Dopodiché, ci si prende una gran parte della puntata per parlare di denaro e di come esso sia la storia più grande storia mai raccontata: Wednesday si dilunga infatti nel raccontare come in America, ora più che mai, esso sia solo un Valore creduto dalle persone, un po’ come un Dio e non come qualcosa che effettivamente abbia corrispettivo reale in termini di valore: infatti, come spiegato all’interno della puntata stessa, in seguito al 15 Agosto 1971, è stato eliminato il sistema aureo di Bretton Woods del 1944, ossia la convertibilità del dollaro in oro, sostituendolo con il sistema fluttuante creato da loro stessi. E’ un momento importante, perché è sia un punto nevralgico della storia degli Stati Uniti, sia il momento di nascita di un Dio imparziale, venerato come qualsiasi antica divinità, Il Denaro.

American Gods si dimostra quindi, anche in questa puntata, in piena fase di world building, cosa di cui Gaiman è sempre stato maestro e che ora, grazie al lavoro degli sceneggiatori della serie ed un tempo superiore a quello della narrazione di un singolo romanzo, può dilungarsi nella creazione di sistemi molto più approfonditi e plausibili, che fanno della serie un “House of Cards” con gli Dei.

Certamente anche questo episodio presenta i soliti problemi della serie: l’eccessivo dilungarsi su certi topos che, seppur stabiliti come canone nel libro, in fase di adattamento andrebbero modificati, proprio per evitare che certe attese diventino snervanti. Su tutti, l’attesa stessa della scoperta, del segreto o dei segreti, rimandata talmente tante volte che ad un certo punto i segreti tendono a consolidarsi, nella mente dello spettatore, come fatti ancora prima che passino su schermo.

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