A più di un anno di distanza dalla seconda, su Netflix è arrivata finalmente la terza stagione di Cobra Kai. Si tratta della prima distribuita dal colosso dello streaming, essendo prima i precedenti due capitoli un’esclusiva YouTube Originals. Come già detto in altre occasioni, Cobra Kai è un riuscitissimo esperimento basato sull’effetto nostalgia, che sfrutta le emozioni che possono suscitare vecchi franchise per raccontare nuove storie prendendo piede dai fatti di film/serie tv che in genere hanno un pubblico affezionatissimo. Il discorso non cambia con questa terza stagione, che anzi, fa del fan service e dei feels il focus di alcuni dei momenti più interessanti, che addirittura mettono le basi per il futuro della serie.
Dopo la rissa al liceo dell’All Valley, Miguel (Xolo Maridueña) è in coma e la situazione non accenna a migliorare. Johnny (Will Zabka) è in uno stato di profonda tristezza e depressione mentre Daniel (Ralph Macchio) deve cercare di salvare il salvabile per la sua concessionaria, che ormai viene accostata ai fatti del liceo. Non si trovano in situazioni migliori Sam (Mary Mouser), che soffre di una sorta di stress post-traumatico e crisi di panico, e Robby (Tanner Buchanan), che invece si è dato alla macchia dopo aver scaraventato Miguel giù dal parapetto del liceo. Chi invece sembra non risentire di tutta questa situazione e anzi, ne viene ringalluzzito, è proprio il dojo Cobra Kai, ormai completamente in mano a John Kreese (Martin Kove), i cui ragazzi sono dei veri e propri bulli e utilizzano la violenza per farsi rispettare a scuola. Quando però Miguel si risveglierà, Johnny troverà una nuova motivazione per darsi una nuova occasione e metter riparo ai danni di cui si sente responsabile. Daniel, nel frattempo, affronterà un viaggio ad Okinawa per riscoprire sé stesso sulle tracce del maestro Miyagi.
Andando subito al sodo, la terza stagione di Cobra Kai è un ottimo prodotto. La sceneggiatura fa una scelta precisa e, in un certo senso, molto audace in quanto viene fortemente evidenziata dalla narrazione: dare un doppio volto al karate. Come si era già visto in Karate Kid, l’arte marziale ha una duplice valenza anche nella serie e adesso questo fattore è ben più evidente che in passato: da un lato c’è il karate visto come strumento di bullismo e violenza per imporre il proprio ego, dinamica intrinseca nei Cobra Kai come Tory e Eli; dall’altro, si ritrova il karate come filosofia della riflessione e, soprattutto, come tecnica di autodifesa, concetti su cui già i film e lo stesso maestro Miyagi avevano insistito. Insomma, questa stagione è la sublimazione di queste tematiche tanto care all’universo e alla narrativa di Cobra Kai/Karate Kid. La scelta si rivela essere estremamente azzeccata e ripaga l’attesa e l’hype dei fan, che hanno a lungo aspettato questo terzo capitolo.
Dal punto di vista registico, la serie non ha mai brillato particolarmente per particolari innovazioni o virtuosismi, ma è sempre stata tutto sommato realizzata a dovere. Anche in questo caso c’è una conferma, con la regia che fa il suo e riesce a raccontare nel migliore dei modi le vicende di Johnny, Daniel e tutti gli altri personaggi. Menzione d’onore per il montaggio, che in più occasioni alterna in modo splendido spezzoni di Karate Kid e Karate Kid 2 per far poi tornare lo spettatore nel presente con quel brivido che vien generato dalla visione di un giovane Daniel-san in compagnia del maestro Miyagi di Pat Morita. Ottimamente inseriti anche dei flashback per approfondire alcuni personaggi, che si riveleranno incredibilmente utili per approfondire la psiche degli stessi e, soprattutto, per gettare le basi di quella che sarà la quarta stagione. Splendidi anche i campi larghi su Okinawa, che trasmettono la bellezza più profonda di un Giappone lontano da quelle megalopoli turistiche ed estremamente commerciali che in realtà poco a che fare hanno con lo splendore orientale della terra nipponica.
Piccolo approfondimento sulle scene d’azione, in particolare quella del “combattimento finale”: Daredevil ormai ha fatto scuola e i piani sequenza in questi momenti sono ormai la prassi, ma non sempre sono realizzati a dovere e risultano in alcuni casi troppo frenetici. In Cobra Kai invece la tecnica è stata utilizzata ad arte e ne risulta una scena davvero bella da seguire con gli occhi e sembra davvero di essere nel caos e nella confusione generata dalla lotta, riuscendo a percepire i colpi e il dolore di chi incassa, ma anche la paura del confronto e la voglia di rivalsa sull’avversario.
