Daniel Roher firma Tuner: L’Accordatore, suo esordio nella finzione, dopo essersi imposto come regista e sceneggiatore con Navalny (2022), documentario sull’oppositore russo Alexei Navalny, con cui ha vinto l’Oscar. Abbiamo visto il film in anteprima e di seguito vi riportiamo il nostro parere.
Niki (Leo Woodall) è un ex bambino prodigio con un dono straordinario: un orecchio assoluto così potente da permettergli di riconoscere qualsiasi nota e anche di percepire ogni minima vibrazione nell’ambiente in cui si trova. Lavora a New York come accordatore di pianoforti sotto l’ala del suo mentore (il premio Oscar Dustin Hoffman), ma il suo talento attira l’attenzione sbagliata. Quando qualcuno scopre che grazie al suo udito perfetto può scassinare casseforti inespugnabili, Niki finisce in un vortice di pericolo che minaccia tutto ciò che ama.
Tuner: L’Accordatore è uno di quei film che partono con un’idea forte e quasi irresistibile, il suono come esperienza fisica, come condanna e dono insieme. Inizialmente sembra una commedia romantica delicata, poi cambia registro spiazzando lo spettatore. Per buona parte del suo sviluppo, il film funziona proprio perché evita di essere un thriller classico. L’idea di seguire Niki Wright, interpretato da un sorprendentemente Leo Woodall, è il vero motore del racconto: un giovane diviso tra un orecchio assoluto quasi sovrumano e una forma di iperacusia che trasforma il mondo in un assalto sonoro continuo. È una premessa potente, quasi troppo, perché Roher la tratta con rispetto ma senza mai spingerla fino alle sue conseguenze più radicali. Il risultato è un personaggio che resta affascinante, ma a tratti più dichiarato che davvero approfondito. Un vero peccato.
Il film, infatti, dà il meglio di sé quando si affida alla materia sensoriale. Il lavoro sul suono è chiaramente il suo elemento più riuscito: clacson, metalli, respiri. Tutto è costruito per far sentire allo spettatore una forma di sovraccarico costante. Il problema è che questa precisione sensoriale non trova sempre un equivalente nella scrittura. Man mano che la storia si sviluppa, la tensione cresce gradualmente, senza una vera e propria esplosione. Il film privilegia un costante senso di inquietudine rispetto a un’escalation drammatica, il che si allinea con il suo approccio generale ma finisce per appiattire l’insieme.
La presenza di Dustin Hoffman, nei panni dell’accordatore di pianoforti Harry Horowitz, alza nettamente il livello del film. Hoffman costruisce un personaggio umano, credibile. Nei momenti in cui i due protagonisti sono insieme il film sembra sapere precisamente cosa vuole essere: un racconto di solitudini che si riconoscono attraverso il suono e la musica. Nota di merito anche per Lior Raz, efficace nel ruolo di Uri, figura criminale ambigua ma non banale. Anche qui però si avverte un limite: il film non sembra interessato al crimine quanto all’idea di usarlo come innesco. E questo genera una sensazione costante di disallineamento tra ciò che Tuner è e ciò che vorrebbe diventare.
Il problema emerge con chiarezza nell’ultima parte. Il film si allarga, introduce sottotrame, alza la posta narrativa e, nel farlo, perde la sua identità: quella di dramma travestito da thriller. Come se Roher non si fidasse abbastanza della forza del suo nucleo narrativo e sentisse il bisogno di “giustificarlo” con un impianto più spettacolare. Il risultato è un finale più confuso che teso, dove l’intreccio criminale finisce per sembrare la parte meno interessante. La regia è pulita, precisa, senza mai eccedere o cadere nei cliché che il genere esige. E per un film costruito su una percezione alterata del mondo, questa moderazione diventa quasi una contraddizione: tutto è ben calibrato, ma poco audace.
Alla fine Tuner resta un film più riuscito nelle intenzioni che nel risultato. Funziona quando si affida ai suoi attori e alla dimensione sensoriale, meno quando prova a diventare un thriller strutturato. Daniel Roher, formatosi nel campo del cinema documentaristico, fa il salto nella narrativa di genere con Tuner: L’Accordatore, un thriller neo-noir che privilegia l’esperienza sensoriale rispetto all’intreccio narrativo. Una pellicola con un cast di ottimo livello che comprende Leo Woodall, Dustin Hoffman e Jean Reno.
Di seguito il trailer ufficiale del film Tuner: L’Accordatore, in sala dal 28 maggio, distribuito da Notororious Pictures:















