August 20, 2019
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Black Mirror Crocodile

Black Mirror 4×03 – Crocodile | Recensione

  • di admin2313
  • 2 Giugno 2019
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La terza puntata della quarta stagione di Black Mirror è Crocodile, scritta dall’ormai celebre Charlie Brooker e diretta da John Hillcoat, nominato al Leone D’Oro di Venezia nel 2009 con l’ottimo The Road, post-apocalittico con Viggo Mortensen facilmente accostabile alla filosofia della serie TV che stiamo affrontando. Una delle serie più importanti degli ultimi anni, con un ottimo regista ed un titolo tra i più criptici utilizzati fino ad ora, cosa potrebbe andare storto?  

Andiamo per ordine. Prima di buttarci nella disamina nuda e cruda un piccolo riassunto per tutti quelli che vogliono rinfrescare la memoria: 

Black Mirror

Mia Nolan è la protagonista del racconto. Una mattina, all’uscita dalla discoteca, lei ed il suo compagno Rob investono un ciclista in una deserta strada Islandese. Lui, a causa delle sostanze assunte e della sua situazione giuridica problematica, decide di insabbiare tutto nascondendo il corpo sul fondo del lago.

15 anni dopo, Mia è uno stimato architetto, moglie e madre. Durante una sua trasferta lavorativa, Rob si presenta di nuovo alla sua porta, confessandole di essersi ripulito dalle conseguenze di quel terribile incidente e di aver intrapreso un percorso di redenzione personale, percorso che lo avrebbe inevitabilmente portato a confessare l’omicidio alla famiglia della vittima. Mia, in un modo speculare a quello di Rob dell’infausto evento, nel pieno istinto di autoconservazione suo, della sua carriera e della sua famiglia, si lancia su di lui, spezzandogli la trachea ed uccidendolo. Nonostante il successo nel celare il corpo, destino vuole che Mia assista casualmente ad un incidente in scala minore, un bot consegna-pizze che investe un pedone.  

Shazia è una investigatrice della compagnia di assicurazioni, il cui compito è accertarsi se la colpa sia del pedone distratto o del bot in effrazione delle leggi. Non essendo della polizia, quindi non al di sopra della legge, può fare affidamento “solamente” sul Recaller, uno strumento in grado di rendere visibili i ricordi del soggetto analizzato. La sua ricerca la porta a Mia, che inevitabilmente mostra a Shazia i due omicidi impressi nella sua memoria. Questo evento porta ad un’escalation di omicidi compiuti da Mia: Shazia, il compagno di Shazia, ed infine il figlio, ancora infante. Nonostante ciò Mia verrà incastrata dai ricordi impressi nel porcellino d’india nella camera del bambino.

Essendo Crocodile un episodio molto discusso, credo che le opinioni sul comparto tecnico possano essere limitate in poche righe: non ci sono elementi disastrosi se non un ritmo poco incalzante, per il resto regia, fotografia e musiche sono tutte al servizio dell’espressione narrativa delle sensazioni dei protagonisti delle scene. Il caos nella mente di Mia con un buzz sonoro sempre più persistente e dissonante, la messa a fuoco che annebbia i confini dei fondali, tutto è calcolato per evidenziare questo aspetto della narrazione. Ed è esattamente questo aspetto della narrazione il punto cardine della discussione attorno a questo episodio, che tanti bollano come uno dei peggiori, se non il peggiore, non solo di questa stagione ma di tutta la serie. 

Partiamo col dire che questo episodio è ad oggi (Maggio 2019, NdA) l’episodio meglio invecchiato di questa stagione: la guida driverless e le consegne a domicilio tramite drone sono la polemica tecno-etico-economica del nostro anno, e la brutalità dei crimini messa a nudo davanti al pubblico è purtroppo per noi diventato il piatto del giorno. C’è da sottolineare come questo episodio abbia senso nel 2019 più di quanto ne abbia avuto nel 2017, al contrario di tanti episodi come Nosedive Playtest che, sebbene siano molto vicini in termini di “minaccia” sociale, non sono ancora sul serio sul piatto della discussione tra aziende produttrici e governi.  

Black MIrrorMa al di là della tecnologia ancora non contemplabile del Recaller, che diciamocelo, inizia ad essere per certi versi ridondante, la vera “novità” di questo episodio, come dicevamo prima, è il dramma personale, fulcro della narrazione. Negli episodi passati l’esistenza di un protagonista è stata per la maggioranza degli episodi messa in secondo piano rispetto a tanti altri elementi che veicolavano in modo più efficace la filosofia alla base del progetto Black Mirror. Il centro delle puntate più blasonate, l’apice delle storie che hanno fatto più scalpore, è, nelle accezioni Beniane dei termini, l’azione del protagonista, un gesto epico, storico, eroico e disperato. Il Primo Ministro Inglese con il maiale, la ribellione al sistema di reputazione di Nosedive, o la catarsi finale di Black Museum, tutti atti apparentemente legati alla sfera personale che vengono elevati a momenti chiave dell’universo narrativo, una prima volta che inevitabilmente apre delle conseguenze non mostrate a schermo ma sicuramente intuibili. L’altra fetta di episodi di Black Mirror invece, che rimangono vincolati alla sfera emotiva e sentimentale, hanno tutt’altro pathos: San JuniperoHang The DJ, Be Right Back, episodi in cui l’empatia con i protagonisti scavalca la distopia degli eventi. Ecco, Crocodile, come tutta la quarta stagione del resto, rimescola le carte: Brooker sperimenta, mischia escalation umane e pathos drammatico (Crocodile), tecnologie e mondi davvero distopici e storie romantiche (Hang The DJ). Ed è questo ciò che, prendendo quest’espressione con le pinze, è andato storto. Una combinazione non fortunata per ciò che il dramma estremo e sconvolgente caratterizzante della serie ha sempre portato davanti allo spettatore, un effetto domino di una violenza portata forse troppo oltre dallo scrittore, rimasto qui orfano del dispositivo narrativo solito, e forse non presentata con il giusto mordente.  

Abbiamo parlato di cosa Crocodile ha tolto alla serie, ma parliamo anche di cos’ha aggiunto: Mia Nolan è forse, al netto della violenza fuori scala, il personaggio più comprensibile e “umano” di tutta Black Mirror. Il suo attaccamento alla famiglia e al lavoro, la sua repulsione alla perdita, le sue lacrime di coccodrillo a dir poco ipocrite, la rendono uno dei personaggi più tridimensionali di tutte le 4 stagioni. Qualcuno potrebbe citare le puntate etichettate come “romantiche” citate poco più su, vero, ma i protagonisti delle suddette storie sono personaggi lineari, onesti, puliti, vittime del sistema in cui erano incastrati. Mia è carnefice, è il villain della storia, vittima solo di sé stessa e della sua eccessiva umanità. 

A conti fatti non è la miglior sceneggiatura che abbiamo visto finora, ci sono molti momenti in cui Mia avrebbe potuto svincolarsi dalla spirale di violenza e troppi momenti in cui il destino ci mette casualmente lo zampino, ma, con episodi come questo e come Metalhead, altro episodio stradiscusso, qui Black Mirror vuole dirci come ci siano ancora tanti aspetti dell’essere umano e del suo rapporto con la tecnologia su cui speculare, allungando la vita del brand in maniera esponenziale. Lunga vita a Crocodile, lunga vita a Black Mirror! 

Qui potete trovare tutte le nostre recensioni di Black Mirror

 

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