Gli attori anche in questo caso riescono a dare un’ottima interpretazione. Will Zabka eccelle nelle scene in cui deve far trasparire un Johnny che mal sopporta soprattutto sé stesso, per poi regalarci un personaggio genuinamente ingenuo e timido (e anche un po’ boomer) che però rimane sempre fedele a ciò che è nei livelli più profondi, con quel fervore sempre pronto a venire fuori. Pieno di dubbi e desideroso di aiutare chi gli sta a cuore è invece il Daniel LaRusso di Ralph Macchio, che nelle scene ad Okinawa quasi torna quel ragazzino che nel 1986 era al cinema e visitava il Giappone affianco al suo amico e mentore Miyagi. L’attore è come al solito molto profondo e si vede il suo attaccamento al personaggio e infatti ogni volta si riesce a percepire il suo impegno nella recitazione. Compito più delicato quello di Xolo Maridueña, che con Miguel questa stagione deve interpretare un personaggio che si trova in bilico tra la voglia di tornare a fare karate come prima, le difficoltà fisiche dovute al finale della seconda stagione e, soprattutto, le emozioni e la delusione che il ragazzo inizia a provare nei confronti del dojo Cobra Kai.
Non si tratta, tuttavia, di una serie perfetta. Il tema del bullismo viene accennato e anche approfondito in alcuni frangenti, ma certamente si poteva fare qualcosa in più, viste le ottime premesse su cui questa terza stagione si posava. Il retrogusto di occasione sprecata in tal senso c’è, ma non è detto che non si decida di fare qualcosa di più importante sotto questo punto di vista in futuro. Forse un po’ eccessivo è il fan service in determinati momenti: la voglia di emozionare è parecchia e il più delle volte funziona, ma in pochi casi si evolve in una sorta di blocco della tensione narrativa che la serie ha creato. L’obiettivo è chiaramente quello di allentare un attimo l’atmosfera per poi far immergere lo spettatore nel finale di stagione, ma il modo in cui vien fatto non ha nessuna utilità effettiva nella serie se non il tentativo di strappare qualche sorriso e qualche ricordo per i fan di Karate Kid, soprattutto del primo film.
Prima di avviarsi alla conclusione di questa recensione, un pensiero sulla programmazione della serie. Jon Hurwitz, prima dell’uscita della terza stagione, ha parlato del futuro di Cobra Kai, rassicurando il pubblico sulle sorti dello show. In una recente intervista ha infatti spiegato: “La quarta stagione è già completamente strutturata. Inoltre, abbiamo già piani per quello che verrà ancora dopo. Non abbiamo ancora parlato con Netflix della fine della serie, ma abbiamo comunicato che quando vorranno finire dovranno darci un largo preavviso, al fine di avere il tempo per concludere tutto quanto nel modo più appropriato. In ogni caso, penso avremo il giusto quantitativo di episodi per raccontare tutto in maniera soddisfacente per i fan e lasciare i personaggi in una condizione che possa fungere da chiusura per la storia e, comunque, avere a disposizione degli elementi per raccontare altre storie nel tragitto”. Segno ulteriore che il progetto Cobra Kai in generale non si limita semplicemente a sfruttare l’effetto nostalgia, ma c’è una vera e propria volontà di lasciare il segno.
La terza stagione di Cobra Kai è, dunque, un prodotto più che soddisfacente. Gli spettatori si emozioneranno nel tornare al fianco di Johnny Lawrence, Miguel Diaz e Daniel LaRusso in quella che è, de facto, la vera e propria evoluzione naturale dell’universo di Karate Kid. I diversi archi narrativi contribuiscono a quello che si potrebbe definire una sorta di “sugo” in cui tutti gli ingredienti si legano tra di loro e contribuiscono al risultato finale. Risultato finale che lascia assolutamente ben sperare per il futuro, soprattutto perché la serie annuncia a gran voce che il prossimo capitolo sarà una montagna russa di emozioni, tanto da lasciare l’idea nello spettatore che gli episodi che ha appena visto non sono stati altro che l’antipasto. E se già la frenesia e l’emozione sono altamente presenti in questa terza stagione, allora non si può che rendersi conto di come la terza stagione di Cobra Kai sia “soltanto” la “quiete” prima della tempesta che ci riserverà il futuro.
La terza stagione di Cobra Kai è ora disponibile su Netflix. Di seguito, il trailer ufficiale:















