John Rambo è stato, e probabilmente ancora lo è, un’icona assoluta del cinema action. La sua nomea di duro, costruita soprattutto dal secondo film in poi, ha toccato generazioni diverse partendo dagli anni ‘80. L’interprete è sempre lui, Sylvester Stallone, uno che di ruoli iconici se ne intendeva parecchio e che, destreggiandosi tra action memorabili come Cobra o Tango e Cash, riusciva comunque a lavorare a film di grandissima qualità e dalle tematiche profonde, come Rocky e il primo Rambo, First Blood. Sly non è solo l’attore che presta il volto, o meglio il fisico, a questi iconici personaggi, spesso ne cura la sceneggiatura o aiuta nella stesura. Attore e autore duro, tratta sempre personaggi che, riusciti o meno, riescono a rimanere impressi nello spettatore che cerca nei suoi prodotti intrattenimento puro. Stallone ormai non è più un ragazzino e, maturato, ha deciso di chiudere con tutti i suoi personaggi più iconici: partendo con Creed per chiudere Rocky, ora tocca a Rambo avere il proprio capitolo finale. Rambo: Last Blood è un film del 2019 diretto da Adrian Grunberg, scritto da Matthew Cirulnick e Sylvester Stallone e interpretato da Sylvester Stallone, Paz Vega, Yvette Monreal, Oscar Jaenada e Sergio Peris-Mencheta.
John Rambo si è ritirato in Arizona, presso la tenuta di famiglia dove vive con la domestica e amica Maria e con la nipote Gabrielle, entrambe di origini messicane. Gabrielle sta per andare al college, ma un’amica trasferitasi in Messico le ha detto di aver trovato suo padre e la ragazza vorrebbe conoscerlo. John e Maria non sono d’accordo, ma Gabrielle non si lascerà convincere e finirà in grave pericolo, obbligando lo zio a imbracciare ancora una volta le armi.
Rambo: Last Blood è, probabilmente, il canto del cigno della saga sul reduce del Vietnam interpretato da Sly. Il tentativo è nobile, il collegamento con il primo capitolo, First Blood, è chiaro e Sylvester Stallone nonostante l’età è sempre in grande forma. Il risultato però non è buono come le premesse. Problemi, probabilmente ai tagli in fase di post-produzione, la trama un po’ sempliciotta e un budget da B-movie castrano in modo netto un film che poteva dare e dire di più. Last Blood tenta di ricollegarsi a quel giovane ex soldato tornato dal Vietnam che durante la disperata ricerca di una casa, o meglio la disperata ricerca di se stesso nel mondo, trova la sua vecchia dimora in Arizona arricchita però da quella che lui reputa la sua famiglia, un’anziana donna messicana e sua nipote Gabrielle che John reputa alla stregua di una figlia. Ed è da qui che parte il film.
Rambo: Last Blood ha sostanzialmente due parti nette e distinte: la prima è una parte drammatica più incentrata sul rapporto tra John e Gabrielle, dove vediamo Rambo stanco e canuto che mentre lavora e vive nel suo ranch affronta le difficoltà di una figlia adolescente, del suo passato che lo tormenta e la sua sindrome di stress post traumatico che non lo ha mai abbandonato. La seconda parte è invece la vendetta di John, la sua rabbia e la sua furia che cadono come un ghigliottina sulle teste dei suoi nemici, con l’uomo tranquillo che lavora nel ranch che passa ad essere di nuovo il soldato di sempre, e il film si lascia andare a quello che ci si aspetta: un turbinio di violenza frenetica ai limiti dello splatter.

Nonostante parte delle premesse fosse interessante, il prodotto finale non riesce a rispecchiare assolutamente quello che è il suo intento. Il film, come pellicola in se, non è assolutamente un prodotto positivo, o sufficiente. Tanti, troppi, momenti dove la pellicola perde la sua linea iniziale evidenziata nella prima parte, dimenticandosi completamente di quella che sembrava la tematica principale e cadendo in banalità poco strutturate. La regia, molto basica, non aggiunge e non toglie nulla alla pellicola, così come un po’ tutto il comparto tecnico che non riesce a spiccare o incidere anche laddove ce n’erano le possibilità. Viene così tutto lasciato sulle spalle degli attori e sulla sceneggiatura che spesso sembra monca e, per quanto sia lineare, riesce comunque a risultare confusa soprattutto nella gestione dei personaggi. Uno su tutti è il personaggio di Paz Vega, giornalista messicana indipendente che indaga sugli stessi cattivi che cerca John; il suo ruolo dopo pochi minuti sulla scena sembra chiaramente voler essere di spicco, invece dopo un po’ è più chiaro che sembra costruito solo ed esclusivamente come aiuto “Miracoloso” per John, senza approfondimenti e senza lasciare nulla di più che un personaggio completamente inutile. Tutti i personaggi, tranne che il protagonista e Gabrielle, sono piatti, poco approfonditi e non hanno peso se non in funzione di contorno alla vendetta di Rambo. Gli interpreti recitativamente non sono nemmeno all’altezza e, sempre a parte Stallone che spicca su tutti, a tratti si ha l’impressione di vedere un prodotto costruito per l’home video e non per il grande schermo. Il punto di forza della pellicola è sostanzialmente Stallone, il suo personaggio, la sua caratterizzazione e la sua recitazione che riescono in entrambe le due parti nette delle pellicola a sorreggere l’intero film, e riescono a rendere parte della visione godibile o quantomeno d’intrattenimento. L’impressione che parte della pellicola sia stata tagliata e che le parti monche siano tante, deriva proprio dalle stesse battute di Stallone che spesso cadono nel vuoto durante il corso del film, dando l’impressione di aver visto un prodotto a metà.
Rambo: Last Blood non è sicuramente il film che si sperava fosse, quel canto del cigno profondo e maturo che è stato Creed per Rocky. È un film che racconta una storia un po’ banale con il gusto di già visto che non incide sulla figura di John Rambo, che non lo arricchisce come personaggio ne tanto meno gli da un epilogo strutturato. È un film d’intrattenimento che prova a fare il suo, forse per un target più da film televisivo che cinematografico, con una trama rivedibile che non incide mai e che spesso è inconcludente, una pellicola che da la sensazione di essere incompleta e castrata. Le buone intenzioni non bastano a salvare questa pellicola, che viene affossata da un insieme di problemi concatenati tra loro.

















