Arnold Schwarzenegger non ha certo bisogno di presentazioni: star di Hollywood, politico, campione di body building, l’attore nato in Austria e trasferitosi a 21 anni negli Stati Uniti d’America è, ancora oggi, uno dei personaggi più celebri ed iconici degli States.
Proprio per questo, in queste giornate dal clima socialmente rovente dopo la vicenda della morte di George Floyd, con le conseguenti proteste e l’ovvia bagarre politica a suon di tweet e dichiarazioni, Schwarzy ha voluto esprimere il proprio parere sull’intera vicenda, e l’ha fatto scrivendo una “lettera aperta” pubblicata sulla rivista The Atlantic.
Questo un estratto della lettera di Arnold Schwarzenegger:
Sono emigrato negli Stati Uniti nel 1968. Sognavo di venire qua dal momento in cui, alle scuole elementari, vidi le prime immagini dell’America. Le foto e i film con quegli altissimi grattacieli, i ponti giganteschi, le strade larghissime e Hollywood, rappresentavano per me una terra fatta di infinite opportunità. Decisi che era quello il posto a cui appartenevo.
Ma nel 1968, da nuovo immigrato, rimasi letteralmente scioccato nel verificare come la nazione sulla quale fantasticavo dalla più tenera età fosse tutto tranne che che perfetta. Anzi, non era minimamente vicina all’esserlo.
I giorni appena trascorsi ci hanno ricordato in maniera brutale quanto l’America non sia perfetta. Credo ancora che sia la nazione più grande del mondo, ma possiamo dire di esserlo davvero solo nel momento in cui ci mettiamo davanti ad uno specchio per guardare in faccia i nostri demoni, per scacciarli e cercare di migliorare giorno dopo giorno.
Le persone che stanno protestando nelle strade non odiano l’America, ci stanno solamente chiedendo un’America migliore. E ce lo stanno chiedendo per conto dei nostri connazionali che non hanno più una voce: Ahmaud Arbery, Breonna Taylor, George Floyd e molti altri.
Quando ho visto l’orribile video della morte di George Floyd, la prima cosa che mi è tornata alla mente è stato quello dell’analoga morte di Eric Garner, colpevole di aver venduto sigarette senza licenza.
Tutto questo deve finire. Ed è necessaria una presa di posizione da parte di tutti noi. C’è bisogno di un miglior training per gli agenti di polizia. Un cambiamento che deve essere chiesto, prima di tutto, dalla maggioranza delle forze dell’ordine, composta da brave persone. Ma deve finire.
Con questo non voglio attaccare le forze dell’ordine. È una critica verso un sistema che non funziona. Mio padre era un poliziotto. Ho sempre tifato per gli agenti di polizia. Ma puoi essere fan di qualcosa e, allo stesso tempo, constatare che c’è qualcosa di sbagliato al suo interno. Ed è palese che c’è qualcosa che non va.
Il mio amico Erroll Southers, che ha speso la sua intera vita nelle forze dell’ordine e ha lavorato, nella mia amministrazione, per il dipartimento di sicurezza nazionale, ha scritto oggi: “Mi capita ancora di agitarmi quando ricevo una telefonata inaspettata a un orario insolito perché spero che mio figlio, mio fratello o un parente non sia diventato il nuovo hashtag”.
Erroll Southers è un professore della USC, un ex agente dell’FBI, un uomo eccezionale in ogni sfumatura del termine che, “a causa” del colore della sua pelle, quando sente squillare il telefono di notte pensa, in maniera automatica, che suo figlio o suo fratello potrebbero essere la motivazione dietro la prossima marcia.
Non riesco neanche a immaginare cosa possa significare.
È sbagliato, è ingiusto ed è per questo che le persone stanno manifestando oggi. E’ nostro compito ascoltare tutti, e non possiamo semplicemente ignorare la questione della diseguaglianza che colpisce il nostro paese. Nessuno può affermare che i ragazzi di colore delle città ricevano la stessa educazione di quelli che vivono nelle periferie. Nessuno può negare che le minoranze si trovano dal lato sbagliato del sistema giudiziario molto più delle persone bianche. Nessuno che abbia un cuore può assistere ad omicidi del genere e non sentirsi triste, arrabbiato, persino colpevole. E’ facile veder bruciare gli edifici e non guardare al significato e alle ragioni della protesta. Ma fidatevi, odio le rivolte tanto quanto gli altri e penso che la violenza debba finire adesso.
Ma in quanto Americani non possiamo permettere che il fumo oscuri i veri problemi che dobbiamo affrontare.
La lettera di Arnold Schwarzenegger colpisce ben oltre il contenuto, altamente condivisibile: l’ex Governatore repubblicano della California ha infatti scelto The Atlantic come vetrina per la propria posizione. La rivista è notoriamente una delle più critiche nei confronti dell’amministrazione dell’attuale Presidente degli Stati Unititi Donald Trump, il quale non ha perso occasione, recentemente, per lanciare una frecciata proprio alla rivista, dicendosi contento del taglio al personale della stessa, additata come “noiosa e cattiva”.
Inoltre, pur facendo parte del medesimo schieramento politico, Arnold Schwarzenegger ha espresso pareri comunque distanti da quanto detto da Trump a proposito delle manifestazioni.
Fonte: The Atlantic

















