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Diventare un Ninja Gai-Deeeen, facile e veloce – Dr. Coo

  • di Simone Colombo
  • Marzo 5, 2017
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“Sai cosa penso degli Oscar? Penso che quel cavallo ubriaco abbia ragione. Tutto comprato. Altrimenti come si spiega che i nostri migliori registi e attori rimangano senza premi? Un uomo al giorno d’oggi per vincere deve appartenere ad una minoranza…o farsi donna. Assurdo. Eh? Come? Come sarebbe a dire che gli Oscar sono già finiti? Ma porco…Ninja”

Dr Coo in Simposi ben poco Silenti.

Tremate, arrivano i pinguini ninja!

Squillino le trombe, fischino i flauti e miagolassero gli usignoli: la pausa del Dottore è finita! Vi sono mancato, nevvero? A seguito del tour de force che ho dovuto intraprendere per la maratona con argomento Crash Bandicoot mi sono voluto prendere qualche mese di pausa. Per ricaricare le pile.
Si, non lo sapevate? Dopo un’incredibile battaglia con forme di vita aliene note come “blurbaz” ho dovuto scambiare la valvola mitrale del mio cuore con un paio di batterie a ciclo perpetuo. Finora non ho mai avuto problemi, semplicemente dopo incredibili sforzi tendo a rimanere morto per diverso tempo. Devo farci attenzione, l’ultima volta che mi è accaduto mi hanno rubato il portafogli e lo hanno scambiato con una tessera per il club dei grilli masochisti. Non chiedetemi i dettagli…sinceramente non li ricordo.

Peccato, oggi non si parla di Tenchu

Comunque per reiniziare al meglio la saga del Dottor Coo, ho pensato di parlare di un titolo incredibile, meraviglioso, sottostimato da molti e che nessuno si ricordasse. Tuttavia, per problemi tecnici, ho dovuto abbandonare l’idea e mi sono buttato su qualcosa di più semplice e diretto.
Dite un po’…vi piacciono i ninja?

Ok, domanda retorica. Chiunque abbia almeno 13 anni ha sentito parlare di ninja. Probabilmente anche i neonati hanno i ninja nel proprio bagaglio culturale. Sono tra le poche cose che chiunque conosce sull’oriente: il fatto che in India si venerino le vacche, che esistano le arti marziali, che tutti assomiglino a Jackie Chan, gli Hentai su qualunque cosa e soprattutto l’esistenza dei ninja e delle kunoichi.
I ninja sono qualcosa di universale, guerrieri dell’ombra che servono un proprio signore seguendo un codice morale, degli 007 provvisti di spada. Specie in ambito videoludico, abbiamo visto usato e abusato questo tipo di cultura.
Oggi vedremo un titolo con protagonista un Ninja…e non è nè Tenchu, nè Strider.

Quello è proprio un vestito…sobrio…

Ninja Gaiden è una saga molto particolare. Si potrebbe quasi dire che sia “vissuta due volte”, se capite cosa intendo. I più giovani potrebbero ricordarsi il capitolo uscito per la prima Xbox, un’avventura titanica, di difficoltà immane e che ha avuto diverse riconversioni (Black, Sigma, Sigma Plus e via discorrendo). Questo titolo ha inoltre avuto due seguiti, Ninja Gaiden 2 e 3, entrambi giochi non all’altezza del predecessore. Come essere contrari? Il primo capitolo era un action in terza persona ben calcolato, con un ottimo level design, nemici temibili, tante armi, combo, segreti e tette. Si, fondamentalmente molti ragazzini si ricordano il gioco esclusivamente a causa dei personaggi femminili.

“Vado a cambiarmi”

Nello specifico Rachel e Ayane, topone uscite fuori dalla mente maschilista e malata di Tomonobu Itagaki, già famoso per le sue creazioni…femminili nella saga di Dead or Alive.
Ciò che non molti paiono sapere è che il titolo per la prima Xbox…non è l’inizio della saga…si tratta di un semplice reboot next-gen. La saga di Ninja Gaiden infatti ha inizio nell’ormai lontano 1988 con un titolo arcade simile a Double Dragon e, soprattutto, una trilogia di action a scorrimento orizzontale per il Nintendo Entertainment System. Chiunque abbia anche solo provato l’8-bit Nintendo conosce la trilogia in questione, sinonimo di piagnistei, cuori infranti e mazzate nello stomaco. Nello specifico oggi mi soffermerò sul primo capitolo della trilogia, noto semplicemente come Ninja Gaiden o, in Europa, Shadow Warriors.
Procediamo con la trama.

