October 16, 2019
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Code Vein – Un Soulslike in salsa anime | Recensione

  • di Paolo Monticciolo
  • Ottobre 8, 2019
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Code Vein

Per molti forse potrà sembrare blasfemo, ma Code Vein è un Dark Souls, in versione anime. Ok, forse l’ho sparata grossa! L’influenza del combattimento definita da FromSoftware, nell’ultimo decennio, si è diffusa a un buon numero di giochi. Alcuni si sono semplicemente limitati a copiare palesemente ciò che è già stato visto, altri l’hanno reso loro, dandogli una propria vita. In questa linea di sviluppo c’è sicuramente lavoro di casa Bandai Namco Entertainment. Nonostante l’atipicità del confronto con il Re dei Soulslike, nel bene o nel male, Code Vein riesce abilmente a ritagliarsi una propria identità fin dal principio diventando a tutti gli effetti il prodotto originale in un oceano di et similia. Code Vein

La formula è la medesima che nel tempo ha definito il genere. Questa volta però, Bandai Namco, riesce a dare lustro ad un “solito trita e ritrita” di base trasformandolo e rendendolo interessante. Si, avete capito bene. Non parliamo di una piccola lustratina, ma di un vero atto rivoluzionario. Ecco dunque la ricetta perfetta: 30g di must, 70g di vampiri, 80g misto anime, 60g di creatività e di mondo post-apocalittico q.b. Cuocere in console fino al raggiungimento desiderato. Ed ecco a voi un videogame singolare e ben congeniato, ma, con occhio critico, purtroppo non privo di difetti.

Di fronte a morte certa, noi prospereremo.

Dopo che un cataclisma apocalittico ha devastato il mondo, coloro che sono morti vengono riportati in vita come esseri immortali chiamati Revenants. L’unico prezzo che devono pagare è un’insaziabile sete di sangue. Ma se siete fautori dei film di tipo vampiresco, sappiate che non c’è morso al collo, disintegrazione alla luce del sole o qualsiasi altra cosa che di solito associa ai vampiri tradizionali. Andiamo al dettaglio: se un Revenant sta troppo a lungo senza soddisfare la propria sete di sangue, perde la sua umanità e si trasforma in una creatura grottesca chiamata Perduti (Lost). Fortunatamente, i Redivivi non dovranno nutrirsi degli ultimi “esemplari” umani rimasti per sopravvivere. Le perle di sangue crescono su tutto il mondo e funzionano come sostituti del sangue umano, nutrendo allo stesso modo i resuscitati. Ma come qualsiasi videogioco che si rispetti, l’intoppo è (quasi sempre) dietro l’angolo. Le perle di sangue stanno scarseggiando, quindi dovrete trovare la fonte per ottenere un approvvigionamento costante che assicuri un sostenimento continuo.

Code VeinInizierete il gioco svegliandovi con un vuoto mentale e presto scoprirete di essere il prescelto. Perché? Detto fatto! Ogni Revenant in Code Vein ha principalmente una classe nota come Codice Sanguigno (Blood Code). Il vostro personaggio ovviamente sarà speciale per il fatto che non sarà confinato in un solo Codice Sanguigno come tutti gli altri. Questo vi consentirà di cambiare le varie classi ogni volta che vorrete, con il vostro arsenale di codici di sangue disponibili che si espanderà man mano che avanzerete nel gioco. I CS, sono prettamente mirati ad uno approccio di gioco specifico che si adatta ad un tipico modello di classe RPG, come per esempio il guerriero o il mago. Quindi il consiglio è quello di utilizzarli in base a quale approccio necessitiate al momento. Dando seguito ad alcune specialità chiamate Doni, in Code Vein, vi sarà possibile accedere a una vasta gamma di abilità passive e attive che sono legate – ma non limitate – ai CS. Infatti, potrete mescolare e abbinare i vari stili di gioco così da scatenare i vostri attacchi – a dir poco spettacolari – che vanno dal corpo a corpo agli attacchi a distanza. E ancora, dai buff per aumentare la vostra potenza di attacco, all’aggiungere temporaneamente un effetto all’arma. Code Vein offre davvero una moltitudine di opzioni che vi aiuterà a trovare uno stile di gioco adatto a voi.

