Grazie a quei bei ragazzotti tuttomuscoli di RedCapes.it ho avuto il piacere e l’onore di vedere i primi 3 episodi della stagione 2 di After Life di Ricky Gervais.
Per chi fosse rimasto indietro, ho già scritto la recensione della prima stagione di After Life, questo perché, ça va sans dire, la seconda è intimamente collegata alla prima.
“Dove eravamo rimasti con la prima stagione di After Life?” si chiederanno molti con la memoria intasata di robe viste in streaming durante questa quarantena. Eravamo rimasti con la cosa che meno mi era piaciuta nella prima stagione, ossia il repentino cambiamento di Tony Johnson (Ricky Gervais) e della sua vita. Da depresso, inacidito, incarognito con la vita e con il mondo, Tony aveva trovato l’amore, si era rasserenato e sembrava incamminarsi verso un radioso futuro di sorrisi, soddisfazioni e gentilezze verso gli altri.
Non mi era piaciuto molto questo cambiamento perché, come dicevo, mi sembrava che Ricky Gervais, produttore, scrittore, protagonista e regista della serie, non avesse il coraggio di andare fino in fondo con il suo sferzante cinismo e, come in quasi tutti i suoi film, virasse al buonismo perché al pubblico piace ed è rassicurato se l’eroe, invece che impiccarsi in bagno, abbraccia la vita e si lascia i nuvoloni alle spalle.
Però Ricky Gervais sa benissimo anche un’altra cosa: al pubblico non frega niente di vedere storie sui vincitori, non si identifica con uno che ha successo, vive sereno e affronta i problemi risolvendoli. Ecco perché la stagione 2 di After Life comincia con una finta e sottile patina di serenità e benessere che avvolge i personaggi della serie. Grattata via questa patina, i personaggi non stanno così bene e non sono così sereni come vogliono far credere. I problemi che c’erano prima si sono acuiti e lo stesso Tony è tornato il solito cinico depresso a cui non frega niente di essere gentile e accondiscendente.
Per un disclosure agreement con Netflix non posso fare spoiler e non posso dirvi cosa succede nei primi episodi e perché, però posso dirvi che la seconda stagione di After Life, o almeno le prime 3 puntate, ricalca gli stilemi dettati nella prima stagione: Tony ha un’opinione non molto edificante su qualsiasi argomento, l’unica cosa che gli importa è che sua moglie è morta e lui no. Tratta tutti i personaggi di contorno come se fossero degli stupidi inetti e gode a mettere alla berlina le loro idee, debolezze e i loro piagnistei, come se lui fosse l’unico in diritto di lamentarsi e di soffrire. Ovviamente c’è qualcuno a cui tiene, come la nuova giornalista indiana o la donna al cimitero, ma per il resto bombarda tutto col suo acido sarcasmo, che nemmeno gli americani quando devono esportare la loro democrazia.
La cosa positiva di questi primi tre episodi della stagione 2 di After Life è la scrittura di Ricky Gervais che non perde occasione per infilare il suo humor nero e addirittura rincara la dose su alcuni personaggi rendendoli ancora più meschini e viscidi, con il risultato di tirare fuori dal cilindro i suoi mini monologhi esilaranti e situazioni in cui si sorride a denti stretti per quanto siano amaramente vere.
Per ora posso dire questo, purtroppo non c’è altro, 3 episodi sono pochi per giudicare una serie comedy-drama, senza particolari colpi di scena e la cui trama è ben lungi dal compiersi. Però lasciano quella giusta curiosità di voler vedere come e dove andrà a finire, cosa si risolve in bene e cosa no. E soprattutto, c’è la curiosità di vedere se Tony avrà un’evoluzione seria o un ennesimo repentino cambio, che è un personaggio che viaggia sulle montagne russe: prima sta male, poi sta bene, poi sta amale ancora e… in qualche modo dovrà evolversi, andare a fondo o risalire la china in modo definitivo.
Ecco, i primi 3 episodi della stagione 2 di After Life si possono riassumere così, come un passo indietro sulle tematiche della prima stagione, come se Ricky Gervais volesse riprovare a riscrivere la storia, con gli stessi elementi, ma vedere dove porterebbe prendere un’altra strada.
Sono curioso, davvero, di vedere i restanti episodi della stagione per capire se la strada intrapresa è davvero nuova, oppure è un more of the same della prima stagione, ormai ci siamo, perché uscirà il 24 aprile su Netflix.
















