[Esclusiva]Intervista a Davide La Rosa

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Continua l’evento Navigli d’autore e continua il nostro ciclo di interviste presso il Supergulp Milano sul Naviglio Grande [Se siete a Milano, è una tappa obbligatoria per tutti voi, ndr]. Ospite di questa intervista, il simpaticissimo Davide La Rosa. 

Ho avuto l’immenso piacere di intervistarlo. Un’intervista divertente dinamica e molto stimolante. 


Chi è Davide La Rosa?

Appartenente alla specie degli Homo Sapiens Sapiens, non per mia volontà ma per colpa dell’evoluzione. Sono di Como, nato il 23 Giugno 1980. Ho imparato a scrivere in prima elementare a 6 anni… L’ho presa troppo larga? *ride* Immagino interessi la parte del fumetto. Li faccio da quando ero bambino, il linguaggio che ho codificato mentalmente sin da l’inizio era Topolino, mio padre invece leggeva Alan Ford . Poi grazie alla Pimpa ho conosciuto lo splatter, per questo la uccido sempre nei miei fumetti. C’era un numero dell’87 della fortunata rivista Pimpa e ad un certo punto lei si taglia mezzo dito e comincia a sanguinare senza freni. Da li a poco ho cominciato a leggere Dylan Dog, che è ad oggi il mio fumetto preferito. Quando ero a Bologna volevo far qualcosa di parallelo all’Università ed ho fatto un corso di fumetto, ma non per disegnare, perché non sono capace, ma per imparare sceneggiatura. Da qui ho imparato che il disegno è molto importante anche per sceneggiare poiché sai cosa puoi chiedere o no al disegnatore. Finito il corso volevo fare i fumetti e avevo iniziato a scriverli, solo che a Bologna sono tutti intimisti producevano storie, da soli, tristissime, drammatiche… con dei trip assurdi. Non era il mio genere, anche se non mi fanno schifo. Ho così iniziato a disegnarle io, male. Allo stesso tempo, nel 2004, il fratello di uno dei miei insegnanti, Emiliano Mattioli, anche lui disegnava male e voleva fare una rivista per chi non ne fosse capace. La mole di roba ho iniziato a caricarla sul blog dal 2005. Eravamo ancora in pochi su internet. Poi facevo fumetti per cercare di farmi notare come sceneggiatore. Ad una Lucca abbiamo portato Zombie Gay in Vaticano ed è andato benissimo perché la gente lo comprava solo per il titolo. Il giorno dopo arrivò uno arrabbiato perché aveva letto il fumetto ed era deluso che non c’erano bestemmie. Da li ho iniziato a sceneggiare per Star Comics. Ho così lasciato l’underground che era comunque un ambiente fighissimo. A Lucca ho visto un autoproduzione che si chiamava Pippo malato di Aids , nome notevole. Nell’underground c’è incoscienza e libertà totale. Quest’ultima la puoi trovare anche in alcune case editrici, ma l’incoscienza no. Non hai freni. La spinta forte è arrivata dal blog e da Lucca. Sono andato anche a Voyager da Giacobbo, ma sono stati i dieci giorni più terribili della mia vita.

Con questa risposta hai fatto un quadro completo di te, ma da dove escono le tue strane idee, tipo Sborropippo?

Sborropippo l’abbiamo fatto in tre sulla chat di Skype dei Fumetti Disegnati Male con Emiliano Mattioli e Luca Speroni. Noi creiamo ottocento fumetti al giorno, ma li buttiamo giù così, tanto non li faremo mai! Ad un certo punto volevamo fare un personaggio che volesse sempre dire “Le Seghe!” ed allora è sorto il problema di come chiamarlo. Uno di noi ha detto: ” guarda, la parola sborro fa sempre ridere”. Vero, però solo se la metti insieme a Pippo Baudo. All’inizio doveva chiamarsi Sborropippobaudo, ma era troppo lungo e per farlo più social l’abbiamo chiamato Sborropippo.

Raccontami un po’ da dove nasce  La Notte del Presepe Vivente?

Innanzitutto è ambientata nel paese dove viviamo io e George Clooney, sul lago di Como. Il mio paese è cupo, sul lago, non c’è mai nessuno dopo un certo orario come tutti i paesini italiani. Una cosa che mi ha sempre inquietato è la parola Presepe Vivente, perché mi fa pensare agli zombie. Volevo lavorare assolutamente con Federico Rossi Edrighi, secondo me uno dei più grandi disegnatori d’Italia, che ha poi curato la parte grafica. Perché siamo amici. Poi volevo metterci una cosa con il Gabibbo e l’ho messa nel finale. Quando vado al cimitero ho sempre questa paura di guardare in fondo e vedere tra le tombe il Gabibbo che ti guarda.

