Multiversity – The Morrison’s Guide to the Multiverse | Speciale

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Ad oggi Multiversity rappresenta senz’altro l’apoteosi meta-narrativa Morrisoniana. Ne consegue che le domande che il finale lascia dietro a sé non sono poche.
Ad esempio, tutto lascia pensare che la Cerchia rappresenti una sorta di critica verso il consumismo legato al mondo dell’editoria, ma se ciò fosse vero, l’unica soluzione sarebbe non pubblicare… o no?
La Cerchia non sarebbe divenuta un pericolo concreto se Multiversity non avesse mai visto la luce ma, nel contempo, nulla e/o nessuno l’avrebbe fermata se questo fumetto non fosse mai esistito… Giusto? Molto probabilmente, solo Grant Morrison ha le risposte.

Multiversity è certamente un progetto unico nel suo genere. Senza coinvolgere una singola testata di punta, questa mini-serie si è imposta quanto (o forse più) i maggiori crossover multi-testata del passato.

Il concetto di meta-narrazione giunge ad una vetta inaspettata, perfino per gli standard di Morrison. In particolare, l’idea di mettere tra le mani del lettore una copia del fumetto maledetto, fulcro di tutta la serie, contribuisce in modo tanto efficace quanto geniale all’immedesimazione del pubblico.
Il nostro mondo è dunque parte degli eventi narrati e i fumetti sono un ponte verso altri universi che, sulla carta, sono veri tanto quanto il nostro.

Tra i quesiti proposti al lettore, i più interessanti sono sicuramente quelli legati alla natura dei personaggi dei fumetti e alle motivazioni legate alla loro esistenza. Cosa ne è di un personaggio quando non leggiamo più di lui? Se i fumetti sono davvero una finestra aperta su un altro universo, i protagonisti di una storia sarebbero esistiti comunque anche senza una serie che li vede protagonisti?

Per quanto l’esplorare a fondo concetti intimi e complessi legati al processo creativo non sia per nulla facile, Morrison si è rivelato un’ottima guida turistica. Il percorso didattico/narrativo contenuto in Multiversity non potrà che lasciare il lettore arricchito e affamato di altra conoscenza.

Per quanto un finale atto ad essere liberamente interpretato dai lettori sia palesemente una parte integrante dell’opera, ciò implica anche che, come le altre opere di Morrison a cui questa serie fa riferimento, anche Multiversity è aperta ad un seguito.

All’epoca della pubblicazione dell’evento e grazie alle qualità dello stesso, si pensava che il multiverso avrebbe visto un’ulteriore espansione grazie a delle serie spin-off. Tale ipotesi era sostenuta dall’imminente progetto editoriale  DC You, che avrebbe visto la luce nel Giugno del 2015, di cui il sequel della serie di Morrison avrebbe fatto parte.

Durante l’edizione 2015 del San Diego Comic-Con International, l’ipotesi di un sequel divenne certezza. Durante “Multiversity and Beyond”, panel dedicato alla mini-serie, fu lo stesso Grant Morrison a confermare ai fan l’esistenza di un seguito di Multiversity già in lavorazione, intitolato: “Multiversity Too”.

Il seguito di Multiversity avrebbe quindi visto la luce sotto forma di una serie di graphic novel auto-conclusive, basate sulla serie originale.
Ad inaugurare il nuovo evento, sarebbe stato un volume dedicato ad una non ben definita incarnazione del velocista scarlatto, intitolato “Multiversity Too: The Flash”, la cui uscita era prevista per il 2016.

Tuttavia, in contemporanea alla pubblicazione dell’ultimo albo di Multiversity, inizio l’evento crossover “Convergence” che si rivelò essere l’esatta antitesi dei concetti e della filosofia del precedente evento di Morrison. In parole povere, Multiversity Too era letteralmente morto ancor prima di poter divenire un progetto concreto.

A tre anni dalla conclusione della serie originale, Multiversity Too sembra un’idea ancora molto lontana dal poter divenire qualcosa di tangibile.
Tuttavia l’attuale politica editoriale DC è  più in linea con progetti di questo tipo, atti più al raccontare storie lontane dalla continuity principale che ad accentrare l’intero cosmo intorno ad una manciata di personaggi e situazioni.
Inoltre, per quanto la possibilità di veder finire un’attesa tanto straziante sia allettante, è probabile che il tempo giovi al lavoro di Morrison. Dopo tutto, l’originale ha impiegato sei anni per arrivare tra le mani dei lettori.

A prescindere dalla presenza o meno di un seguito, una parte fondamentale dello spirito di Multiversity ne prevede la rilettura. D’altronde, una serie senza un lettore è al pari di qualcosa che non esiste, così come un lettore non può considerarsi tale senza qualcosa da leggere.
Per quanto ciò che leggiamo possa a volte sembrarci banale e mal scritto, ogni lettura rappresenta un viaggio alla scoperta di un mondo che, per quanto diverso e distante, è vivo e pulsante quanto il nostro. Libri e fumetti rappresentano una finestra aperta su mondi che, sulla carta, sono veri quanto il lettore che ne sfoglia le pagine.

Per quanto scrittori come Grant Morrison cerchino di spiegare la magia che da potere alla parola scritta, non serve aspettare un seguito di Multiversity per appagare la fame di esplorazione onirico-letteraria.
Parafrasando lo stesso Morrison: un libro o un fumetto possono spezzare i cuori e fomentare le rivoluzioni. Ciò rende la parola scritta reale tanto quanto l’idea di Dio.