La potenza del sangue

Uccidere i nemici fa guadagnare foschia che può essere spesa per aumentare di livello il vostro personaggio, acquistare potenziamenti per armi e armature o ottenere vari oggetti come cure veleni etc. Purtroppo non vi sarà possibile decidere quali statistiche migliorare, in quanto il gioco sceglierà per voi quel tipo di crescita. Sicuramente una scelta – da parte degli sviluppatori – che non ha nulla a che vedere con un action-rpg ma, per un fine di bilanciamento ottimale, questa “mancanza” così prende senso e giustifica la scelta tecnica da parte degli sviluppatori. Quando passerete a miglior vita, perderete tutta la vostra foschia che avrete ottenuto fino a quel momento, a meno che non ritorniate al luogo della vostra morte per riprenderla. In Code Vein, sconfiggere i nemici è abbastanza semplice questo perchè, in parte, il ritmo viene rovinato e facilizzato dalla lentezza dei nemici e da una serie di exploit che vanno a creare situazioni non previste, come alcuni bug che potrete sfruttare a vostro vantaggio. Deludente anche la carenza dell’IA, a tratti del tutto inadeguata e con un set mosse da fame (e questo vale anche peri Boss). Lo scontro, in genere, si baserà sul mescolare gli attacchi leggeri e pesanti. Avete a disposizione una discreta gamma di armi: spade, alabarde, martelli giganti e lance. Quindi, senza girarci tanto attorno, non avrete bisogno di apprendere strategie particolari. Ogni Dono si consuma ad ogni combattimento e di conseguenza verrà riempito semplicemente tramite gli attacchi, parate e sconfiggendo i nemici. Insomma, in Code Vein non vi imbatterete in una difficile sfida e questa, forse, è la vera pecca.

Potrete attraversare il mondo di Code Vein assieme ad un altro giocatore grazie alla modalità cooperativa con un amico o con un IA. Avere un compagno (soprattutto l’IA), vi potrà essere particolarmente utile quando sarete sopraffatti numericamente dai nemici aumentando l’adrenalina e quindi il ritmo, ma vi sarà quasi di disturbo contro la presenza del singolo (nemico) perchè non riesce a spezzare la monotonia e la troppa facilità nell’abbatterlo. Esplorare ogni ambiente vi risulterà molto interessante, ma anche li si ci aspettava uno sforzo in quanto, per la maggior parte del gioco, troverete sempre: strade post-apocalittiche, dove le macerie sono la caratteristica più distintiva della textura che risultano molto silimi all’inferno del film “Costantine” del 2005. Una serie di aggiunte di fuoco e sabbia rende quel tocco tipico di paesaggio urbano fatiscente ma ripetitivo. A mettere una toppa a questa noia, grazie al design artistico, troviamo un motore grafico decisamente di livello, che offre un continuo stato di euforia nonostante il ripetersi di alcuni sfondi.

Code Vein

In conclusione, Code Vein adotta una formula sicuramente interessante e nella sua struttura presenta un ciclo rielaborato, ma sicuramente familiare, sia per progressione che per stile. Alcune idee interessanti costruite attorno al gioco spiccano di originalità, idee che poi si perdono nel momento di attuarle nella loro praticità tecnica. A tratti si vede un fantastico gioco che, purtroppo, nasconde per lo più degli aspetti banali come quello dei suoi nemici e l’effetto che hanno sull’annullare il divertimento e l’esperienza del combattimento. Questi e non solo, impediscono a Code Vein di sfoggiare al massimo tutto il suo vero potenziale.

Code Vein | Recensione

Code Vein adotta una formula sicuramente interessante e nella sua struttura presenta un ciclo rielaborato, ma sicuramente familiare, sia per progressione che per stile. Alcune idee interessanti costruite attorno al gioco spiccano di originalità, idee che poi si perdono nel momento di attuarle nella loro praticità tecnica. A tratti si vede un fantastico gioco che, purtroppo, nasconde per lo più degli aspetti banali come quello dei suoi nemici e l'effetto che hanno sull'annullare il divertimento e l’esperienza del combattimento. Questi e non solo, impediscono a Code Vein di sfoggiare al massimo tutto il suo vero potenziale.
7.5
Interessante
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Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)
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