Dopo essere entrato idealmente in concorso a Cannes 2020, ed esser stato presentato in anteprima mondiale al Toronto Film Festival arriva alla Festa del Cinema di Roma, Ammonite, nuovo dramma a tematica LGBT, diretto da Francis Lee, attore e già regista di La Terra Di Dio, che vede due protagoniste d’eccezione: Kate Winslet e Saoirse Ronan, la prima nel ruolo della paleontologa realmente esistita Mary Anning, la seconda nei panni di una ricca signora londinese Charlotte Murchison.

Ispirato alla storia della paleontologa inglese Mary Anning (Winslet), il dramma di Frances Lee, segue le vicende della donna vissuta a Lyme nel sud dell’Inghilterra nella prima metà dell’800. Dal carattere freddo e schivo, come i fossili che ama tanto studiare e catalogare, Mary è una donna che vive con la madre anziana e malata che si ritroverà inaspettatamente a prendersi cura della giovane moglie depressa del Sign. Murchison, Charlotte (Ronan) un gentiluomo londinese appassionato di pietre e fossili. Due donne agli antipodi, che condividono lo stesso disprezzo per il mondo, riescono a trovarsi ed amarsi nel momento più triste e solitario delle loro esistenze e riusciranno infine a scoprire che cosa significa essere donne.

Nella sua opera seconda nei panni di regista Francis Lee torna ad esplorare l’amore omosessuale (questa volta ispirandosi ad una storia reale) dopo aver già affrontato il tema nel suo primo film, il bellissimo La Terra di Dio, che seguiva la storia di un giovane inglese e del suo amore clandestino con un operaio rumeno. Sullo sfondo, le fredde e inospitali coste del Dorset inglese, la spoglia cittadina di Lyme con i suoi abitanti fossili e duri come le pietre che compongono il luogo, personaggi ombrosi, freddi come il mare del luogo che pian piano sembra riscaldarsi con l’arrivo dell’ammaliante Charlotte Murchison, donna benestante londinese, depressa e triste a causa di una terribile storia personale. Ed è proprio qui, in questo luogo inospitale che ritroverà sé stessa grazie alla compagnia e all’aiuto di Mary Anning, donna consumata dalla stanchezza, dalla noia e dalla solitudine. Mary è stata, ed è ancora, una grande paleontologa, le sue scoperte giovanili sono ora custodite nel British Museum, ma i tempi di gloria sembrano essere svaniti e Mary è ora relegata nel terribile paesino con una madre morente e un negozio di pietre e fossili che non riesce a far fronte al costo della vita. L’incontro casuale e fortuito tra le due donne sarà la salvezza di entrambe, che finalmente riescono a vedere la luce anche lì dove sembra essere scomparsa per sempre.

Ingiustamente e costantemente paragonato ad un altro splendido film: Ritratto della ragazza in fiamme di Céline Sciamma del 2019, Ammonite è una pellicola con un’identità e un’anima completamente diverse, che condivide con il già citato film in parte l’ambientazione e la storia d’amore omosessuale. Le assonanze terminano qui, i prodotti si distaccano completamente sia dal punto di vista stilistico che narrativo. Lee confeziona un film basato sui silenzi, sui piccoli gesti, sui sussurri, i dialoghi sono ridotti all’osso, le vere interpretazioni si ritrovano non nelle parole ma nei movimenti, negli sguardi, nei suoni che il corpo e la natura emettono. Privo di una colonna sonora se non per alcuni momenti di musica in scena, il film pone l’accento proprio su tutti quei suoni naturali, d’ambiente: un pennello che raschia la pietra, lo scoppiettio del fuoco, il frangersi delle onde sulla nuda e fredda roccia quasi percepibile. Il tutto magistralmente interpretato da due attrici d’eccezione che saranno sicuramente tenute d’occhio nella stagione dei premi. La Ronan e la Winslet sono le protagoniste assolute di Ammonite, che è interamente retto e costruito sulle loro figure. Più dolce e intraprendente la Ronan, più consumata e “sporca” la Winslet che ha lavorato moltissimo sul suo fisico e sulla postura per l’interpretazione di Mary, sono un duo che potrebbe risultare poco empatico e con poco feeling vista anche la grandezza delle due interpreti in questione, ma gli atteggiamenti freddi e distaccati sono assolutamente comprensibili vista la difficoltà delle due donne di aprirsi e anche quando questo succede, la distanza e la freddezza nei loro comportamenti resta, perché la vita ha ormai scavato un solco profondo difficile da rimarginare.

Ammonite gioca molto con il tempo, alcuni momenti sono fermi, immobili metaforicamente paragonabili ai fossili, altri sono più veloci, accelerati. Il montaggio si compone di tagli netti, repentini tra una scena e l’altra, creando sì un movimento alla narrazione ma anche una certa immobilità. E’ di certo un film che si prende i suoi tempi e che necessita di un pubblico attento ed in parte abituato a questo tipo di prodotti. Pur essendo un’opera davvero interessante Ammonite non trova però il suo mordente, il suo momento di massima esplosione, rimane per tutta la sua durata sempre sullo stesso livello, sino ad arrivare ad uno sprint finale che lascia lo spettatore interdetto, spaesato, domandandosi se sia effettivamente giunto il termine o ci sia ancora dell’altro, visto il modo in cui la pellicola lo aveva abituato sino a quel momento. Dunque una pellicola di ottima fattura ma con delle ingenuità di messa in scena che potevano essere evitate, prendendosi meno sul serio, osando di più e puntando di più sulle due meravigliose interpreti che pur essendo sempre convincenti, sembrano quasi chiuse volontariamente in un guscio che non permette loro di uscire e dare ancora di più il meglio di sé.


Ammonite è diretto da Francis Lee e vede tra i protagonisti Kate Winslet e Saoirse Ronan. E’ stato presentato alla Festa del Cinema di Roma. Ecco il trailer ufficiale del film:

RASSEGNA PANORAMICA
Ammonite
7.5
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Classe 1995, laureato in critica cinematografica, trascorro il tempo tra un film, una episodio di una serie tv e le pagine di un romanzo. Datemi un playlist anni '80, una storia di Stephen King e un film di Wes Anderson e sarò felice.

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