Arriva su Netflix il 26 Febbraio 2020, I Am Not Okay With This, nuova serie young adult prodotta dai produttori di Stranger Things tra cui Shawn Levy e dal regista di The End Of The Fing World, Jonathan Entwistle. La serie è tratta dall’omonima graphic novel realizzata da Charles Forsman, già autore di The End Of The Fing World. Grazie a Netflix abbiamo avuto l’occasione di poter vedere in anteprima l’intera prima stagione.
La serie è un racconto di formazione che vede protagonista Sydney (Sophia Lillis) alle prese con l’adolescenza, la pubertà e i superpoteri. Pur sembrando apparentemente normale, la vita di Sydney si snoda tra l’amicizia con il suo coetaneo Stanley (Wyatt Oleff), il suo rapporto conflittuale con la mamma, la scoperta di sé stessa e la sua sessualità, nascondendo però ben altro. Con il passare del tempo, la giovane dovrà imparare a conoscersi e soprattutto capire cosa sta davvero accadendo al suo corpo.
Tratta dalla fortunata graphic novel di Charles Forsman dallo stesso titolo, I Am Not Okay With This, riprende le tematiche care all’autore come l’adolescenza, e la crescita, questa volta però esplorate in maniera diversa e non più con una forte vena realistica. Al contrario rispetto a quanto accaduto con la più famosa The End Of The F***ing Wolrd, che aveva lo scopo di approfondire il rapporto e la psicologia di due giovani sociopatici, in questo caso ci si trova di fronte al racconto di uno dei periodi più difficili per un adolescente, la pubertà e la scoperta si sé. Periodo in cui avvengono i cambiamenti radicali che andranno a formare il giovane uomo o in questo caso la giovane donna; non tutte queste trasformazioni però sono come ci si aspetterebbe. Utilizzando uno stratagemma non nuovo alla letteratura e al cinema, basti pensare a Carrie – Lo Sguardo di Satana o X-Men, l’autore vuole raccontare lo sviluppo adolescenziale da un punto di vista differente, inserendo appunto il “superpotere”. La serie, esattamente come il libro, introduce lo spettatore alla vita solo in superfice normale di Sydney, che con l’andare avanti degli episodi prenderà una piega sempre più differente.
Diretta da Jonathan Entwistle, la serie mantiene simile la regia e il taglio del suo predecessore The End Of The F***ing World, pur discostandosi completamente per tematiche e significato. Gli episodi in totale sono 7 dalla durata media di 25 minuti, il che rendono possibile l’abbuffata dell’intera prima stagione in un’unica sessione di visione. La simmetria e l’ordine della scenografia sono alla base di ogni episodio e con l’ausilio di macchina fissa e carrellate fluide, il tutto è reso perfettamente ordinato e mai confusionario. Le stesse interpretazioni da parte del cast sono convincenti: Sophia Lillis e Wyatt Oleff (già visti entrambi in It: Capitolo Uno e It: Capitolo Due, che li ha resi noti al grande pubblico) sono i protagonisti assoluti, attorno ai quali ruota l’intera vicenda. Anche i dialoghi, se pur in alcuni momenti ridotti all’osso, sono convincenti e mai esageratamente artificiosi. La serie ha anche l’intento di creare nello spettatore quel tanto caro “effetto nostalgia”, grazie soprattutto alla colonna sonora e a scene che rimandano ad alcuni grandi classici del cinema anni ’70 e ’80 come il già nominato Carrie – Lo Sguardo di Satana o The Breakfast Club.
Il primo trailer di I Am Not Okay With This è stato rilasciato all’inizio di quest’anno dall’account ufficiale di Netflix che aveva già anticipato la serie con la prima immagine promozionale. Sia dalla prima foto che dal trailer, la serie è stata subito accostata a Stranger Things e The End Of The F***ing World dal momento che i registi e i produttori sono gli stessi dei due show, ma in questo caso la nuova serie diverge completamente dalle sue sorelle. I Am Not Okay With This, dopo sette episodi appare come un grande prologo ad una storia che sembra essere qualcosa di molto più grande ma che fa fatica a partire.
Pur essendo episodi molto corti, e assolutamente godibili, ci si rende da subito conto che qualcosa manca, non perché ci siano cose lasciate al caso, ma perché alla fine del settimo episodio, dopo aver tirato le somme dell’intera stagione, ci si chiede “e quindi?”, il che fa ben sperare per una seconda stagione che vada ad ampliare il mondo creato e ad aggiungere sempre più informazioni, ma lascia con la visione di questa prima stagione un po’ dolceamara. Essendo gli episodi oltre che corti anche decisamente pochi, si è preferito restare solo sulla superficie di una storia che in realtà ha delle radici molto profonde. I temi trattati sono molti e anche molto attuali, ma vengono gestiti in maniera davvero troppo sbrigativa, sintomo quasi di una sceneggiatura pigra. Il paragone nasce quasi spontaneo con le due serie sopracitate, che al contrario con le loro prime due stagioni hanno rivoluzionato il modo di fare e vedere serie televisive. Sia Stranger Things che TEOTFW se pur con una durata e un numero di episodi diverso, hanno gettato le basi per delle storie interessanti, non risultando però, nella loro interezza, un semplice inizio di qualcosa di più grande. Già dalla prima stagione avevano molto da raccontare e lo hanno fatto, lasciando spiragli per eventuali future stagioni.
I Am Not Okay With This è un prodotto che resta nel suo complesso buono ma che manca di quella “spinta vitalistica” che dovrebbero avere tutte le prime stagioni di una serie. E’ vero che incuriosisce lo spettatore, e lo spinge a continuare la visione, ma alla fine non ricevendo quasi alcuna risposta qualcuno potrebbe risultare annoiato e smettere completamente di seguirla.
I Am Not Okay With This arriverà su Netflix il 26 febbraio 2020 in tutto il mondo. Di seguito potete visionare il trailer italiano della serie:














