Da sempre, la serie a fumetti di Sandman è considerata il grande capolavoro di Neil Gaiman. Un’epopea degna di questo nome e degna del personaggio che l’autore pone al centro della sua narrazione, Sogno degli Eterni. La storia racconta, in ordine cronologico ma non disdegnando nemmeno alcune digressioni, sprazzi della vita del signore del regno dei Sogni, in un modo assolutamente interessante, perché non sempre è Morfeo ad essere il protagonista ma, in alcuni casi, è “semplicemente” il deus ex-machina di tutta la vicenda che Gaiman sta tessendo in quel determinato arco narrativo. Forse per questo motivo, o forse perché con le trasposizioni non si sa mai, quando Netflix ha annunciato The Sandman, serie adattamento delle fatiche di Gaiman, appunto, i fan più affezionati al fumetto erano in qualche modo eccitati ma anche timorosi. Audible con il suo audio romanzo aveva fatto un lavoro eccelso, ma il live-action è ben altro paio di maniche. La presenza dello stesso autore come produttore esecutivo, quindi con potere decisionale, ha in parte tranquillizzato gli amanti del fumetto, ma la strada fino all’uscita della serie non è stata assolutamente priva di polemiche e dubbi.

Nel 1916, il re del regno dei Sogni, Morfeo (Tom Sturridge), viene imprigionato da Roderick Burgess (Charles Dance), che cercava di catturare e asservire la Morte per diventare immortale. Nel rituale qualcosa va storto e viene catturato invece il re dei Sogni, che verrà privato dei suoi strumenti: il suo elmo da battaglia, il suo sacchetto di sabbia e il suo rubino, sue reliquie che hanno dentro di sé parte del potere stesso di Sogno. 106 anni dopo la sua prigionia, Morfeo riuscirà a liberarsi e partirà alla ricerca dei suoi strumenti, necessari per ripristinare il mondo dei sogni.

I fan più attenti non si saranno fatti sfuggire quel 106 in sinossi. Da qui si può iniziare a parlare di The Sandman, da questo primo piccolo grande cambiamento: Sogno – o Morfeo, che dir si voglia – nella serie Netflix passa qualche anno in più di prigionia sotto Burgess, perché il preciso intento di Neil Gaiman era quello di attualizzare la narrazione, in modo tale da riuscire a rendere tutta l’impalcatura di questa nuova iterazione del franchise più moderna e, di conseguenza, vicina agli spettatori che magari non conoscono il fumetto.

Sia chiaro, non tutti i cambiamenti operati devono necessariamente piacere, però c’è da sottolineare come quello della serie tv sia un medium profondamente diverso dal comics americano e dunque determinate modifiche sarebbero state attuate a prescindere dalla volontà di Gaiman di attualizzare il racconto. Indi per cui, come si può evincere dai trailer, il ruolo di un personaggio come il Corinzio è molto più centrale di quello che ha unicamente in Casa di Bambola nel cartaceo, in modo da fare da fil rouge tra tutte le dieci puntate che compongono questa prima stagione di The Sandman.

Esattamente come successo per Audible, il primo blocco di episodi racchiude la trasposizione di Preludi e Notturni e di, appunto, Casa di Bambola. La serie e gli sceneggiatori fanno un lavoro accurato e quello che viene riproposto è un adattamento abbastanza pedissequo del fumetto, al netto di alcuni cambiamenti di cui sopra, per varie esigenze. Non male anche il lavoro di foreshadowing che compie la serie, in particolare nell’ottavo episodio: quello mostrato in questa puntata non potrò che far piacere e fomentare chi già sa cosa riserva il futuro.

Lato tecnico, The Sandman è una serie che vive di alti e bassi. Se con l’atmosfera viene fatto un ottimo lavoro, smorzando un po’ le tinte dark peculiari del fumetto in favore di un tono più leggero che però si mischia bene soprattutto a quelle che sono poi le interpretazioni degli attori, c’è da dire che non sempre il resto della produzione è all’altezza del mood costruito perlopiù in fase di scrittura. In alcuni casi gli sfondi realizzati sono veramente troppo poveri e privi di profondità, al punto che sono lampanti i momenti in cui gli attori stanno recitando su un green screen. Anche la CGI non è esente da difetti ed è spesso ballerina, nonostante in alcuni punti sia veramente ottima.

