BeetleJuice, BeetleJuice, BeetleJuice, basta dire il suo nome tre volte per avere un vivido ricordo di un film ben costruito con la firma di Tim Burton –  al tempo noto solo per cortometraggi e solo un film – ma sarà riuscito questo sequel a stare alla pari del primo?

La produzione del film ritorna ad essere affidata alla casa di produzione di Tim Burton la Tim Burton Production che ha prodotto tutti i film del regista, alla quale si aggiunge la Domain Entertaiment (Twister, Furiosa), la Graffen Company, una compagnia ora chiusa e divisa tra Warner Bros e DreamWorks che ritorna alla produzione come accadde per il primo film. Infine si aggiunge una nuova casa di produzione fondata da Brad Pitt e Jennifer Aniston la Plan B Entertaiment che ha lavorato su The Departed, Wolfs, film presentato a Venezia 81 e di prossima uscita e Blonde il film scandalo su Marilyn Monroe. Con Burton questa casa di produzione non è nuova avevano infatti collaborato per Charlie e La Fabbrica di Cioccolato.

Lo spiritello porcello è tornato per un esilarante e irriverente sequel. In questo capitolo, il fantasma reclutato per aiutare a infestare una casa condividerà un’avventura con la figlia di Lydia.

Il cast vede il grande ritorno da parte di quasi tutto il cast principale, torna Michael Keaton nei panni di Betlegeuse, Winona Ryder ritorna a vestire i panni di Lydia Deetz che da ragazzina gotica è diventata una host televisiva con un programma tutto suo a tema fantasmi. Torna anche Cathrine O’Hara come Delia Deetz la seconda madre di Lydia ora un’artista di video arte affermata. Si aggiungono al cast Jenna Ortega nei panni di Astrid la figlia di Lydia con la quale ha un complicato rapporto, Justin Theroux che qui interpreta Rory il secondo marito di Lydia e produttore televisivo del suo show, infine si aggiungo altri tre nomi: Monica Bellucci che qui interpreta la ex sposa di Beetlejuice in cerca di vendetta, Willam Dafoe nei panni di Wolf Jackson un attore di film di serie B famoso per aver interpretato un detective e quindi nell’aldilà continua la sua parte e Arthur Conti che interpreta Jeremy la prima fiamma di Astrid.

Tim Burton dopo un periodo disneyano torna nella sua comfort zone, nel suo gusto horror comedy che lo ha reso famoso e amato. La regia ricorda quella iniziale di Burton soprattutto i titoli di testa, una ripresa vorticosa di Winter River fino ad arrivare alla famosa casa. Successivamente Burton omaggerà anche il cinema italiano come i film di Mario Bava in una sequenza in bianco e nero. Il film inoltre ha una bella costruzione dell’immagine, aiutata da luci e scenografie ben costruite. La comparsa di Delores il personaggi di Monica Bellucci, la sua entrata in scena è, insieme al momento iniziale, la parte più forte e bella di tutto il film da un punto di vista registico.

Ma Burton è tornato ad essere Burton con questa pellicola? La verità sta sempre nel mezzo. Dopo un periodo Disney e di film poco riusciti e poco apprezzati dalla critica e dal pubblico come Dumbo, Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali o Dark Shadow, questo film è sicuramente qualcosa di nuovo e innovativo. Tenendo conto di tutta la filmografia di Burton questo BeetleJuice BeetleJuice è una discreta risalita, questo film potrebbe piacere a chi non conosce Burton dai suoi cult iniziali – come i cortometraggi – o a chi lo conosce solamente con la sua era Disney.

