Il 19 marzo arriva al cinema Project Hail Mary, distribuito da Sony Pictures, adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Andy Weir, pubblicato in Italia da Mondadori. A guidare il progetto è Ryan Gosling, affiancato da Sandra Hüller, sotto la regia del duo Phil Lord e Christopher Miller, autori capaci di muoversi con versatilità tra animazione, commedia e blockbuster. Con Project Hail Mary il cinema torna così a confrontarsi con l’immaginario scientifico di Weir, già approdato sul grande schermo grazie a The Martian, pubblicato in Italia come L’uomo di Marte, da cui Ridley Scott ha tratto l’adattamento The Martian con Matt Damon. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.

Ryland Grace si risveglia improvvisamente a bordo di un’astronave lontanissima dalla Terra, privo di memoria e con pochissime informazioni su ciò che lo circonda. L’isolamento iniziale e la confusione lasciano gradualmente spazio alla ricostruzione degli eventi: attraverso frammenti di ricordi che riaffiorano e indizi disseminati lungo la missione, Grace comprende poco a poco la portata della situazione. Il suo viaggio nello spazio non è infatti una semplice spedizione scientifica, ma una missione disperata da cui potrebbe dipendere il destino dell’intero pianeta. 

Il romanzo Project Hail Mary, è uno dei titoli di fantascienza più apprezzati e discussi degli ultimi anni. Andy Weir si è infatti imposto come uno degli scrittori contemporanei più influenti del genere, capace di conquistare lettori e appassionati grazie a un approccio narrativo che rende la scienza parte integrante della storia. Il suo passato nel mondo della programmazione e dell’informatica è fondamentale nella precisione con cui costruisce ogni meccanismo narrativo. Teorie scientifiche, formule, ipotesi non sono mai semplici elementi decorativi, ma diventano strumenti attraverso cui i personaggi affrontano i problemi che incontrano. È proprio questa capacità di fondere realtà e immaginazione a rendere i romanzi di Weir così efficaci, perché il lettore percepisce sempre una base di plausibilità dietro le situazioni più assurde. E mentre il protagonista sembra inizialmente muoversi in un vuoto cosmico dominato dalla solitudine, il racconto suggerisce che il suo viaggio non sarà destinato a svolgersi completamente in isolamento, aprendo la strada a sviluppi narrativi che ampliano il senso stesso della missione.

Dopo aver consolidato negli anni una posizione sempre più rilevante nell’industria hollywoodiana, Phil Lord e Christopher Miller affrontano Project Hail Mary con un approccio completamente nuovo. Il duo creativo, noto al grande pubblico per titoli come The Lego Movie, Piovono Polpette o 21 Jump Street (e sequel) e produttori del rivoluzionario Spider-Man: Into the Spider-Verse (e sequel), negli anni ha dimostrato una notevole capacità di muoversi tra linguaggi e generi diversi, alternando regia e produzione con slanciata libertà. Con questo film scelgono però una strada più misurata, lasciando che siano la storia e i personaggi a guidare lo spettacolo. La fantascienza di Project Hail Mary si distingue infatti per una forte sensazione di concretezza. Non è solo la base scientifica del racconto – costruita su ipotesi plausibili e su una logica rigorosa, come da tradizione di Andy Weir – a dare al film questa solidità. È soprattutto la messa in scena a contribuire a questa percezione di realismo. Lord e Miller scelgono di privilegiare ambienti fisici, set costruiti e spazi reali, limitando l’utilizzo della computer grafica allo stretto necessario. In un’epoca in cui gran parte della fantascienza cinematografica è dominata da scenari digitali, questa scelta restituisce al film una dimensione quasi artigianale: l’astronave, i laboratori, gli spazi chiusi in cui si muove il protagonista diventano luoghi concreti, credibili.

Una decisione che valorizza anche il lavoro degli attori, a partire da Ryan Gosling, chiamato a sostenere buona parte del film praticamente da solo. Gosling riesce a reggere il peso della narrazione con naturalezza, alternando momenti di leggerezza a passaggi più emotivi senza mai perdere il controllo del personaggio. Il suo Ryland Grace è un uomo brillante ma profondamente umano, che si trova progressivamente a fare i conti con una responsabilità enorme. Accanto a lui, pur con uno spazio più contenuto, Sandra Hüller, conferma ancora una volta la sua straordinaria presenza scenica. Il suo personaggio non è centrale nella struttura del film, ma ogni sua apparizione riesce a lasciare il segno. Hüller costruisce una figura forte, determinata, capace di trasmettere autorevolezza e carisma anche con pochi gesti o battute.

Ma Project Hail Mary funziona soprattutto per ciò che racconta sotto la superficie della grande avventura spaziale. La storia parla di responsabilità, del peso che può ricadere sulle spalle di una singola persona quando il destino di molti dipende dalle sue scelte. Allo stesso tempo è un racconto di coraggio e di scoperta, in cui la conoscenza diventa l’arma più potente a disposizione dell’essere umano. C’è però anche un altro tema che emerge con forza lungo il percorso del protagonista: quello della collaborazione. Nel corso della missione diventa sempre più evidente quanto sia fondamentale il confronto con chi è diverso da noi, quanto sia importante imparare a fidarsi e riconoscere valore e intelligenza anche dove inizialmente non ci si aspetterebbe di trovarle. Ed è forse proprio questo l’aspetto che rende Project Hail Mary particolarmente significativo oggi. In un periodo storico in cui le differenze vengono spesso percepite come barriere, il film suggerisce invece un’idea opposta: conoscere l’altro, comprenderlo e imparare ad apprezzarne le qualità può diventare una risorsa straordinaria.

Project Hail Mary si conferma un esempio riuscito di fantascienza contemporanea: spettacolare ma allo stesso tempo profondamente umana, capace di unire rigore scientifico, intrattenimento e riflessione. Grazie alla regia di Phil Lord e Christopher Miller e a un’interpretazione solida di Ryan Gosling, il film riesce a trasformare una missione spaziale in una storia che parla soprattutto di persone, scelte e relazioni. Un racconto che guarda alle stelle senza perdere di vista ciò che ci rende umani, ricordando quanto curiosità, coraggio e collaborazione possano essere strumenti fondamentali per affrontare anche le sfide più grandi.


Project Hail Mary arriva ala cinema con Sony Pictures a partire dal 19 marzo. Ecco il trailer del film:

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