Presentato in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma, Hedda segna il ritorno alla regia di Nia DaCosta, dopo l’esperienza con il blockbuster The Marvels. Il film, interpretato da Tessa Thompson nel ruolo della protagonista e da Nina Hoss, Nicholas Pinnock, Imogen Poots e Tom Bateman, è una rilettura del classico teatrale di Henrik Ibsen, Hedda Gabler.

Hedda (Tessa Thompson) è appena tornata dal viaggio di nozze con il marito Tesman (Nicholas Pinnock). La coppia si stabilisce in una grande casa borghese, simbolo di sicurezza e status sociale, ma anche di un’esistenza soffocante. La donna, inquieta e disillusa, si sente intrappolata nella monotonia del matrimonio e nel ruolo di moglie perfetta. L’arrivo di Eileen (Nina Hoss), scrittrice e intellettuale di successo, riaccende in Hedda un passato che pensava sepolto: tra le due esiste un legame profondo, che oscilla tra attrazione, gelosia e competizione. In questo microcosmo chiuso, dove gli uomini appaiono quasi come figure di contorno, si consuma una guerra silenziosa di manipolazioni e desideri repressi, che porterà Hedda verso un epilogo tanto inevitabile quanto distruttivo.

Hedda segna una svolta importante nella filmografia di Nia DaCosta. Dopo aver esordito con il dramma indipendente Little Woods (2018), apprezzato per la delicatezza nel trattare temi sociali e femminili, la regista si era approcciata all’horror con Candyman (2021), remake dell’omonimo film del 1992. Il passaggio al blockbuster con The Marvels (2023) l’aveva collocata in una posizione insolita: una cineasta di talento immersa nelle logiche produttive del grande franchise. Con Hedda, DaCosta sembra voler tornare a un cinema più personale: un dramma intimo ma diretto con la tensione di un thriller psicologico, che rielabora le atmosfere dei suoi lavori precedenti in chiave autoriale.

Il testo originale di Henrik Ibsen, scritto nel 1890, è uno dei più grandi ritratti della condizione femminile nella società borghese. Hedda Gabler è una donna prigioniera di convenzioni, incapace di adattarsi al ruolo che le è stato imposto, ma anche troppo orgogliosa per sfuggirvi. DaCosta parte da questo presupposto, ma lo piega a una prospettiva volutamente femminile e femminista. Nella sua Hedda, la protagonista non è solo vittima di un sistema patriarcale, ma diventa anche artefice — e carnefice — del proprio destino. L’operazione di riscrittura, tuttavia, non è priva di rischi. L’intento di aggiornare il dramma alle sensibilità contemporanee porta DaCosta a introdurre cambiamenti sostanziali: la sostituzione di Eilert Løvborg con Eileen, ad esempio, trasforma la dinamica tra i personaggi in un conflitto tutto al femminile, con implicazioni queer e nuove tensioni emotive. È una scelta coraggiosa e coerente con la poetica della regista, ma a tratti altera la struttura tragica del testo originale, riducendo il confronto di Hedda con la società patriarcale a un campo di battaglia esclusivamente interiore e femminile.

Pur restando un film teatrale per costruzione, Hedda si muove con la tensione di un thriller psicologico. L’influenza dei precedenti lavori di DaCosta si avverte nel modo in cui la regista dosa il mistero, gioca con il non detto, amplifica la percezione attraverso il suono. DaCosta mostra Hedda non come protagonista assoluta, ma come corpo intrappolato in un sistema di linee, specchi e sguardi. L’ambientazione, un’abitazione borghese dal gusto impeccabile, diventa una gabbia dorata. La regista costruisce un mondo posh che nasconde il marciume sotto la superficie.

Tessa Thompson interpreta una Hedda controllata, quasi manieristica. La vera rivelazione è Nina Hoss, nei panni di Eileen. L’attrice tedesca domina la scena con un carisma magnetico. Il suo personaggio incarna la libertà e la fragilità, la lucidità e la follia. Ogni suo sguardo mette a nudo le contraddizioni di Hedda, rendendo palpabile il legame tra attrazione e rivalità. Gli uomini, al contrario, sembrano volutamente relegati a ruoli marginali. Tesman, Brack e gli altri personaggi maschili sono presenze funzionali, accessori narrativi più che motori dell’azione.

Con Hedda, Nia DaCosta realizza un film ambizioso, elegante e profondamente personale. La sua lettura femminista di Ibsen è al tempo stesso illuminante e controversa: restituisce al personaggio una nuova potenza simbolica, ma a volte perde di vista l’ambiguità che rendeva l’originale così universale. È un’opera che parla di donne e per le donne, ma senza semplificare: un racconto di desideri negati, di ruoli imposti e di poteri esercitati nell’ombra.


Hedda uscirà il 29 ottobre su Prime Video. Ecco il trailer del film:

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