Black Mirror 4×01 – USS Callister | Recensione

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Black Mirror

La serie antologica ideata da Charlie Brooker ha sempre cercato di andare a raccontare le derive e le implicazioni che la tecnologia può avere sulla nostra società. Con il primo episodio della quarta stagione di Black Mirror si torna subito a parlare di uno dei temi più forti della serie, il tema di una realtà virtuale estremamente reale.

USS Callister è il titolo di questa overture diretta da Toby Haynes e, con la durata di 76 minuti, è anche l’episodio più lungo della stagione.

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Infinity è il gioco multiplayer online di maggior successo al mondo: esso permette simulazioni del tutto realistiche di viaggi e battaglie spaziali, grazie a un avanzato sistema di realtà virtuale a immersione totale, tramite una connessione diretta al cervello del giocatore. Nonostante questo, Robert Daly (Jesse Plemons), creatore del gioco e co-fondatore dell’azienda che lo produce, è un uomo solo, depresso e sottomesso: sfruttato dal suo socio James Walton (Jimmi Simpson, Westworld), e trattato con sufficienza persino dai suoi dipendenti, nel tempo libero si rifugia in una versione modificata di Infinity, alla quale solo lui ha accesso. Basata sulla serie cult di fantascienza Space Fleet, nella sua privatissima realtà virtuale Robert è l’eroico Capitano Daly, comandante dell’astronave USS Callister: un condottiero coraggioso e infallibile, amato e riverito dal suo equipaggio. Sino a questo momento, USS Callister sembra raccontarci dell’innocente fuga dalla realtà di un personaggio degno di compassione.

Ma la verità è ben differente.

Questo primo episodio di Black Mirror è ingannevole e beffardo. U.S.S. Callister trae in inganno lo spettatore con la sua costruzione empatica dell’outsider, per poi rivelarne i segreti più oscuri e trasformarlo in antagonista. Caratterizzato da un continuo e ottimo cambio di tono, l’altalenarsi tra commedia parodistica e dramma fornisce la spinta perfetta per creare un’ambientazione dicotomica tra la realtà e la realtà virtuale, svelando, in un costante crescendo, una situazione oscura e ansiogena. 

Carico di spunti di riflessione che si svelano sempre con audacia, USS Callister risulta in molti suoi punti un po’ debole e non caratterizzato dalla classica brillantezza di esposizione tematica, caratteristica della serie. Queste debolezze non inficiano però la possibilità di godersi un episodio piacevole e di buona qualità.

Il lavoro del cast e del regista sono ottimi, infatti quello che colpisce di più è la straordinaria perizia con cui sono stati costruiti e curati gli elementi della Space Opera classica e i rimandi alla serie classica di Star Trek. Anche la caratterizzazione dei personaggi in entrambe le realtà colpisce lo spettatore: i tre attori principali danno una prova di qualità altissima alternandosi egregiamente nei due mondi. L’equilibrio tra le due realtà è la componente più straordinaria di questo episodio, l’utilizzo sempre a tono e mai fuori luogo dei classici cliché della space opera e la comicità mai fuori luogo riescono a far dimenticare anche quei piccoli passaggi logici che non sempre sembrano corretti. La sospensione dell’incredulità riesce a superare quei momenti ed è il merito più grande che va dato alla regia di Toby Haynes. 

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Ma Black Mirror non è solo qualità tecnica e attoriale. La serie si è sempre posta come spunto di riflessione duro e secco delle implicazioni che la tecnologia può avere sulla nostra società. Qui forse è dove l’episodio è più debole, in quello che dovrebbe essere il suo punto di forza. Tanti sono i temi che vengono toccati in questo episodio tra cui spicca, oltre alle implicazioni dell’utilizzo della realtà virtuale come fuga dal mondo reale, il tema del Machismo come simbolo di fuga da una condizione di insicurezza personale. Questi spunti di riflessione però sono resi in modo poco incisivo, non danno il classico pugno nello stomaco alla Black Mirror e non rendono particolarmente scosso lo spettatore, lasciando solo spazio a elucubrazioni di non grande rilievo. Il finale, perfettamente in linea con l’episodio, rimane estremante affascinante ma, come il resto, meno d’impatto da quello che ci potrebbe aspettare. 

Di grande impatto visivo, il primo episodio della quarta stagione scritto da Charlie Brooker si alterna tra alti e bassi non arrivando a toccare nella maniera più secca quelle corde di emotività sempre sollecitate dalle vecchie stagioni. Un po’ per chiara volontà di Brooker di dare una sterzata alla serie e non renderla giustamente eccessivamente ripetitiva, un po’ perché i temi affrontanti sono sostenuti da prodotti non sempre solidi e di grande impatto come quelli delle prime stagioni. Sia chiaro, USS Callister non è assolutamente un brutto episodio o un episodio non riuscito, anzi la qualità è alta, ma è probabilmente un episodio a cui si poteva chiedere qualcosa in più. La patina che ricopre questo episodio di Black Mirror è una rassicurazione per lo spettatore, che non viene più trascinato in universi conturbanti da cui non c’è scampo. Più che un monito a quello che può portare un uso completamente distorto e incontrollato della tecnologia da parte di tutti, siamo arrivati a mostrare persone distorte che usano la tecnologia per soddisfare le proprie deviazioni. 

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