I Mitchell contro le Macchine
Cosa succede quando in un mondo già di per sé molto tecnologico si avvia un processo di iper-tecnologizzazione? E soprattutto, cosa succede se a farlo sono le macchine stesse e l’ultimo baluardo dell’umanità è una strampalata famiglia americana? La risposta prova a darla I Mitchell contro le Macchine, pellicola prodotta da Sony Pictures Animation e distribuita su Netflix. Il nome dello studio d’animazione non tradisce le aspettative, perché le tecniche utilizzate sono assolutamente analoghe a quelle già viste in quel piccolo capolavoro che è Spider-Man: Un Nuovo Universo. Anzi, a voler essere onesti, non essendo “ingabbiati” nel reticolo del cinecomic, gli addetti ai lavori de I Mitchell contro le Macchine hanno avuto la massima libertà, che è risultata in un film incredibilmente fresco e con soluzioni visive decisamente pop e fuori di testa, in grado di strappare più di un sorriso al pubblico. In generale, poi, la pellicola ha un buon ritmo e riesce soprattutto grazie ai personaggi – tutti quanti azzeccatissimi – a coinvolgere gli spettatori, che si ritroveranno davanti a quella che è, in tutta onestà, una grande sorpresa del 2021. Into the Spider-Verse ha avuto un grande successo ed ha portato tanta innovazione nel panorama dell’animazione, al punto da ispirare prodotti come Arcane, ma non era certo che lo studio avrebbe saputo ripetersi. Ebbene, con questo I Mitchell contro le Macchine quei concetti sono stati ripresi, riproposti e rimodulati, con un risultato assolutamente top.
Il Collezionista di Carte
Dopo quel capolavoro di First Reformed, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2017, il grande Paul Schrader è tornato sempre al lido per presentare Il Collezionista di Carte, anche se purtroppo anche in quest’occasione il regista è tornato a casa a mani vuote. Il film è una parabola e allo stesso tempo una riflessione sul cinema che l’autore e regista ha sempre affrontato parlando di solitudine, redenzione, vendetta e religione come nelle sue opere più famose che ha firmato solo come autore (Taxi Driver, Toro Scatenato) e quelle anche come regista (First Reformed, American Gigolò, Affliction). Schrader usa una regia modernissima che viene anche mescolata insieme a riprese in VR in alcune sequenze dimostrando ancora una volta il suo voler innovarsi e non rimanere ancorato al passato.
Ne Il Collezionista di Carte, il regista si avvale di un cast di tutto rispetto, capitanato da Oscar Isaac in forma smagliante e con un personaggio calmo e allo stesso tempo vendicativo che gli calza a pennello. Oltre a lui anche Tiffany Haddish che per la prima volta partecipa in un film drammatico sapendo essere carismatica e adatta al personaggio, e Tye Sheridan che anno dopo anno continua a maturare molto come attore partecipando a grandi pellicole. Infine Willem Dafoe alla sua sesta collaborazione con il regista e la cui bravura non è mai in discussione. Uno dei film più impressionanti per scrittura e messa in scena dell’anno, da recuperare in caso ve lo siate perso in sala alla sua uscita.
Il Potere del Cane
Dopo dodici anni di Bright Star, Jane Campion torna dietro la macchina da presa per dirigere Benedict Cumberbatch, Jesse Plemons e Kirsten Dunst nell’adattamento cinematografico del romanzo di Thomas Savage: Il Potere del cane. Nel 1925, nel Montana, il ranch più grande della vallata è gestito da Phil Burbank (Benedict Cumberbatch) e suo fratello George (Jesse Plemons). I due sono diametralmente opposti: Phil è freddo e scostante, George invece di buon cuore e affabile. Quando il secondo si sposa con Rose (Kirsten Dunst) e la donna arriva con suo figlio al ranch, Phil deciderà di intraprendere una vera e propria crociata contro di lei, ma qualcosa in lui sembra esser destinato a cambiare. Quasi come un “anti Brokeback Mountain”, Il Potere del Cane racconta una storia di repressione e cattiveria in maniera sublime e raffinata. A coronare un film visivamente suggestivo entrano in gioco le potenti interpretazioni di un cast eccellente. Tra silenzi, non detti e sottigliezze, Il Potere del Cane è un racconto memorabile.
Luca
Sin dal suo annuncio, Luca ha fatto parlare di sé veramente tanto: per la prima volta nella storia, in cabina di regia per un film Disney/Pixar ci sarebbe stato un italiano. Non solo, Enrico Casarosa ha deciso di ambientare – nonostante la località fittizia – il film in Italia, portando dunque un pezzo della penisola in tutto il mondo. La storia, poi, è anche questa una scelta di cuore del regista, perché riprende per certi versi la sua infanzia: l’avventura di Luca e Alberto, mostri marini arrivati sulla terraferma e in un paesino di pescatori, è una di quelle narrazioni che si concentra su un topic fondamentale per l’età che hanno i personaggi, ossia l’amicizia. Luca, però, è molto di più, perché la produzione ha colto l’occasione per portare su schermo – il film è uscito su Disney+ – altri temi delicati, come l’accettazione del diverso ma anche la crescita dei più giovani. Il tutto su uno sfondo decisamente italiano, a volte anche troppo, che sicuramente strappa un sorriso agli spettatori del Belpaese. Qualitativamente, il film non si discute, visto che si parla di Pixar. Pur non portando innovazioni come negli ultimi anni lo studio aveva abituato, Luca sublima determinate tecniche già utilizzate in passato, su tutto l’utilizzo di una palette colori che è veramente uno spettacolo per gli occhi. Che si sia italiani o meno, Luca è certamente un film di cui tener conto quando si parla del 2021, perché ha provato ad emozionare in una cornice diversa dalle solite, riuscendoci.



















