April 20, 2018
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I Migliori 25 Film del 2017

  • da Marcello Martinotti
  • 31 dicembre 2017
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Vi Presento Toni Erdmann

Winfried è un insegnante di musica in pensione, dotato di una propensione spiccata alla burla e al travestimento. Alla morte del cane, a cui era particolarmente legato, vola dalla Westfalia a Bucarest per recuperare il tempo perso e ricostruire il rapporto con la figlia Ines, manager in carriera. Peccato però che nella vita frenetica di Ines non ci sia spazio per gli imprevisti, né per gli affetti familiari, e persino le domeniche devono essere immolate alla causa dei clienti esigenti. Ne risulta un weekend disastroso, in cui l’uomo realizza però una cosa fondamentale: la figlia non è felice. Partendo da queste premesse la regista si chiede cosa sarebbe disposto a fare un genitore per salvare la propria figlia, e ci regala un’eccentrica risposta di ironico, vergognoso e imbarazzato amore. Cacciato in malo modo, infatti, al padre della ragazza non resta che tornare sotto falso nome, e armato di parrucca e denti finti, si presenta a lei e ai suoi colleghi come Toni Erdmann, stravagante life-coach. La vicenda prende pieghe assolutamente inattese e, in più di un’occasione spassose. Toni Erdmann di Maren Ade è un film che, fa ridere e fa anche piangere. O più semplicisticamente è una commedia. Brillante commedia di casa Tedesca, questa pellicola rappresenta un modo di vedere la Germania molto più distante da quello a cui siamo abitutati. La regista e sceneggiatrice mette in mostra il lato nosense del popolo tedesco con estrema bravura, ha saputo amalgamare e disporre nella sua opera risate e riflessione, non tralasciando l’aspetto umano ed interno del singolo. Vi presento Toni Erdmann oltre a essere un film sulla difficoltà dell’essere genitori, e sulla difficoltà di essere figli, è anche un’amara riflessione sulla fatica che devono fare le donne per emergere nei contesti aziendali. Il maschilismo quasi inconsapevole di capo e colleghi costringono Ines a spingersi al limite delle proprie forze. Nonostante la lunga durata, più di due ore e mezza, Vi presento Toni Erdmann è una commedia completamente sorprendente e di grande impatto. Per nulla pesante la visione, la pellicola è di facile visione e regala dei momenti di divertimento puro, senza però dimenticarsi di emozionare. Una pellicola intelligente ed elegante che rapisce lo spettatore.


Gatta Cenerentola

Quest’anno, MAD Entertaiment e Alessandro Rak ci hanno emozionato con Gatta Cenerentola, adattamento animato de “La Gatta Cenerentola”, celebre spettacolo teatrale di Roberto De Simone. Rak porta lo spettatore in una Napoli futuristica con elementi dalle più disparate e ricercate ispirazioni, dal cinema di Miyazaki, a Ghost In The Shell, raccontando la storia di riscatto personale e sociale di Mia e Primo, due personaggi diversi e distanti, ma con un’importante passato in comune. La loro storia coinvolge ed entusiasma in ogni momento grazie ad una perfetta scrittura dei personaggi principali e ad un uso attento dei flashback. Grande pregio del film sono poi senz’alcun dubbio le musiche originali di Antonio Fresa e Luigi Scialdone e le canzoni di artisti quali FojaEnzo GragnanielloDaniele SepeFrancesco Di BellaIlaria Graziano e Francesco ForniI virtuosi di San Martino e Guappecartò.

Con Gatta Cenerentola, lo Studio MAD si è dimostrato ancora nel 2017 l’unico vero faro nella desolazione che è il cinema d’animazione italiano. Sosteniamoli!

→ Per saperne di più su questo film vi rimandiamo alla nostra recensione: [Recensione] Gatta Cenerentola – Mille colori e mille paure nella Napoli del futuro


Wonder

Wonder, seconda regia di Stephen Chbosky su sua stessa sceneggiatura in tandem con Steve Conrad (La ricerca della felicità, I sogni segreti di Walter Mitty) racconta delle difficoltà di Auggie (Jacob Tremblay), irrimediabilmente deturpato in volto a causa di una malattia manifestata sin dalla nascita, nel momento del suo ingresso nella scuola media: l’arco narrativo segue il percorso che porta il bambino dall’accettazione graduale e difficoltosa del proprio aspetto e della propria diversità (rimarcata dai frequenti scherni dei coetanei) in un atto di apertura verso il mondo, all’insorgenza di una personalità più forte, una maturazione che porta all’indipendenza. Il film di Chbosky è in gran parte ad altezza di bambino – e ad un pubblico perlopiù giovane si indirizza, didascalismi compresi – e pure non si concentra esclusivamente sulla figura del piccolo protagonista, ma esplode i punti di vista tentando uno scandaglio psicologico attraverso un andirivieni un po’ rigido all’interno del microcosmo familiare. La sua forza sta soprattutto nel saper costruire un quadro corale evitando di addossare la macchina da presa esclusivamente sul ragazzino, spostando l’attenzione con una certa delicatezza – certo non immune dai cliché – verso i patimenti e le gioie di chi gli sta intorno, soprattutto di coloro che lo sostengono, rinunciando naturalmente (e comprensibilmente) alla propria serenità e alle proprie inclinazioni (i genitori, in particolare la madre, Julia Roberts), anche a costo di chiudersi in una solitudine tutta adolescenziale, difficile da allontanare (la sorella Via, Izabela Vidovic). Il ritratto umano che ne consegue – al netto dell’umorismo giustapposto, ai programmati alleggerimenti di tensione – è credibile e spontaneo, costruito per assicurare uno slancio empatico non forzato, non innaturale.

