Yorgos Lanthimos e Emma Stone ormai si sentono a casa alla Mostra del Cinema di Venezia. Dopo aver presentato Povere Creature e La Favorita al Lido, il regista torna alle origini del suo cinema con tutta la maturità accumulata negli anni, nel suo nuovo film: Bugonia. Ritorna così la coppia creativa che è diventata simbolo di garanzia dal 2018, da La Favorita fino a Kinds of Kindness. La pellicola è prodotta da Emma Stone tramite la sua casa di produzione Fruit Tree Enterprise, affiancata da Element Pictures e dalla sudcoreana CJ ENM, con il supporto di Focus Features, già nota per Anora e il prossimo Honey, Don’t.
Due uomini ossessionati dalle teorie complottistiche rapiscono l’amministratrice delegata di una grande azienda, convinti che sia un’aliena intenzionata a distruggere la Terra.
Il cast è contenuto, ma di grande qualità. Torna Emma Stone, ormai volto simbolo di Lanthimos, in un ruolo costruito su misura: una spietata CEO il cui unico obiettivo è guadagnare senza investire altri soldi nelle sue ricerche. Completano il cast Jesse Plemons, nel ruolo del teorico complottista convinto della minaccia aliena, la cui interpretazione rivela una profondità inattesa, e Aidan Delbis, che interpreta Don, il cugino di Plemons, anch’esso ricco di sfumature. Tra i cameo, spicca Alicia Silverstone in un ruolo marginale, ma cruciale per la trama.
Lanthimos adotta una regia e un linguaggio visivo che non si prendono troppo sul serio fin dall’inizio, introducendo le teorie del complotto con ironia. Dopo due grandi film come Poor Things e Kinds of Kindness, torna al suo stile originario con la consapevolezza di oggi, offrendo una critica acuta della società contemporanea. La regia oscilla tra ironia e spigolosità, concentrandosi soprattutto sul personaggio di Emma Stone; il momento di massimo lirismo registico si raggiunge nella scena della cena.
Bugonia è un remake del film sudcoreano del 2003 Salvare la Terra e differisce dall’originale in diversi punti. Tra le principali variazioni c’è un gender swap: Emma Stone interpreta il ruolo originariamente maschile, mentre Delbis quello femminile. Altri cambiamenti rispetto all’opera originale non sempre risultano efficaci. La sceneggiatura, firmata da Will Tracy (The Menu), presenta alcuni espedienti prevedibili, ma il vero fulcro del film è altrove: raccontare una società americana molto diversa da quella coreana del 2003.
Dal punto di vista musicale, torna Fendrix, già collaboratore di Lanthimos nei suoi ultimi lavori, con risultati spettacolari, arricchiti anche dalle tracce di Chappell Roan. La scenografia, seppur limitata a tre ambienti principali, è ben caratterizzata grazie al lavoro di James Price, supportato dalla fotografia e dai costumi.
Il titolo Bugonia deriva dal greco e indica la nascita spontanea di api dalle carcasse di bovini: βοῦς (bue) e γονή (progenie), che significa quindi “progenie del bue”, un concetto che si riflette nel film. Dal punto di vista analitico, il film offre anche una lettura politica e sociale sul corpo delle donne. Come in passato con casi reali – basti pensare a Britney Spears nel 2007, quando si rasò i capelli in un gesto simbolico di libertà – qui il simbolo di potere femminile viene sottratto da due uomini. La prima parte del film può essere letta come una riflessione sugli abusi subiti dal corpo femminile. Al contempo, la pellicola affronta la questione della differenza di classe, evidente nella contrapposizione tra la CEO (Emma Stone) e il personaggio di Plemons. Fondamentale anche il linguaggio cinematografico, sempre variabile, che accompagna il cambiamento dei contesti all’interno della pellicola.
Bugonia è una critica aspra alla società occidentale, agli Stati Uniti e alle classi agiate. La verità che il film propone emerge chiaramente alla fine, con una satira ben calibrata che raggiunge lo spettatore e culmina in un finale esplosivo.
Bugonia arriva al cinema a partire dal 23 ottobre 2025 con Universal Pictures. Ecco il trailer del film:
















