L’isola di Manhattan non esiste più. Al suo posto, invisibile agli occhi dei mortali, si erge Arcadia, il regno di tutte le storie, un luogo in cui Tempo e Spazio hanno nuovi significati. Un reame idilliaco dominato dalla magia, ma martoriato dalla guerra tra Re Taranis e le feroci milizie della Mano Verde. E mentre personaggi vecchi e nuovi cercano di dare un senso a questo folle mondo, una domanda tra mille troverà risposta: cosa è successo a Becky Kumar?

ArcadiaNon vi racconteremo altro oltre a questa sinossi, a livello di trama, di questo primo, attesissimo volume di Arcadia, il nuovo ciclo dell’universo narrativo creato da Marco B. Bucci e Jacopo Camagni, che abbiamo imparato a conoscere in quella perla che risponde al nome (scusate il gioco di parole) di Nomen Omen. Non ha alcun senso rovinarvi la sorpresa di scoprire quanto il duo di autori, che già ci avevano conquistato con il primo ciclo, abbia alzato l’asticella qualitativa, ma vi basti sapere questo: per quanto sia ovviamente meglio conoscere tutto quello che è successo in precedenza, questo primo volume di Arcadia è perfetto da leggere anche se siete all’oscuro dell’esistenza del passato di Becky e di Manhattan. Tanto, e ve lo assicuriamo, una volta finito correrete a recuperare i precedenti.

Bene, se non si fosse capito, chi vi scrive è un estimatore del lavoro di Camagni e Bucci e, particolare non indifferente, un divoratore di storie fantasy in ogni possibile declinazione: parliamo quindi di Arcadia Volume 1 – Mad World!

Cosa rende Arcadia così entusiasmante? I disegni di un Camagni in super forma, colorati da Fabiola Ienne, tanto per cominciare. Si, perché in Arcadia, a differenza di Nomen Omen, il mondo è totalmente a colori: se nel primo ciclo, per scelta artistica e una profonda motivazione narrativa, le tavole erano in bianco e nero con i colori che indicavano la magia, in questo nuovo ciclo abbiamo un’esplosione di colori, come è giusto che sia, visto che il mondo di Arcadia è zeppo di magia. Camagni, sostituito da Fabio Mancini nelle sequenze oniriche, si supera ancora una volta, ed è libero di scatenare tutto il proprio estro in paesaggi che citano a più riprese tantissimi universi dell’immaginario fantasy, da Il Signore degli Anelli alla Principessa Mononoke, da Masters of the Universe a Il Mago di Oz, passando per l’Isola che non c’è, il tutto con una varietà e, a tratti, una follia che ci ha ricordato il Weirdworld di Mike del Mundo. Che si tratti di un paesaggio, di un dialogo tra i vari protagonisti, o di una concitata scena d’azione e combattimento, le tavole di Jacopo Camagni sono fluide, ordinate ma estrose, perfette per la narrazione, di cui parleremo più avanti, e per il ritmo impresso da Bucci alle vicende di Becky.

Arriviamo poi alla narrazione: così come in Nomen Omen, Bucci imbastisce una trama che ha ritmi e tempi narrativi degni di una grande serie tv, con un’alternanza tra l’introspezione ed analisi dei personaggi e le sequenza più ricche di azione e di colpi di scena (e già in questo primo volume abbondano) pressoché perfetta, che fanno scorrere le 120 pagine di questo primo volume in maniera rapida e appagante, con un cliffhanger a fine volume degno di un finale di stagione della vostra serie TV preferita. Il cambio di ruolo di diversi personaggi, la fluidità del loro “essere nel giusto” a seconda del punto di vista, la gestione delle “Beckies”, sono tanto coerenti con il passato quanto uno strappo con Nomen Omen da essere perfette, come si diceva in apertura, sia per gli aficionados della saga che per un lettore che non abbia mai sentito parlare di Becky e di Manhattan.

E poi, anziché adagiarsi sugli allori del successo del primo ciclo, ecco il cambiamento stilistico e narrativo che, perfettamente coerente con il cambiamento che la stessa Arcadia rappresenta, amplifica e modifica il concetto di metanarrazione che già permeava Nomen Omen: questo nuovo mondo è un mondo potenzialmente infinito di storie, e tutto questo primo volume si basa, a più livelli, sull’arte di raccontare, e di ricordare, una storia, sia visivamente che narrativamente. Un concetto tanto complesso da spiegare senza fare spoiler decisamente sgraditi, quanto meraviglioso da leggere, in quello che, a tratti, diventa letteralmente una matrioska onirica di storie. Esattamente come in Nomen Omen, se avete apprezzato La Storia Infinita, o Sandman, per citare due opere di “discreta” influenza nella narrativa fantastica, amerete questo nuovo ciclo.

Nota a margine: a fine volume compare l’annuncio di un’imminente campagna Kickstarter per quello che sembrerebbe essere un gioco di ruolo, dal nome in codice Spectrum. Non vediamo l’ora di scoprire di cosa si tratti!

In questo primo volume di Arcadia, ancora più che in Nomen Omen, troviamo tutto quello che possiamo cercare in un fantasy moderno, con forti componenti urban miste a mitologia, fiabe, teatro e letteratura, con una spruzzata di videogioco e una miriade di citazioni e tributi ai grandi classici di tutti questi generi e media narrativi. Marco B. Bucci e Jacopo Camagni sono letteralmente scatenati e portano all’estremo quanto (tanto) di buono avevamo letto in Nomen Omen, con alcuni ribaltamenti di ruolo, un nuovo mondo, nuove e vecchie Storie, e sarà dura attendere il prossimo volume!

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