Captain Marvel di Anna Boden e Ryan Fleck | Recensione

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Captain Marvel

In attesa della resa dei conti con Thanos che vedremo fra poco più di un mese in Avengers: Endgame, è ora che anche l’ultimo tassello di un mosaico costruito per ben 11 anni si vada ad incastrare nel grande progetto dei Marvel Studios. Questo ultimo tassello è proprio Captain Marvel, il film diretto da Anna Boden e Ryan Fleck, già registi di ottime pellicole come Half Nelson e 5 Giorni Fuori, che si pone l’obbiettivo di introdurre al grande pubblico la nuova supereroina di casa Marvel, che giocherà un ruolo cruciale nello scontro finale contro il titano folle Thanos.

Ambientato negli anni ‘90, per l’esattezza nel 1996, il film ci guida alla scoperta di Vers, soldato d’elite della razza aliena Kree dal passato misterioso, che si troverà al centro della guerra tra la sua razza di eroi nobili guerrieri e gli Skrull, alieni mutaforma che puntano ad invadere soppiantare l’intero universo. Nel tentativo di fermare questa invasione, la nostra protagonista arriverà sulla terra, luogo in cui gli Skrull sono alla ricerca di un arma che possa permettergli di vincere la guerra. Qui però, con l’aiuto dell’agente dello S.H.I.E.L.D. Nick Fury, Vers scoprirà l’esistenza di Carol Danvers, un’ex-pilota di caccia della U.S. Air Force molto simile a lei, scomparsa misteriosamente sei anni prima inseguito ad uno schianto aereo.

Partiamo subito con il concetto che riassume in toto il nostro parere su questa pellicola. Captain Marvel è un film sufficiente e ampiamente godibile, ricco però di imperfezioni, che fallisce nel suo principale intento, ovvero quello di presentare e sfaccettare a dovere il personaggio di Carol Danvers in vista di Avengers: Endgame. A discapito della durata di ben 124 minuti, la pellicola sembra vivere solo per quei 5 minuti dedicati al cercapersone che Fury utilizza sul finale di Avengers: Infinity War, e che funge da collante tra questo film e la trama principale del MCU. A fine visione si ha come la sensazione di aver appena visto un film senz’anima, che andava fatto solo ed esclusivamente in funzione dell’inserimento del personaggio in Endgame, solo per per presentare Carol -non poi così bene- al pubblico prima di lanciarla nella mischia.

Ma andiamo con ordine. La trama scorre fin troppo liscia, va dal punto A al punto B senza grandi stravolgimenti, sin dal primo momento, Carol sembra essere davvero più forte di tutti gli altri personaggi e nulla sembra davvero impensierirla. A tentar di movimentare le cose ci provano due plot twitst, uno dedicato principalmente ai fan dei fumetti Marvel, questo davvero ben riuscito, ed un altro, sul quale si basa la reale trama della pellicola, altamente scontato e prevedibile sin dai primi trailer. La pellicola è caratterizzata da un primo tempo lento ma solido, che cerca di costruire i personaggi, tirando in ballo diverse tematiche, tra cui un marcato parallelismo in scala galattica con la storia di inizio secolo scorso. Tutto questo inizia però a perdersi già nella fase centrale del film, che risulta poco spigliata e alquanto inconcludente, sino ad arrivare ad una fase finale in cui tutto si conclude con un combattimento scontato e anti-climatico, in quanto la nostra eroina non sembra mai essere realmente in difficoltà.

Come detto in precedenza, il fulcro del film sarebbe dovuta essere la presentazione di Carol Danvers in vista delle prossime trame che la vedranno come protagonista, ma questo è la più grande mancanza della pellicola che, oltre a mostrarci l’enorme potenza dell’eroina, non riesce a sfaccettare e caratterizzare a dovere la psicologia del personaggio. Difetto non da poco, considerando che questo è a tutti gli effetti un film di origini. Il personaggio è solamente abbozzato, non ha una reale crescita nel corso della pellicola. a contrario di quanto fatto in Wonder Woman, qui non viene caratterizzato e valorizzato il suo essere donna, Carol Danvers sarebbe potuta benissimo essere un personaggio maschile, non sarebbe cambiato assolutamente nulla. Non basta trasformare nel trailer il termine “un eroe” in “una eroina” o sfruttare –passatemi il termine- un corpo femminile per fare di Carol un’icona femminista. Sembra di assistere ad una delle tante pellicole action anni ’80/’90 fatte con lo stampino, ma a ruoli invertiti, in cui Carol ricopre il ruolo del macho man imbattibile dalla battuta pronta, mentre tutti gli altri, compreso Fury, assumono il ruolo della donzella indifesa in pericolo. Il trattamento riservato a Nick Fury sa molto di occasione sprecata, qui il personaggio interpretato da Samuel L. Jackson è ridotto ad un mero comic relief, una mera spalla comica, ben lontano dal brillante capo dello S.H.I.E.L.D. che avremmo voluto vedere viste le premesse dei precedenti film del MCU.

La regia, affidata a Anna Boden e Ryan Fleck, è alquanto basilare ed impersonale, priva di trovate interessanti e movimenti di macchina peculiari, tanto da sembrare una regia di stampo televisivo. In compenso, anche se non impreziosite da una regia peculiare, le scene d’azione sono ben coreografate. Gli effetti speciali invece sono molto altalenanti, alternando momenti molto convincenti, ricchi di dettagli, come fondali fatti interamente in CGI dal gusto vagamente Kirbyano -soprattutto nelle scene ambientate su Hala, il pianeta natale dei Kree, con altri per nulla riusciti, in cui possiamo ben notare ad occhio nudo l’utilizzo di manichini mascherato malamente in post-produzione.

Passando al lato recitativo, nella norma è l’interpretazione di Brie Larson nel ruolo della protagonista, anni luce di distanza da quella che gli valse l’Oscar per Miglior Attrice Protagonista per il film del 2015 Room. Sotto tono anche Jude Law, il cui personaggio del colonnello Kree Yon-Rogg risulta piatto e anonimo. Nonostante la scrittura tutt’altro che esaltante, Samuel L Jackson ci regala come al solito un’interpretazione discreta. Ben più convincente è invece Ben Mendelsohn, nei panni del generale Skrull Talos, e di Annette Bening. Per quanto riguarda il villain effettivo della pellicola, di cui non vi riveleremo l’identità per evitare di fare spoiler, diciamo solamente che in quanto a piattezza ed inutilità si contende con Malekit per il titolo di peggior villain dell’MCU.

La colonna sonora strumentale non aiuta ad esaltare alcune delle scene cruciali del film, unica traccia degna di nota è quella presente nel combattimento finale, che ricorda vagamente l’epicità della theme di Superman. A contrario, molto buona risulta la selezione di brani anni ‘90 sparsi nella pellicola, nel film si è puntato a creare un “culto” della decade con l’inserimento di musiche, tecnologie, vestiario e citazioni di vario tipo, cercando di replicare -senza grande successo- quanto fatto da James Gunn in Guardiani della Galassia.

In conclusione, Captain Marvel è un film sufficienti che, per quanto imperfetto, riesce ad intrattenere lo spettatore per buona parte della sua durata. Dopo 11 anni di produzioni però, i Marvel Studios non possono e non devono più accontentarsi di fare il compitino, sopratutto in una pellicola che necessaria ad introdurre il personaggio che fungerà da game changer per il futuro prossimo del Marvel Cinematic Universe.