E se in molti si chiedevano se la serie sarebbe riuscita a consegnare al pubblico un Sogno che fosse all’altezza dell’entità austera, fredda ma profondamente riflessiva che Neil Gaiman ha creato nei suoi fumetti, la risposta è assolutamente sì: Tom Sturridge nei panni di Morfeo è veramente perfetto, specialmente grazie al suo sguardo penetrante e alla sua fisicità che veramente tanto rammenta quella dei fumetti. Va sottolineato, però, che l’attore dà il meglio di sé nei moment in cui Sogno “si lascia andare” e assume tratti e comportamenti leggermente più umani: l’attore è splendido nell’accennare solo un po’ alcuni sorrisi, con il personaggio sempre attento a non scomporsi mai più di tanto.

Premiate le scelte per Desiderio, interpretato da Mason Alexander Park – con tanta curiosità di vedere Desiderio con un maggior minutaggio quando avrà più prominenza nel racconto -, e per Lucifer, personaggio affidato a Gwendolin Christie: nonostante Gaiman ha ammesso di aver apprezzato il lavoro di Tom Ellis nella serie dedicata al personaggio, dopo aver preso proprio Ellis in considerazione per il ruolo, la scelta per l’Astro del Mattino è ricaduta sull’attrice di Game of Thrones, in modo da incarnare una versione del personaggio non solo nuova per il piccolo schermo, ma anche più vicina a quella dei fumetti. Infine, merita assolutamente una menzione speciale Boyd Holbrook, che in The Sandman interpreta il Corinzio. L’attore, che è salito alla ribalta proprio grazie a Netflix con Narcos, in questa serie fa un lavoro eccelso: recitare senza poter utilizzare gli occhi, costantemente celati dietro degli occhiali da sole scuri, non è assolutamente facile – chi sa, sa – ma Holbrook è bravissimo nel riuscire, con il linguaggio del corpo e una recitazione che si basa tantissimo sui sorrisi, a dare espressività ad un personaggio che sembra veramente uscito dalle pagine a fumetti.

The Sandman è una serie ottima sotto molti punti di vista. Neil Gaiman tratta con estrema attenzione e cura la sua creazione più importante e, con ogni probabilità, più amata. La produzione è coraggiosa e il prodotto che viene confezionato per il pubblico rispetta tutti i punti fermi dei fumetti, pur andando a cambiare alcuni elementi senza però mai snaturare nulla. Le interpretazioni degli attori sono tutte generalmente buone, con Tom Sturridge (Sogno) e Boyd Holbrook (il Corinzio) che toccano punte di eccellenza. Veramente affascinante anche tutta l’atmosfera costruita dalla serie ed è un peccato che lato tecnico lo show non sia accompagnato adeguatamente: una CGI troppo incerta e un green screen tutt’altro che perfetto potrebbero ostacolare l’immedesimazione del pubblico e allontana la serie dall’essere un’eccellenza del catalogo di Netflix. The Sandman, in ogni caso, è uno show che mantiene quella magia e quel fascino che hanno fatto le fortune del fumetto.


The Sandman è disponibile su Netflix. Di seguito, il trailer ufficiale della serie:

RASSEGNA PANORAMICA
The Sandman
8
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Il mio primo film visto al cinema è stato "Dinosauri" della Disney, il mio primo libro "La fabbrica di cioccolato" e il mio primo videogioco "Tip Top - Il mistero dei libri scomparsi". Nel 2002 mi sono innamorato di Spider-Man e nel 2008 del grande schermo, grazie a "Bastardi Senza Gloria". Parlerei per ore di cinema, serie tv e fumetti. Sto aspettando la quinta stagione di "Sherlock".

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