Una volta inserita la cartuccia e fatto partire il gioco, vi apparirà la schermata del titolo. Se avrete la pazienza di attendere qualche secondo, inizierà una cutscene in stile anime (si fa per dire) che vi spiegherà l’antefatto. Il protagonista dell’opera è Ryu Hayabusa, un giovane ninja che, da un giorno all’altro, si ritrova orfano di padre. Pare infatti che il suo vecchio, Ken Hayabusa, sia morto durante un combattimento con un misterioso avversario. Piccola nota…so cosa state pensando:

“Oh Ryu e Ken, sicuramente sarà collegato con i personaggi di Street Fighter”

Già…peccato che Ninja Gaiden sia della Tecmo e Street Fighter della Capcom…suppongo sia una semplice citazione innocente. Come quella presente in Street Fighter 2010: The Final Fight (esiste veramente, cercatelo). Comunque una lettera del padre convince Ryu a partire per l’America alla ricerca di un archeologo chiamato Walter Smith. Una volta arrivato, subito il nostro protagonista viene attaccato da svariati nemici che paiono volergli fare la pelle. Deve essere il tipico fascino orientale.

Ryu fa quindi conoscenza in un bar, dopo un ostico combattimento, di una strana donna, Irene. Che bello, finalmente è arrivata la gnocca…vero? Non proprio. La cara signorina nell’ordine vi saluta, vi tramortisce, vi imprigiona, vi sveglia, vi dona una statuetta e vi intima di fuggire. Proprio una donna da sposare! Per usare una semplice citazione:

“Quale è il più grande mistero dell’universo? Le donne!”
Dr. Emmett Brown

Uno dei tanti boss.

Maschilismo a parte, il nostro protagonista proseguirà la propria avventura nella speranza di capire cosa sia successo al proprio padre, dapprima contattando il fantomatico Mr Smith (praticamente un sosia del Dr. Light di Megaman), in seguito facendosi aiutare dall’Interpol con l’obbiettivo di sconfiggere un demone dal potere illimitato.
Avrete capito che si tratta di una trama davvero esile e sconclusionata. D’altronde, come spiegai già al tempo di The Magical Quest, in quegli anni ben pochi designer puntavano su una narrazione solida per un titolo d’azione. La storia era relegata ai giochi di ruolo e ai titoli d’avventura (come i punta e clicca). In poche parole, non importava il perché si compiva un’azione, quanto il fatto stesso di compierla. In questo modo si riusciva a giustificare qualunque cambio di livello (livello nel vulcano, ghiacciato, nelle nuvole etc…) e qualunque stronzata che ad oggi è nota come “dissonanza ludonarrativa”.
Bei tempi, tempi semplici.
Bisogna comunque ammettere che l’uso di cutscene animate, al tempo dell’uscita del gioco, era qualcosa di ancora pioneristico. Tanto di cappello alla Tecmo.

Mr Smith…credevate che scherzassi col paragone con il Dr Light, vero?

Ma basta perdersi in chiacchiere, tempo di analizzare la vera ciccia dell’opera: il suo gameplay.

Abituatevi…la vedrete spesso.

Ninja Gaiden, ad uno sguardo meno attento, può sembrare un semplice action side-scroller come tanti ve ne erano presenti in quella generazione (un numero spropositato…non li voglio elencare). Con un’analisi più profonda, si possono notare invece una serie di dettagli interessanti.

Anzitutto non è tanto difficile notare quale sia la maggiore ispirazione del titolo. Pare ovvio che, prima di programmarlo, gli amiconi della Tecmo si fossero fatti una partitona all’originale Castlevania (uscito due anni prima), capo d’opera e capolavoro di casa Konami, un titolo leggendario che ha ridefinito i canoni del proprio genere. Pensateci: ci sono parti prese di peso dall’avventura di Simon Belmont e traslitterate in un nuovo contesto. A partire dalla schermata del punteggio e la barra della vita del protagonista (contrassegnata come “Ninja”) e dell’eventuale boss con cui ci si sarebbe scontrati.

Eccolo, Ninja vs Bruce Lee!

