Dopo cinque anni da Man In The Dark (Don’t Breathe), originale thriller/horror di sottogenere home invasion che era riuscito a conquistare buona parte di pubblico e critica, l’11 novembre arriva in tutte la sale italiane L’Uomo nel Buio: Man In The Dark, il seguito spirituale del film del 2016. Non più regia di Fede Alvarez (che compare tra i produttori) ma opera di Rodo Sayagues, la nuova pellicola riscrive e in qualche modo reinventa la figura del famigerato ex marine Norman Nordstrom, risultando quasi come un esercizio nel riscattare la figura di un uomo perverso e violento che tanto aveva spaventato nel primo film. Dopo aver visto il film in anteprima siamo pronti a parlarvene.

Otto anni dopo gli eventi del primo film, l’ex marine ceco Norman Nordstrom (Stephen Lang), vive con l’undicenne Phoenix (Madelyn Grace), figlia adottiva salvata in seguito ad un incendio. Mentre cerca di buttarsi alle spalle il suo orribile passato alcuni nuovi intrusi si insinuano in casa sua questa volti attratti proprio dalla piccola Phoenix. Inizia così una notte di sangue e terrore in cui Norman farà di tutto per salvare la bambina che sembra aver acquisito non poche nozioni da suo padre adottivo, dando del filo da torcere agli intrusi. Ma questa effrazione ha qualcosa a che fare con la piccola Phoenix?

“Ci piace fo***re le persone, sostanzialmente. Vogliamo dimostrare che le cose non sono in bianco e nero. La gente è preoccupata che sia un antieroe? Abbiamo visto serie tv come Game of Thrones, in grado di farti impazzire di empatia anche per le persone cattive. Anti-eroe? No, il nostro protagonista è più un anti-cattivo, diciamo. Potrebbe pensare di non esserlo, o fare alcune cose che gli faranno credere di potersi ripulire la coscienza, ma non è così. È un personaggio ombra, non tanto il protagonista.”

È con queste parole che il produttore Fede Alvarez (regista del primo film) ha voluto in qualche modo difendere la rotta che il secondo film avrebbe preso dopo le pesanti critiche mosse nei confronti del sequel. Per chi non dovesse ricordare, nel primo film l’ex marine si rivela uno stupratore e omicida capace di cose indicibili, nonostante fosse vittima di una tragedia. È chiaro sin dalle prime battute che con L’Uomo nel Buio: Man In The Dark si voglia in qualche modo andare a trasformare Norman più che in un carnefice, in una quasi vittima, cercando in qualche modo di giustificare (più dimenticare) quello di cui era stato capace nella prima pellicola.

L’esperimento sarebbe in parte riuscito se si fosse speso più tempo nell’approfondire il dramma o l’interiorità del personaggio che risulta, ad oggi, in tutto e per tutto un cattivo e non assolutamente un antieroe nonostante il riscatto del secondo film. Essendo però un thriller dai risvolti horror/splatter, non c’è molto tempo e quindi iniziare una nuova storia tralasciando completamente alcune importanti caratteristiche, che hanno fortemente caratterizzato il personaggio nel momento della sua prima apparizione, era forse più importante. Se si prende questa nuova pellicola come stand alone, film fatto e finito, dimenticandosi il primo capitolo allora è più semplice empatizzare e comprendere il comportamento di Norman.

L’Uomo nel Buio: Man In The Dark è un film nettamente diviso. Se i primi quaranta minuti (i migliori) sono un vero e proprio “home invasion”, in cui l’intruso entra in casa e inizia a sconvolgere la situazione di tranquillità dando via all’azione, l’ultima ora è qualcosa di completamente inaspettato e decisamente sopra le righe, non in senso positivo. Nella prima parte vengono presentati i personaggi e si pone l’occhio fin da subito sulle doti della piccola Phoenix, bambina forte ed astuta che sa il fatto suo. Nel momento dell’arrivo in casa degli intrusi (che lo spettatore già conosce) Phoenix da sfogo a tutte le sue abilità diventando l’eroina a tutto tondo del film. Convincente l’interpretazione di Madelyn Grace, la piccola protagonista. In questa prima parte tutte risulta più curato e accattivante. La regia si fa protagonista di un piano sequenza davvero interessante e di una fotografia inquietante ed opprimente. Buono anche il comparto audio capace di enfatizzare momenti davvero di tensione. Purtroppo però trascorsi i primi quaranta minuti la pellicola si sgretola su sé stessa.

Il punto di svolta si ha dopo una rivelazione, troppo assurda e fuori contesto che richiede una forse troppo grande sospensione dell’incredulità. Arranca fino ad un finale che sarebbe stato perfetto se ci si fosse dimenticati delle scene mostrate pochi minuti prima. Anche la regia perde colpi, cercando di proporre qualche guizzo che poco funziona quando di base c’è una sceneggiatura che non porta da nessuna parte.

L’Uomo nel Buio: Man In The Dark è solamente il sequel spirituale del film del 2016 che aveva tanto colpito pubblico e critica. Questa sua nuova versione della storia oltre a non convincere quasi totalmente, cerca di rimediare ad alcune caratteristiche del primo film stravolgendo completamente il suo significato. Se la prima parte risulta la migliore, la seconda è una discesa verso un finale troppo assurdo e fuori dagli schemi che porterà inesorabilmente alla risata più che allo spavento.


L’Uomo nel Buio: Man In The Dark arriva nelle sale cinematografiche italiane a partire dall’11 novembre 2021. Ecco il trailer del film:

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