La sceneggiatura del film è il suo punto più debole, una sceneggiatura pigra. Una sceneggiatura che non riesce a brillare sotto quasi nessun punto. Lo spazio dato ai nuovi personaggi è talmente risicato che non riescono a dare il meglio di loro sia per Bellucci che per Dafoe e questo rende i loro personaggi pressoché inutili e non funzionali alla storia. Bellucci viene presentata in maniera egregia dalla regia e successivamente tutto quello che la vediamo fare una volta tornata è camminare, camminare e camminare, non dice quasi una parola per tutto il film e questo è un problema non nuovo a Burton (il voler mettere le sue fidanzate nei suoi film), lo abbiamo visto con Helena Bohan Carter. In questo caso però sembra come se Bellucci sia nel film non per la sua carriera da attrice ma più perché è “la fidanzata”, cancellando involontariamente tutta la sua carriera. Dafoe interpreta questo attore poliziotto, ma che il suo personaggio ci fosse o meno non cambia il corso della storia. Anche l’ipotetica storia d’amore di Astrid non è ben scritta, risultando poco credibile e alla fine, allo spettatore, neanche interessa come subplot. Il film, per come è scritto, non riesce neanche a creare momenti tensivi o di sorpresa. Funzionano invece le battute di BeetleJuice, che ricordano l’ironia tagliente del primo film creando quindi la giusta comicità.

La parte migliore di tutto il film sono la fotografia, i costumi e la scenografia. Le luci sono un grande omaggio a tutto quello che era il primo BeetleJuice e all’estetica di Burton con le due differenze di aldiquà – con le luci naturali – e l’aldilà con luci colorate dal verde al blu al rosso. La fotografia è curata da Haris Zambarloukos che ha lavorato precedentemente ad Assassinio a Venezia, Cenerentola e Assassinio sull’Orient Express. I costumi sono curati da Collen Atwood la quattro volte vincitrice Premio Oscar, che ha curato i costumi per Chicago e Animali fantastici e dove trovarli. Tutti i costumi realizzati si adattano al corpo degli attori e permettono loro di esprimersi al meglio come per Jenna Ortega, Winona Ryder e soprattutto per Michael Keaton. I costumi in particolare di Cathrine O’ Hara rappresentano perfettamente il suo stile e la video arte che vuole produrre. Durante tutto il film vediamo opere d’arte nella scenografia del film, come nella scuola di Astrid o nella vecchia casa Ditz che diventa essa stessa una opera d’arte sulla rappresentazione del lutto. Per la parte musicale nonostante ci sia dietro la mano di Danny Elfman, rimane molto più iconica e incisiva la scelta musicale del 1988. All’interno di questo film c’è l’intento di voler omaggiare la parte musicale del primo capitolo non riuscendoci completamente.

Il film porta anche diverse tematiche legate a Burton, come gli outsider, già presenti nel primo film, o il concetto di matrimonio –  anche questa tematica esplorata con il film di animazione “La Sposa Cadavere”. Temi cari a Burton che qui analizza in una maniera completamente nuova. Se inizialmente gli outsider erano le ragazzine goth come Lydia, ad oggi non è più così e la stessa Lydia è diventata famosa proprio grazie a questa sua particolarità. L’outsider quindi diventa Astrid, la figlia di Lydia, una outsider diversa, una ragazza attiva sotto il punto di vista ambientale e non solo ideale che le ha passato il padre, ora scomparso.

Anche la questione matrimoniale ritorna nella personaggia di Lydia esattamente come il primo film. Se nel primo Burton criticava, volendo o meno, i matrimoni con le spose bambine – con Lydia una ragazzina e BeetleGeuse un uomo adulto-  in questo secondo capitolo il matrimonio torna come argomento soffocante, Lydia infatti viene utilizzata dal personaggio di Rory solo per soldi e non per amore. Un altro matrimonio nel film è quello di BeetleGeuse con Delores, un matrimonio finito in tragedia dove Bellucci è ossessionata da lui e vuole la sua anima. Tutte le relazioni con uomini all’interno del film sono criticate in quanto gli uomini sono manipolatori, l’unica esente in questo contesto di matrimoni fallimentari sarà proprio Delia Deetz.

BeetleJuice BeetleJuice è quindi un film che intrattiene, che diverte ma non riesce a fare molto altro. Un film perfetto da guardare con gli amici un venerdì sera ma che purtroppo non è il grande ritorno tanto atteso di Burton e dai suoi fan, un film che pecca in sceneggiatura, dove riescono però a brillare gli attori e le battute taglienti di BeetleJuice.


BeetleJuice BeetleJuice è al cinema. Ecco il trailer del film in italiano: 

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