Era il 2010 quando Square-Enix tentò uno degli esperimenti più bizzarri che si possa ricordare, ovvero quello di lanciare sul mercato due versioni diverse di uno stesso gioco, in questo  caso Nier Gestalt (arrivato solamente da noi in Europa) e Nier Replicant (uscito all’epoca solo in America e Giappone). Le differenze fra i due risiedevano principalmente nella storia, poiché Gestalt narrava la storia di un padre che doveva salvare sua figlia da una terribile piaga, mentre in replicant veniva raccontata la storia di un fratello che deve salvare sua sorella. Quando qualche mese fa il colosso nipponico annunciò il remake di Nier Replicant, fui allo stesso tempo emozionato e preoccupato. Preoccupato perché oggi, esattamente come nel 2010, l’industria del videogioco ha una grossa, grossissima difficoltà nel digerire titoli così autoriali. Già, perché se le opere del celebre creatore di ICO e Shadow Of The Colossus Fumito Ueda sono di nicchia e giustamente come tali non possono piacere a tutti, quelle del creatore della serie Drakengard Yoko Taro lo sono ancora di più.

Nier Replicant
Ma andiamo con ordine: la direzione artistica di Nier Replicant è qualcosa di davvero particolare, con steampunk, sci-fi e dark fantasy che si intrecciano senza soluzione di continuità creando un mix davvero unico nel suo genere. Il character design non si discosta poi molto dall’eccentrico stile che da sempre caratterizza le opere interattive nipponiche, e anche se con qualche nota dolente di troppo, è abbastanza apprezzabile. Il gameplay invece risulta ammodernato piuttosto bene, fluido e divertente come pochi altri esponenti del genere riescono ad essere; non aspettatevi però qualcosa al passo coi tempi, perché questo Nier Replicant è molto, molto “vecchia scuola”. Nonostante questo, gli autori sono riusciti a miscelare molto bene la struttura da action-gdr in terza persona con quella delle avventure testuali, delle opere interattive a scorrimento orizzontale per infine abbracciare anche la visuale isometrica e lo stile bullethell.
Il combat system è stato molto migliorato rispetto all’opera originale risultando ora molto più tecnico, fluido  e meglio costruito.  La storia, invece, è scritta molto bene ed è ricchissima di colpi di scena e momenti sorprendenti, che più di una volta vi lasceranno a bocca aperta. Lo storytelling, in questo caso, è totalmente al servizio del gameplay, e non abbandona gli strettissimi binari della narrazione nipponica a cerchio chiuso, ossia con la tendenza a riproporre ciclicamente tematiche e figure retoriche molto care alla cultura orientale. Dolore, sacrificio, abbandono, amore, fratellanza sono queste le tematiche che vengono sviscerate in Nier Replicant con un racconto che parte lentamente prendendosi tutto il tempo necessario a introdurre il giocatore nell’universo narrativo costruito dal team di sviluppo; ma che poi esplode letteralmente trascinandolo in una storia con davvero pochi metri di paragone nel genere. Le aggiunte in termini di contenuti, rispetto all’opera originale non mancano, anche se preferiamo non svelarvele lasciandovi il gusto di scoprirle da soli. Il gioco purtroppo risente molto degli anni trascorsi soprattutto a causa di una mappa aperta divisa in macro aree poco esplorabili e separate da tempi di caricamento. Altro punto dolente di questa nuova edizione di Replicant è il comparto tecnico, decisamente non all’altezza delle produzioni odierne, né tanto meno del lavoro svolto su altri remake usciti prima di lui. Nonostante i difetti sopracitati l’opera di Yoko Taro, non va sottovalutata perché nasconde al suo interno una storia che vale la pena di vivere che siate amanti delle sue opere o no.

Nier Replicant

Una storia avvincente e ben raccontata, unita ad un combat system fluido e ben congegnato, il tutto accompagnato da una grande colonna sonora: Nier Replicant ver.1.22474487139 si presenta benissimo, confermando quanto di buono era lecito aspettarsi da questo “nuovo” capitolo della saga. Non si tratta di un gioco perfetto, anzi, principalmente per mancanze dal punto di vista tecnico, che mettono in risalto l’anima “vecchia” del titolo che, pur senza rendere negativo il giudizio, potrebbero influenzare il gradimento da parte di una fetta di giocatori.

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