→ Per saperne di più su questo film vi rimandiamo alla nostra recensione: [Recensione] Wonder – Cambia il modo di Guardare


Loving Vincent

Loving Vincent è probabilmente uno dei film più insoliti di quest’anno. È infatti interamente dipinto su tela. 125 artisti, da tutte le parti del mondo, hanno preso parte al progetto diretto dai registi Dorota Kobiela e Hugh Welchman realizzando 1000 dipinti, aiutati in parte dal rotoscope, da cui trarre poi i fotogrammi del film. L’effetto -e l’impresa- è sbalorditivo per gli amanti dell’arte. Raccontare gli ultimi giorni di vita del celebre pittore tramite il suo modo di dipingere, e quindi di vedere il mondo, riesce bene alla coppia anglo-polacca. I protagonisti del film sono molti dei personaggi dipinti da Van Gogh. Sono coloro che hanno vissuto affianco al pittore, lungo le varie tappe della sua vita.

Armand Roulin viene mandato dal padre, postino, a cercare il fratello di Vincent, Theo, per consegnargli una lettera del fratello scritta poco prima di morire. Armand scoprirà che anche Theo è morto, solo sei mesi dopo il fratello. Per cercare qualcuno a cui consegnare questa ultima lettera Armand si addentra così nei misteri degli ultimi mesi della vita di Van Gogh. Un viaggio che lo farà avvicinare molto a colui che considerava solo un pazzo. Un viaggio che coinvolgerà anche lo spettatore.

→ Per saperne di più su questo film vi rimandiamo alla recensione degli amici del der Zweifel: Loving Vincent – Una Discesa infinita in Vincent


Logan

Vera sorpresa del 2017, Logan non è un cinecomic e prende nette distanze dal genere. Le uniche somiglianze che abbiamo con questo ormai inflazionato genere di appartenenza, è il media da cui provengono i personaggi di cui narra. Il film è stato presentato in anteprima mondiale e fuori concorso il 17 febbraio 2017 al festival di Berlino. Logan è la prova di come per fare un cinecomic perfettamente riuscito non serva necessariamente fare un film per ragazzini, ma si può osare sia come trama che nel comparto tecnico.

Il film diretto da James Mangold, si capisce subito che vuole provare ad essere qualcosa di diverso. Un Hugh Jackman straordinario mette in mostra il suo James Howlett, un uomo sconfitto dalla vita che ormai a smesso di vivere da tempo e che si trascina a stento verso la morte che tarda ad arrivare. Viscerale, crudo ed esistenziale Logan è un film drammatico e fortemente psicologico, con una storia semplice. Confezionato quasi come un classico western, dove un uomo solitario e cinico si trasforma in eroe per salvare dai cattivi il piccolo villaggio. Finalmente un film che non solo ci mostra Wolverine come avrebbe sempre dovuto essere – con tanto di effetti gore quando il nostro fa a fette gli avversari preso dalla rabbia – ma che ne capisce alla perfezione il carattere. È tutta una grande metafora: il vero nemico di Wolverine è sempre stato Wolverine stesso e il passato è un veleno che ci uccide a poco a poco, se non sappiamo accettarlo e passare oltre. Encomiabile la fotografia che regale scene davvero memorabili, soprattutto nella prima parte del film.

→ Per saperne di più su questo film vi rimandiamo alla nostra recensione: [Recensione] Logan – SNIKT…Per L’ultima Volta


Split

split

M. Night Shyamalan torna alla ribalta del grande pubblico, dopo anni di passi falsi, e qualche successo inaspettato(The Visit), con Split, una pellicola atipica che però con un cast eccezionale riesce veramente bene nel suo intento. Il thriller psicologico che Shyamalan consegna segue le vicende di Kevin(James McAvoy), un uomo che soffre di disturbo da personalità multiple, infatti dentro la mente dell’uomo convivono 23 identità separate. La vera azione inizia quando anche delle ragazze entrano in scena, Clare (Haley Lu Richardson), Casey (Anya Taylor-Joy) e Macia (Jessica Sula), tutte e tre di ritorno da una festa, tutte e tre catturate da Kevin, o più precisamente dalla personalità di Kevin che è un serial killer che serve quella che è la misteriosa 24esima personalità, ossia La Bestia. La sceneggiatura è molto curata, sopratutto dal punto di vista della psicologia dei personaggi che spesso nei thriller psicologici deve fare la parte del leone anche su trame meno complesse, infatti Shymalan consegna dei personaggi sfaccettati, lo stesso Kevin è un personaggio che per come è stato scritto e interpretato meriterebbe di essere studiato. La regia è molto solida e viene accompagnata da un comparto fotografico interessante e intelligente, con vari cambi di luci quando sia passa da una personalità di Kevin all’altra. Split si rivela fondamentalmente sia un ottimo thriller psicologico, sia un one man show con protagonista James McAvoy che dimostra nuovamente un grande talento, che va al di là del suo ruolo ben più conosciuto nei film Fox degli X-Men. Sicuramente questo film è un ottimo prodotto di intrattenimento ma che riesce anche ad appassionare i più esigenti e ci regala un’altro tassello nella rinascita artistica del regista. 

→ Per saperne di più su questo film vi rimandiamo alla nostra recensione: [Recensione] Split – Il Lato Oscuro di M. Night Shyamalan

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