Watchmen 1×02 – Martial Feats of Comanche Horsemanship | Recensione

0

La discriminazione razziale sembra essere il tema principale attorno al quale ruota la trama di Watchmen. Il secondo episodio della serie scritta da Damon Lindelof e ispirata alla graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, si apre con un flashback che si focalizza sul trattamento riservato ai soldati afroamericani durante la prima guerra mondiale che, nonostante stessero prestando servizio per la propria patria, erano costretti a subire discriminazioni anche lontano da casa.

Nel presente, l’agente Angela Abar aka Sister Night, indaga sulla misteriosa morte del commissario Judd Crawford e sul misterioso anziano trovato accanto al corpo del suo capo, si tratta di un ex soldato che porta con sé una serie di misteri su Tulsa e sulla comunità che vi abita, da sempre caratterizzata da un conflitto ideologico tra neri e suprematisti bianchi. L’uomo in sedia a rotelle afferma che c’è “una vasta e insidiosa cospirazione a Tulsa”, da quest’ultima affermazione partiranno nuove indagini del detective Abar (interpretata magistralmente da Regina King) che permetteranno allo spettatore di conoscere di più sul suo passato attraverso flashback e rivelazioni inaspettate.watchmenNon sono di certo le scene d’azione a rendere Watchmen un prodotto unico nel suo genere (per quanto le scene di violenza visiva non si risparmiano), quanto la sottile linea che separa finzione e realtà e le fonde con arguta disinvoltura. Una realtà presente diversa da quella che conosciamo ma che viene costantemente modificata da un passato che fa riferimento al capolavoro fumettistico degli anni ’80. Nixonville è una comunità di redneck tra i quali si celano appartenenti alla Settima Cavalleria, gruppo di stampo razziale già introdotto nel primo episodio. Il nome Nixonville non è casuale in quanto, nella graphic novel, Nixon è stato rieletto più e più volte come presidente degli Stati Uniti in seguito alla vittoria della guerra in Vietnam, vittoria conquistata grazie all’utilizzo dei supereroi e allo sterminio del nemico. Così come per il primo episodio, infatti, non mancano i riferimenti espliciti all’opera cartacea e riguardano perlopiù il personaggio più iconico dell’intera saga, il Dottor Manhattan. Adrian Veidt, precedentemente Ozymandias, rinchiuso nel suo castello e avvolto dal lusso, mette in scena la sua opera teatrale, che altro non è che la ricostruzione dell’incidente nucleare che portò lo scienziato Jon Osterman a trasformarsi nell’omone blu attualmente residente su Marte. Il ricordo di un ricco vecchio verso un tempi ormai andati o c’è la sua mano sulla cospirazione che insidia la comunità di Tulsa? Il secondo episodio introduce al grande pubblico un personaggio ambiguo ma che, come ben sa chi ha letto la graphic novel, con ogni probabilità avrà un ruolo di primo piano nelle vicende che si susseguiranno a partire dai prossimi episodi.

watchmen

Un continuo andirivieni dal presente al passato permette agli spettatori neofiti di entrare ancor di più nell’universo di Watchmen ma consente anche ai lettori incalliti dell’opera originale di tornare ad immergersi in maniera ancora più approfondita nelle ambientazioni del fumetto, scorgendo riferimenti per lo più palesati e nuovi spunti di riflessione che non mettono mai da parte temi come l’attualità, la politica e le ripercussioni delle azioni del passato sulla società del presente.

Le basi solide per una serie qualitativamente di alto livello ci sono tutte, la certezza che Watchmen possa restare una serie fruibile al grande pubblico inizia a vacillare a causa della scarsa comprensibilità di alcuni elementi da parte di chi è totalmente estraneo al fumetto e non ha voglia di approfondire l’opera, ma solo di essere intrattenuto.