August 19, 2019
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Annabelle

Annabelle 3 di Gary Dauberman – La bambola maligna torna a casa | Recensione

  • di Andrea Barone
  • 3 Luglio 2019
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Ritorna con un terzo capitolo la bambola indemoniata “Annabelle”, side story di “The Conjuring”, fortunata saga horror ideata da James Wan che vede come protagonisti i coniugi, realmente esistiti, Ed e Lorraine Warren, demonologi ed esperti di occulto.
Famosi tra gli appassionati del paranormale, Ed e Lorraine (qui interpretati da Patrick Wilson e Vera Farmiga) si occuparono di alcuni tra i più famosi casi di possessione, infestazione demoniaca e paranormale degli ultimi decenni, tra cui quello celeberrimo della casa di Amytiville.
In questo capitolo li ritroviamo alle prese con la bambola Annabelle, prelevata dai Warren dalla casa di un gruppo di ragazze, evidentemente liete di disfarsene, con l’intento di portarla al sicuro a casa loro, confinandola in una teca di vetro benedetta dalla quale non avrebbe più potuto arrecare danno a nessuno.

Annabelle

Già durante il viaggio Ed e Lorraine subiscono l’influsso dell’entità maligna abitante la bambola, quest’ultima infatti manda in panne la vettura, costringendoli a fermarsi davanti ad un cimitero nel quale Lorraine, grazie alle sue doti di medium, vedrà rapidamente radunarsi una gran folla di spiriti maligni, richiamati da Annabelle stessa. Una volta giunti a casa i due, aiutati da un prete, si affrettano a porla nella sua teca, chiudendola a chiave e relegandola nella stanza in cui i Warren custodiscono tutti gli oggetti maligni.
Conclusa questa sequenza introduttiva, il focus si sposta decisamente verso la piccola figlia dei Warren, Judy (McKenna Grace), apparentemente poco più che decenne. Più che parlare di uno spostamento del focus potremmo proprio dire che il protagonista vero si svela, infatti ben presto Ed e Lorraine Warren escono completamente di scena, per ricomparire solo in finale di pellicola, e la vera storia si sviluppa attorno agli avvenimenti di una singola notte riguardanti Judy, la sua babysitter Mary Ellen (Madison Iseman) e un’amica di quest’ultima, Daniela (Katie Sarife).

Senza rivelare troppo della trama, ci si limiterà a parlare dei punti di criticità che questa presenta.

Se un certo tipo di film dell’orrore ci ha abituato alla figura del personaggio “deus ex machina” che innesca la vicenda, solitamente con qualche gesto scellerato che sconfina nell’imbecillità o con gaia noncuranza per un pericolo più che evidente, qui questo genere di personaggio è portato ai limiti estremi. Non solo Daniela, perché parliamo di lei, è l’unica causa di tutti i mali del film, ma lo è in un modo talmente palese e forzato da non risultare proprio credibile, pur con tutte le giustificazioni che si è sempre pronti a dare a questo particolare genere cinematografico.
Il suo personaggio è a tal punto illogico da risultare in contraddizione anche con se stesso; non crede nell’occultismo, ma allo stesso tempo si introduce nella stanza segreta dei Warren, rubando le chiavi, per cercare di evocare lo spirito di suo padre, dimostrando così una certa fiducia nel potenziale successo di questi rituali. Con il suo gesto successivo tuttavia torna spavaldamente a beffarsi del paranormale, infatti la ragazza tocca e maneggia letteralmente tutti gli oggetti della stanza, in barba agli avvertimenti scritti qua e là, fino ad aprire, ovviamente, la teca di Annabelle.Annabelle

L’insensatezza di questo personaggio è veramente eccessiva, paragonabile a quella di certi personaggi appartenenti a pellicole dell’orrore davvero mediocri e scadenti, ma certamente deludente da vedere in un film dell’universo “Conjuring”, che sebbene non ci abbia mai abituato a dei capolavori, se non altro si è quasi sempre saputo distinguere con titoli per lo meno al di sopra della media del genere.

Il modo in cui si innesca la vicenda abbassa irrimediabilmente il livello generale della pellicola, che per il resto non è invece altrettanto maligna.

Il livello di tensione durante il film è buono e, seppure aiutato da diversi jump scare, lo spavento è genuino; sicuramente un punto di forza di questo “Annabelle 3” è la varietà, infatti nella stanza dei Warren coabitano diverse entità maligne, richiamate insieme nel momento in cui si apre la teca di Annabelle, e tutte queste fanno, in un modo o nell’altro, la loro comparsa sullo schermo, uscendo un po’ dal solito schema che vede sempre un singolo spirito maligno da esorcizzare.
Interessante in alcune sequenze l’uso dei colori e delle ombre, un aspetto che in generale è stato spesso valorizzato in questo universo e che nemmeno qui manca; al crescere della tensione in diverse scene cresce il calore dei colori utilizzati, talvolta passando da un colore neutro o freddo a una palette più ricca di tonalità di rosso e arancione, una scelta efficace per variare un po’ dal solito binomio luce/ombra.

Luce e ombra è un po’ anche il binomio che può definire questo “Annabelle 3”, un film che da una parte ripropone alcuni degli aspetti che hanno reso celebre e apprezzato, dal pubblico più che dalla critica, questo universo ma che, dall’altra parte, si abbassa ad usare dei mezzucci che minano non poco l’originalità e la qualità della scrittura. Una vicenda non ben scritta e non ben raccontata che, tuttavia, viene parzialmente sorretta da una buona regia e da una buona fotografia per risultare, in definitiva, in un horror certamente sopra la media ma, tuttavia, molto più al limite della sufficienza rispetto ai capitoli precedenti.

Annabelle 3 di Gary Dauberman | Recensione

Luce e ombra è un po' anche il binomio che può definire questo “Annabelle 3”, un film che da una parte ripropone alcuni degli aspetti che hanno reso celebre e apprezzato, dal pubblico più che dalla critica, questo universo ma che, dall'altra parte, si abbassa ad usare dei mezzucci che minano non poco l'originalità e la qualità della scrittura. Una vicenda non ben scritta e non ben raccontata che, tuttavia, viene parzialmente sorretta da una buona regia e da una buona fotografia per risultare, in definitiva, in un horror certamente sopra la media ma, tuttavia, molto più al limite della sufficienza rispetto ai capitoli precedenti.
6
Mediocre
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