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World’s End Harem #1 – L’Harem alla fine del mondo | Recensione

  • di Luca Vania Tulumello
  • Agosto 27, 2019
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World's End Harem

Per le comunità di esseri viventi e per gli esseri umani in particolare, l’approvvigionamento delle risorse finisce costantemente per creare conflitti. Un tempo era il cibo, poi è stato l’oro, adesso è il petrolio e tra qualche decina di anni potrebbe essere l’acqua, poco cambia, fatto sta che quanto le risorse scarseggiano ecco che s’instaura il conflitto per il loto ottenimento. Ora… Immaginate che il sesso opposto al vostro si sia estinto per il 99,9%. Cosa succederebbe? Bhe, molto probabilmente diventerebbe la “risorsa” più rara sulla faccia della Terra. Questo è il presupposto, certamente ma altrettanto volutamente semplicistico, che sta alla base di World’s End Harem, manga sceneggiato da Link, disegnato da Kotaro Shono ed uscito col suo primo volume per J-Pop a luglio 2019 in Italia.

Nell’anno 2040, il giovane studente di medicina Reito Mizuhara, per guarire dalla sclerosi multipla, decide di ricorrere alla criogenia, promettendo all’amica d’infanzia Elisa (per la quale ovviamente nutre un grande amore platonico) che si ritroveranno quando la cura sarà finalmente stata scoperta dalle IA mediche. Cinque anni più tardi però. al suo risveglio, il Giappone e il mondo intero sono abitati solo da donne e lui è uno dei pochissimi uomini immuni al virus MK (male killer) che quattro anni prima ha sterminato quasi del tutto la popolazione maschile mondiale.

Non vi diremo che World’s End Harem è il fumetto più profondo del mondo, anzi… Però è d’obbligo sottolineare come quella che ad una prima occhiata può sembrare una semplice, e anche lievemente sessista, trama comica, si sviluppi in realtà in maniera molto interessante all’interno del manga. Tenendo sempre e comunque a mente che si sta parlando di un fumetto ecchi, il protagonista dell’opera, per un motivo che non vi sveleremo, sarà riluttante all’idea di dover necessariamente procreare con le magnifiche donne che lo corteggeranno, e se è vero che da un lato ciò creerà spunti per siparietti comico-erotici continui, è altresì vero che ridimensionerà il sessismo insito nell’opera e riuscirà a fornire un inaspettato spessore al protagonista. Proprio questo stesso spessore narrativo sarà tra l’altro presente anche nei comprimari, i quali sapranno veramente farsi odiare se cattivi o amare (but also must be protecc nel caso di Yiu) se buoni.

Dal punto di vista strettamente visivo invece, World’s End Harem è la summa perfetta di quello che un buon manga ecchi dev’essere. Tratto pulito e tavola a prevalenza bianca fanno da solido contorno a vignette piene di grandi seni, chiappe al vento, capezzoli esposti senza censure, gambe lunghissime e quant’altro ancora. Kotaro Shono è un esperto disegnatore hentai e ognuna delle donne presenti nella serie sarà fisicamente unica e riconoscibile tra tantissime, e sì, già nel primo volume, ma anche e sopratutto nel corso della serie, ce ne sarà almeno una per ogni più classico tag, loli, tomboy, muscle, stundent, milf, e chi più ne ha più ne metta…

In definitiva, una buona e sempre divertente trama ecchi, degli straordinari disegni e, dulcis in fundo, una piccola ma interessante dose di mistero e sci-fi, rendono World’s End Harem un prodotto stra-consigliato ai lettori abituati al genere, ma anche a tutti coloro i quali cercassero una lettura estiva senza troppe pretese. Ah… un’ultima cosa, solo per veri intenditori, il manga ha anche permesso una collaborazione tutta nipponica tra Shueisha e la redazione giapponese di Play Boy dando vita all’evento Week End Harem. Vi ho detto tutto.

 

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