Parliamo del Dizionario dei film brutti a Fumetti: quanto ci hai messo per farlo e da cosa è nata l’idea?

Io e Fabrizio Pluc di Nicola, il disegnatore, siamo diventati amici grazie ai film brutti perché lui seguiva me sul blog ed io seguivo lui sul suo. Ad una Lucca abbiamo iniziato a parlarne. Allora ci siamo scambiati film tipo : I Zombie, Primavera di Granito, Alice Attraverso lo Specchio, Cient’anne. In confronto a quelli che abbiamo visto noi, Natale in India è Quarto Potere.
Alex l’ariete è brutto, ma non è neanche il più brutto! E’ recitato da cani, la storia è bruttissima, ma almeno ha una consecutio temporale. Ci sono dei film come Orge del 300, dove non c’è una fotografia decente, non c’è nessuna orgia e non è neanche il 300! Ad un certo punto ci sono i dialoghi e quando c’è il controcampo cambia il giorno con la notte. Noi in Italia abbiamo film come Parentesi Tonde o AlbaKiara. Il finale di AlbaKiara è Tarantiniano. C’è Raz De Gan che spara alla ragazza protagonista dicendole: “è finito il tempo delle mele, puttana!” . Parentesi Tonde ha incassato solo novemila euro, fatto con il jet set di Mediaset, con protagonista Karim Capuano, un tronista del tempo e la sorella Lecciso, quella sfigata.
Andai al cinema a vedere anche Troppo Belli e ci fu una discussione con la cassiera sul fatto che nonostante la bruttezza, fosse comunque arte. Io iniziai a guardare film brutti con i miei amici nel ’92 quando in tv passarono un film con Gerard Depardieu sulla sedia a rotelle che faceva il bullo. Non ho idea di che cosa fosse. Beh poi c’è il grandissimo Cient’anne con Mario Merola, Gigi D’alessio e Giorgio Mastrota che fa il cattivo. [Andate a vederlo perché vale ogni secondo, n.d.r.]

Qual è il film più brutto che tu abbia mai visto?

Di film brutti ce ne sono tantissimi. Il mio preferito è di certo I, Zombie. Un film intimista sugli zombie dell’88/89 diretto da Andrew Parkinson che fa anche il cameraman, e ho detto tutto. L’idea è bellissima perché è un film sugli zombie dal punto di vista dello zombie. Questo film è già fighissimo dalla custodia perché la trama dietro è sbagliata. Ci dice che un archeologo nel deserto trova delle rovine e viene morso. Il bello è che non è un archeologo, ma un ricercatore universitario, non è un deserto, ma dei boschi vicino Londra e trova una casa diroccata in mezzo al bosco e poi viene morso.

Domanda a bruciapelo, cosa ne pensi di Cannibal Holocaust?

Tutto quel filone lì mi disturba un po’… in particolare per il fatto che ammazzino gli animali veramente. E’ inutile. Però hanno fatto bene ad ammazzare Luca Barbareschi. Ne ho comunque visti parecchi, come The Green Inferno di Eli Rooth.

Le tue opere come Zombie Gay in Vaticano, La Bibbia 2 e Sborropippo hanno titoli molto provocatori, è una cosa voluta per fare “notizia” o sono spontanei?

Io non so niente a livello commerciale, i titoli li scelgo io, ma nascono da quello che penso sul momento. Per Ugo Foscolo – indagatore dell’incubo sono proprio partito dal titolo. Quando lo proposi a Salda Press ancora non sapevo nulla della trama, suonava bene e basta. Io improvviso molto, in questo caso sapevo l’inizio, ma non la fine.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Tornare a casa! Per il resto ho dei progetti ancora da firmare, fare il volume sul Parini e poi spero di fare un altro volume del dizionario dei film brutti che ne abbiamo dovuti scartare troppi e ci piange veramente il cuore.

Ultima domanda di rito. Cosa vuol dire per te essere un fumettista?

Vuol dire non saper rispondere a questa domanda. No, in realtà non lo so davvero, mi hai messo in crisi. Principalmente è voglia di raccontare storie, mi piace farlo ed ho codificato il fumetto come linguaggio di narrazione.

Grazie mille per il tuo tempo.

Grazie a voi!