October 15, 2019
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Secondo il Dipartimento Inglese le Loot Box andrebbero classificate come gioco d’azzardo

  • di Andrea Barone
  • Settembre 15, 2019
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Loot Box

Le loot box sono sicuramente una delle spine nel fianco nel mondo del videogioco, e nell’immagine che quest’ultimo da. Chi è avvezzo al panorama videoludico sa benissimo di cosa si parla, e conosce ampiamente le criticità di questo sistema, molto in voga soprattutto negli ultimi anni ed altrettanto criticato da una grossa fetta dei videogiocatori.

Per chi non conoscesse il termine, si intende per loot box un oggetto consumabile contenente un premio utilizzabile all’interno di un videogioco, che si tratti di premi rilasciati tramite meccaniche dello stesso gioco, o di un bene acquistabile con soldi veri o con valuta di gioco. Il problema dietro al fenomeno delle loot box è che, in molti casi, sono paragonabili al gioco d’azzardo, oltre ad essere una fonte di spesa decisamente pericolosa, vista anche la dipendenza che possono creare. Se, infatti, in alcuni giochi, i contenuti di tali box siano meramente estetici e quindi non importanti per una miglior fruizione dei contenuti di gioco, od il raggiungimento di risultati competitivi migliori, in altri casi spesso si sfora nel cosiddetto “pay to win”, con giocatori che si sentono in dovere di acquistare, spesso e volentieri con soldi veri, oggetti che ne migliorino le performance in gioco.

Il discorso è decisamente lungo e complesso, e da tempo viene trattato e discusso nelle maniere più diverse a seconda della nazione, tanto che, in alcuni casi, le loot box sono state dichiarate illegali, come nel caso del Belgio, che ha bandito la pratica presente in alcuni celebri giochi, come FIFA, Overwatch e Star Wars Battlefront II con la seguente motivazione:

I giochi che propongono loot box a pagamento, nel modo in cui sono attualmente proposte nella nostra nazione, si trovano in violazione delle leggi riguardanti il gaming e possono essere approcciate secondo il diritto penale. Perciò tali loot box devono anche essere rimosse.

In questi giorni, anche il Regno Unito, tramite il proprio Dipartimento legatro als ettore, ha espresso la propria perplessità, anche se solamente sotto forma di report. Il Department for Digital, Culture, Media & Sport (DCMS) del Regno Unito ha rilasciato un nuovo lungo report sulle loot box, nel quale viene affermato che queste dovrebbero essere rimosse dai giochi venduti ai bambini. Inoltre, il Department for Digital, Culture, Media & Sport (DCMS) suggerisce che il PEGI (l’ente di classificazione dei videogame) applichi il bollino “Gioco d’azzardo” nelle opere che includono loot box.

Quella del Department for Digital, Culture, Media & Sport (DCMS) è una proposta molto interessante, anche perché va in contrasto con quando legiferato dal governo del Regno Unito, il quale ha concluso che le loot box non sono gioco d’azzardo. Il report afferma che le prove di un effetto di questi meccanismi sui bambini sono limitate, ma al tempo stesso ritiene che si dovrebbe adottare un approccio più cauto, almeno fino a quando non ci saranno prove sufficienti per affermare che loot box non abbiano alcun impatto sui più giovani.

Inoltre, il report afferma che l’industria videoludica intera dovrebbe avere un ruolo proattivo sulla questione, determinando gli effetti delle loot box finanziando una serie di ricerche indipendenti e proteggendo i più giovani e vulnerabili fino a quando non saranno stati raccolti dati ufficiali.

Purtroppo, al momento, il report del DCMS è, per l’appunto, un semplice report, che non può avere effetti sulla legislazione che, come detto prima, non considera le loot box illegali, ma sicuramente è un primo passo verso una gestione più oculata della questione: sarebbe infatti il caso che, vista la diffusione del media videogioco, ormai un fenomeno mainstream e non più di nicchia, con milioni di giocatori, si cominciasse anche a capire che non tutti i giocatori sono in grado di non farsi attrarre dal fenomeno, rischiando di cadere nella ludopatia.

Fonte: The Guardian

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