Sono presenti lampade o oggetti simili, usate per sostituire le iconiche candele del castello di Dracula. Le armi speciali del famoso cacciatore (asce, pugnali, acqua santa) diventano kunai, shuriken da lanciare, shuriken boomerang, bombe di fuoco e via discorrendo. In pratica Ninja Gaiden prende a piene mani dal predecessore e riesce in un’impresa che molti invece fallirono: rendere proprio l’originale modello e personalizzarlo. Vi faccio qualche esempio.

Equilibrio, equilibrio!

Essendo il protagonista un guerriero agile e allenato, gli viene donata maggiore libertà di movimento, compreso un timido salto all’indietro e la possibilità di cambiare la direzione mentre si è in aria (ringraziamo il cielo). Viene messa enfasi sulla possibilità di saltare, colpire al volo i nemici (con annesso attacco “centrifuga”), attaccarsi ai muri per poter rimbalzare e scalare i palazzi. In poche parole si cerca di rendere più dinamico il combattimento di Castlevania senza snaturare la sua base strategica. Chi ha avuto la fortuna di giocarci, capirà di cosa parlo. Ogni passo contava, ogni metro di terra doveva essere conquistato con sudore e fatica…e Ninja Gaiden non è da meno.

8-bit? Fottesega, questo sfondale è stupendo!

Difatti uno degli elementi che si sono trasferiti, fin troppo bene, dal padre al figlio spirituale è senz’altro la difficoltà. Gli eventuali fan della versione Xbox non avranno da temere, questi titoli Nes sono degli ossi duri. Durante l’avventura attraverserete una ventina di livelli diversi. Da città piene di palazzi (e nemici) a giungle infestate da insetti, da montagne rocciose a basi militari metalliche…fino ad arrivare a templi maledetti che farebbero arrossire Henry Jones Junior. In ogni singola ambientazione dovrete combattere con le unghie e con i denti per farvi strada. C’è un motivo per cui l’originale trilogia di Ninja Gaiden si è conquistata il titolo di “trilogia più tosta dell’era 8-bit”.
Ma da cosa nasce questa difficoltà così incredibile? Ve lo spiego subito.

“Welcome to da Jungleeeee!”

Ryu avrà principalmente due tipi di ostacoli sulla propria strada: i livelli pieni di nemici e i boss. Nei primi la difficoltà si manifesta in varie forme. Anzitutto il dettaglio che rende più toste determinate sezioni è l’incredibile presenza di buchi senza fondo. Aggiungete a questo il fatto che, una volta colpiti, il vostro ninja preferito farà un salto all’indietro (altra eredità di Castlevania), spesso e volentieri verso il buco più vicino. Ma non è finita qui! I livelli stessi saranno pieni di nemici diversi. Si parte da spadaccini e artisti marziali che vi attaccheranno venendovi addosso o saltellando in giro (quanto li odio). Sono poi presenti determinate varietà di avversari “lanciatori”, che si tratti di pugnali, proiettili o bazooka, poco importa. Non mancano nemmeno i nemici aerei come i fastidiosissimi uccelli, ninja volanti (tramite qualche tipo di Jet-pack) o pipistrelli che seguiranno traiettorie sinusoidali.

Anche i bazooka? Tunf!

Ecco, avete internalizzato tutto questo? Ora aggiungo l’ultimo tassello che manca al mosaico: i nemici fuori dalla schermata di gioco non esistono (e quindi non vi attaccheranno), ma la vostra posizione, il vostro andare avanti e indietro nel livello li farà respawnare. Già, questo è ciò che renderà davvero ostiche determinate sezioni. Non è detto che, sconfiggendo un nemico, questo rimanga sconfitto. Se poi vi trovaste in posizioni precise, potreste finire per uccidere all’infinito uno stesso nemico che riapparirà dopo essere appena stato sconfitto.

Altro punto che eleverà la difficoltà sono i boss. Alla fine di ogni atto (6 in tutto, a eccezione di quello finale) sarete costretti a sconfiggere un nemico che possiederà la vostra stessa vitalità. Alcuni sono facili da sconfiggere, altri necessiteranno un aiuto superiore. Il boss finale, o per meglio dire, I BOSS FINALI, in particolare necessiteranno anche una lettera di benevolenza da ogni diocesi sul suolo italiano e una raccomandazione dal papa in persona (non voglio spoilerare…sappiate che sono state spese diverse bestemmie nella risoluzione del sesto atto).

Beh, almeno si scusano.

