Il modello Marvel Cinematic Universe, per forza di cose visto il successo e la longevità in continuo rinnovo del progetto, ha fatto e sta facendo scuola. Ci hanno provato DC Comics e Warner Bros. e ci stanno ancora provando tutt’oggi; ci ha provato Universal con il suo universo condiviso dedicato ai mostri del cinema; restando in tema mostri, ma per quel che riguarda i cosiddetti Kaiju, Legendary sta costruendo il suo MonsterVerse con le pellicole dedicate a Kong e Godzilla. In Italia, a quanto pare, le cose non fanno la differenza perché Sergio Bonelli Editore ha deciso di aprirsi al mondo del cinema per creare il proprio universo, denominato ufficialmente come Bonelli Cinematic Universe. La strada è lunga e al momento è difficile dire che strada prenderà la produzione con questo progetto, ma il viaggio è ufficialmente iniziato. Ed è iniziato con Dampyr, pellicola tratta dall’omonimo fumetto di Bonelli e che va ad adattare i primi due numeri della serie.

Harlan (Wade Briggs) è il dampyr, generato dall’unione di un vampiro e di una donna umana, ma non sa quanto è speciale e quanto può essere importante per le sorti del mondo intero. Quando però Kurjak (Stuart Martin) e i suoi uomini si ritrovano ad avere a che fare con i vampiri capeggiati da Tesla (Frida Gustavsson), a sua volta controllata da Gorka (David Morrissey), Harlan dovrà accettare il suo destino e cercare di sconfiggere i vampiri prima che diventino troppo pericolosi.

Com’è Dampyr? Forse definirlo un brutto film è eccessivo e – soprattutto – eccessivamente semplicistico. Però, partendo da ciò che la pellicola lascia allo spettatore una volta terminata la visione, sicuramente si può parlare di amaro in bocca. Amaro in bocca perché il progetto Bonelli Cinematic Universe presentato a Lucca Comics and Games qualche anno fa prometteva di essere una mosca bianca non solo nel panorama del cinema italiano, ma anche nel cinema in generale, perché il roaster di personaggi targati Bonelli è così vario che ci si chiedeva, con un certo interesse, cosa ne sarebbe potuto venire fuori e come l’essenza di un universo condiviso sarebbe andata a permeare questo caso specifico.

Allo stato attuale delle cose, però, è difficile pensare che questo Bonelli Cinematic Universe possa diventare realtà, visto il passo falso che si è rivelato essere Dampyr. La pellicola, per dirla in maniera diretta, è vecchia. Fuori tempo massimo. Non è la prima volta che succede, negli ultimi anni e Dampyr si va ad inserire sugli stessi binari di film come Morbius – neanche a farlo apposta, visto il topic vampiresco – o i due dedicati a Venom: titoli con fortissime vibes da Anni Novanta e banali non tanto dal punto di vista della scrittura ma da quello della realizzazione.

Perché, effettivamente, il punto di forza di Dampyr potrebbe essere proprio la scrittura. O meglio, l’adattamento e il lavoro fatto attingendo dal materiale originale. Nei discorsi fatti sul film, tra chi l’ha apprezzato e chi invece proprio non è riuscito a farselo piacere, tutti erano abbastanza concordi su una cosa: il fumetto, in qualche modo, nella pellicola prende vita e riesce a rievocare quelle vibes che suscitavano le pagine Bonelli quando appunto i lettori leggevano di Harlan, Tesla e Kurjak. Il problema, però, è che questo film – ma i film in generale al cinema – viene visto anche da chi il fumetto non lo conosce e non lo ha mai letto. Di conseguenza, il risultato è una pellicola che per quanto adatti molto bene i primi due numeri della serie Bonelli – editi nel 2000 – non riesce a svecchiare e rendere non banale quello che racconta, avvolgendo il racconto in un’aurea di già visto e colpi di scena scontati che non faranno emozionare il pubblico.

Se a tutto questo, ci si aggiunge un comparto tecnico ai limiti dello scadente, il gioco – o il danno – è fatto. Per entrare nello specifico: Dampyr è un’opera prima. Riccardo Chemmello è al suo primo lavoro da regista e lo si nota, nell’accezione più negativa dell’affermazione. Il film non una classica opera prima che scade nei tradizionali difetti o esercizi di stile di chi per la prima volta al cinema vuole mostrare quanto sia bravo, no. Dampyr è un film vecchio non solo nel concept e nella narrazione, ma anche nella realizzazione. E se è vero che prima di fare questo discorso si potrebbe parlare di quanto sia sensato pensare che un tema come quello dei vampiri possa suscitare ancora interesse nel 2022, c’è da dire che a scelta fatta se ne potevano compiere altre decisamente più intelligenti. Magari andando a svecchiare e ripensare il materiale originale. Stravolgere in un adattamento non deve essere per forza qualcosa di sbagliato, purché si abbia rispetto del materiale originale. Quando però il rispetto si trasforma prima in riverenza e poi in poco coraggio, allora nascono i problemi.

Una regia a dir poco impersonale, movimenti di macchina pieni di cliché e banalità, scene d’azione in pieno stile Buffy – che andava forte a cavallo tra gli Anni Novanta e gli Anni Duemila, giusto per far capire quanto Dampyr sia fuori tempo massimo – e una messa in scena che se fosse stata povera sarebbe stato meglio, perché almeno non sarebbe stata anonima, completano il quadro di Dampyr, che è un film che semplicemente non emoziona.

Ancora, si potrebbero citare il trucco e gli effetti speciali, messi insieme nella frase non a caso perché curati da chi ad Hollywood ha lavorato a pellicole come Suicide Squad di David Ayer – vincendo anche un premio Oscar nel caso di Giorgio Gregorini per il trucco – e Avengers: Age of Ultron. Ma in Dampyr trucco ed effetti speciali sono elementi che ugualmente non lasciano il segno. Anzi, i VFX quando lo fanno, succede perché sono scadenti e veramente in pochissime scene, forse appena una, riescono a dare qualcosa in più al momento. Stesso discorso, ancora, lo si può fare per le interpretazioni attoriali, di tutto il cast. Da Wade Briggs a Luke Roberts, passando per Stuart Martin, Frida Gustavsson e David Morrissey: nessuno dà niente di speciale per riuscire a far risaltare il personaggio e tutti si limitano a fare il loro, non andando mai oltre il proverbiale compitino.

Dampyr potrebbe essere un brutto film, ma in realtà sarebbe meglio definirlo una delusione. Nonostante le aspettative non troppo alte da parte del pubblico generalista, la voglia e la speranza di vedere qualcosa di nostrano che potesse dare una nuova dimensione al cinema italiano e una nuova declinazione al concetto di universo condiviso erano forti. Ma la pellicola, purtroppo, fallisce quasi sotto ogni punto di vista, salvandosi unicamente nell’osservare quanto il lavoro di adattamento sia fatto bene, pur senza fare un passo in più per rinnovare il materiale originale. C’è poco da dire, se non che con questo Dampyr la strada del Bonelli Cinematic Universe è già in salita.


Dampyr è disponibile al cinema. Ecco il trailer ufficiale del film:

Lascia un commento