La Blumhouse riporta al cinema Scott Derrickson a distanza di sei anni dal suo ultimo lavoro sul grande schermo, ossia Doctor Strange per il Marvel Cinematic Universe. Questa volta, però, il regista fa ritorno in un genere a lui assolutamente congeniale, ossia l’horror. Il film in questione è Black Phone, pellicola tratta dal racconto di Joe Hill “Il Telefono Nero”, che riunisce a 9 anni da Sinister il binomio formato dallo stesso Derrickson e da Ethan Hawke, che in questa pellicola è uno dei –tanti– punti focali di tutta la narrazione. Tra visioni, telefonate, risposte (poche) e risvolti di trama (tanti), Black Phone offrirà al pubblico l’occasione di essere trascinato in una spirale di eventi che, nel bene e nel male, riusciranno a tenere lo spettatore incollato allo schermo.

Nel Colorado, il 13enne Finney Shawn (Mason Thames) viene rapito da un assassino (Ethan Hawke), che ha già sequestrato cinque bambini in città, e portato in un seminterrato insonorizzato dal quale sembra impossibile scappare. Oltre ad un letto, nella cella di Finney è presente solo un vecchio telefono nero staccato dall’energia elettrica. Quando però il telefono inizia a squillare, il ragazzo scopre di poter parlare con le vittime precedenti del rapitore. Dall’altra parte della cornetta, dunque, i ragazzi del passato proveranno a dare consigli a Finney, determinati a cercare di salvargli la vita.

Black Phone

In qualche modo, Black Phone è un film che funziona. Questa sorta di “horror” telefonico è un film assolutamente nelle corde di Scott Derrickson, che non ha alcuna intenzione di dare spiegazioni su alcune situazioni del film. Può essere, a dire il vero, un aspetto che segna un punto debole del film, perché effettivamente qualche spiegazione sul perché determinate cose stiano avvenendo servirebbero, anche per dare più forza alla narrazione. Tuttavia, la sceneggiatura è abbastanza intelligente nel lasciare qualche indizio durante il film: starà allo spettatore, a quel punto, unire i vari puntini per darsi – o perlomeno provarci – una spiegazione sul perché, sostanzialmente, un telefono staccato continui a squillare e perché dall’altra parte della cornetta ci siano delle persone morte.

Black PhoneSe lato sceneggiatura qualche incertezza –dovuta perlopiù allo stile di fare horror di Derrickson, come già visto in Sinister– in qualche modo la si può registrare, c’è da dire che invece a livello di messa in scena e per scelte registiche, Black Phone è sostanzialmente ineccepibile. Sin dalle prime scene, il pubblico avrà subito la percezione di trovarsi effettivamente davanti ad un film horror, perché le immagini costruite a schermo trasmettono immediatamente un certo grado di tensione e di inquietudine, anche grazie all’ottimo lavoro fatto con le musiche e con la colonna sonora. Questa tensione poi esplode completamente nel momento in cui effettivamente c’è il primo risvolto di trama presente nella sinossi: il rapimento di Finney coincide anche con un cambio di “grandezza” del film, perché si passa – perlopiù – da spazi ampi a quelli quasi claustrofobici dello scantinato/prigione in cui è tenuto prigioniero il protagonista.

E proprio in questo contesto si inserisce forse la trovata a livello visivo più interessante del film: nelle brevi ma intense conversazioni telefoniche, Scott Derrickson inizia a giocare e a ballare tra passato e presente, mischiando i momenti in cui Finney sta ascoltando al telefono con quelli in cui le vittime precedenti hanno incontrato il loro destino, con una tensione sempre crescente e sempre pronta a incutere un timore assolutamente “narrativo” al pubblico, senza dover necessariamente ricorrere ai soliti cliché dei film horror. Nel frattempo, apprezzabile anche il lavoro fatto con l’altra parte della narrazione, che vede protagonista perlopiù Gwen, la sorella più piccola di Finney, interpretata da Madeleine McGraw. Il suo ruolo sembra essere abbastanza importante nell’ottica della trama, ma alla fine è altamente probabile che sia stata inserita nel film soprattutto per disseminare quegli indizi di cui sopra.

Sulle prove attoriali, invece, c’è da dire che Mason Thames fa un buon lavoro, dovendo praticamente reggere la maggior parte del film da solo, recitando soprattutto da solo e in uno spazio più o meno ristretto. Il giovane attore nei panni di Finney riesce a restituire il disagio del suo personaggio e la sua voglia di cercare una via di fuga, di lottare. In tal senso, le misteriose conversazioni telefoniche sono una boccata d’aria per l’attore, che interagisce con altri personaggi, e anche per il personaggio, che ha ancora la possibilità di sperare nella sopravvivenza. Per quanto riguarda l’assassino, Ethan Hawke non ha certo bisogno di presentazioni. Come detto, l’attore aveva già lavorato con Scott Derrickson e l’accoppiata aveva già dimostrato di poter funzionare. In Black Phone si è deciso di alzare la posta in palio, perché Hawke recita praticamente per tutto il tempo con una maschera in volto, che cambia a seconda dello stato d’animo del suo personaggio: gli assolutamente sinistri e inquietanti ghigni e sguardi della maschera – che è divisa in due parti, lasciando a seconda del momento scoperta la bocca o gli occhi – vanno a fare coppia con il linguaggio del corpo e l’utilizzo della voce dell’attore, statuario e incredibile nel rendersi sostanzialmente iconico con veramente pochissimo margine di manovra.

Black Phone è un horror molto particolare, che probabilmente farà breccia nel cuore dei fan di Scott Derrickson ma che lascerà forse qualche dubbio di troppo ad un pubblico meno affezionato al regista. La storia è semplice, con gli elementi sovrannaturali e misteriosi che vanno a completare un quadro interessante. Quadro interessante che, grazie alle sfumature thriller della pellicola, riuscirà a coinvolgere in maniera forte il pubblico, nonostante alcune debolezze sul piano della sceneggiatura. Registicamente molto bella e intelligente nell’utilizzo delle musiche, la pellicola fa affidamento anche ad un Ethan Hawke veramente in forma, nonostante appaia dietro una maschera praticamente per tutto il film. Agli amanti del genere, Black Phone è un film a cui vale la pena dare una possibilità.


Black Phone sarà disponibile dal 23 giugno in tutte le sale cinematografiche italiane. Di seguito, il trailer ufficiale del film:

RASSEGNA PANORAMICA
Black Phone
7
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Giulio Convertino
Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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