A questo punto vi chiederete, insistentemente, come superare tali sezioni, come diventare dei veri maestri del gioco. Beh, anzitutto posso consigliarvi diverse guide online che propongono delle strategie interessanti per passare ogni sezione del gioco. Tuttavia se la domanda fosse diretta a me, credo di potervi dare qualche consiglio spicciolo.
Comincerei affermando, come fossi un novello Yoda:

“Non cercare di sconfiggere il gioco, lascia che esso si giochi te”

Sul serio, perché???

Bene, ora, diversamente dal famigerato maestro verdognolo, vi spiegherò cosa intendo. Avete presente Pixels? Si, sto proprio parlando di quell’aborto cinematografico con protagonista Adam Sandler, Kevin James, il pupazzo di neve di Frozen, Q-bert che se le fa addosso e tanti videogiochi da sala. In quel film, vi ricorderete, i protagonisti parlano più volte di “pattern” o, per meglio dire, schemi che venivano ripetuti ciclicamente da un gioco. Ninja Gaiden, essendo un titolo action degli anni ’80 non è da meno. Per poter battere il gioco, bisogna fermarsi a osservare i propri avversari, il modo in cui si muovono quando sei lontano, come reagiscono quando ti percepiscono o i loro tempi di reazione. Ad esempio ho già citato che determinati nemici volanti seguono traiettorie predefinite. C’è chi salta, chi ti corre incontro, chi lancia proiettili con un determinato tempismo. Quello che dovete fare è internalizzare tutto ciò e capire quale sia il momento giusto per poter colpire. Come nei picchiaduro a incontri c’è sempre un momento di massima vulnerabilità. Una volta capito ciò, fidatevi, troverete almeno la prima parte del gioco (sino all’inizio del quinto atto) decisamente più sopportabile. Vi sentirete dei veri ninja, prima di ricevere nuovamente calci nel sedere durante le fasi finali.
Se foste interessati a saperne di più, non posso che consigliarvi il meraviglioso video girato dall’AVGN (Angry Video Game Nerd), che vi potrebbe aiutare a ridere di tutti i vostri game-over.

Già, come no.

Madonna, le bestemmie!

Ultima parte da analizzare: il reparto tecnico. Ricordando che si tratta di un titolo della terza generazione videoludica uscito nel ’88, c’è davvero da rimanere stupiti. Certamente agli occhi moderni potrebbe non sembrare molto, magari quegli ammassi di pixel sembreranno grezzi, ma al tempo erano davvero qualcosa di incredibile. Diversamente dai successori (che avevano effetti ambientali e parallasse), il primo capitolo di Ninja Gaiden punta tutto sui propri fondali, semplici ma d’impatto. Forse potrei segnalare il fatto che, data la paletta colori del Nes (piuttosto limitata), non tutti le ambientazioni brillano allo stesso modo. Generalmente, a causa del colore blu del vestito di Ryu, le locazioni che spiccano maggiormente per bellezza sono quelle che contrastano al meglio questa tonalità. Penso alle miniere, alla giungla e in special modo agli ultimi livello del gioco.
A livello di colonna sonora, credo di avere poco da dire. Considerando gli strumenti dell’epoca (il chip sonoro del Nes specialmente), molte tracce sono ancora oggi orecchiabili e riescono a dare una carica incredibile al giocatore. Sarei curioso di sentire delle versioni remixate od orchestrali per saggiare questa mia ipotesi.

Concludendo, non credo di poter aggiungere altro. Ninja Gaiden, in ogni sua forma, è un tassello importante della storia del videogioco, una pietra miliare che ha donato in egual misura bestemmie e grandi emozioni a coloro che abbiano speso tempo per provarlo. Se voleste giocare questo titolo il modo più “legale” sarebbe l’acquisto del Nes Mini (era compreso nella rosa dei 30 giochi) o la virtual console di Wii-U/Wii/3DS. Se invece foste più furbetti, vi consiglio una navigazione profonda su internet, si possono trovare tranquillamente versioni giocabili in diversi formati (persino con traduzione in italiano). Ah, dimenticavo di dire che esiste anche un remake sul Super Nintendo che comprende tutta la trilogia originale. Bah.
Alla fine non posso che augurarvi una buona domenica, vi intimerei di condividere questa recensione se vi fosse stata utile, di recuperare i precedenti episodi del Dr. Coo per altri incredibili titoli e di rimanere sintonizzati per il futuro.
Si, potrei, ma non credo che lo farò.

Arrivederci.

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